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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 9988 del 1 agosto 2011 (4214) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Ciao Franco
Ciao Franco
È con sgomento e profonda tristezza che, sempre più spesso, mi trovo a dover scrivere di amici musicisti che ci lasciano.
A poco più di un mese dalla scomparsa di Giovanni Rende (un tempo ottimo chitarrista, fratello di Vincenzo Rende, il chitarrista dei Bandido), eccomi qui a ricordare Franco Cellario.
 
Al di là di ogni credo religioso, sono sempre stato convinto che la nostra immortalità risieda nel miracolo dei nostri figli e nelle opere e nei segnali che lasciamo disseminati nel corso della nostra vita.
Franco Cellario, con la sua musica, è stato un chitarrista “simbolo” a Pavia; un caposcuola che verrà sempre ricordato come tale non solo da chi l’ha conosciuto, ma anche da quelli che ne sentono raccontare.
Leader del gruppo dei Peones (storica formazione pavese degli anni '60 che per prima incise un 45 giri per la casa discografica Arlecchino: «Peones Theme/ Domani») emulo di Hank Marvin (il solista degli Shadows), è sempre stato ricordato come il migliore nel campo della musica strumentale.
 
Dotato di ottima tecnica Cellario ha sempre riprodotto in maniera impressionante non solo il suono ma anche il "tocco" di quell'occhialuto chitarrista inglese che ha influenzato con il proprio stile intere generazioni di musicisti.
Negli anni ha sperimentato vari stili e generi, cercando di scrollarsi di dosso il marchio Shadows; ma per quanto lui facesse (con la figlia Elisa si è cimentato, per puro diletto e soddisfazione personale, a rivisitare il vasto repertorio delle colonne sonore di Ennio Morricone, nel 2006 incide un nuovo cd (Pezzisparsi) in cui si cimenta in brani che vanno da Mediterranean Sundance (Al Di Meola) a Let It Be Me di Gilbert Becaud, rivelandosi anche un ottimo interprete vocale. Nel 2007 suona ed arrangia il primo cd di Paolo Zanocco, così come farà per il secondo; nel 2008 incide un nuovo cd: Quando uno suona (e canta) quello che gli pare...e piace) alla fine la gente tornava a chiedergli sì, però adesso…mi fai un brano degli Shadows?”.
 
E lui con un po’ di rabbia, rassegnazione (ma anche un malcelato compiacimento) dimostrava ancora una volta di essere il migliore.
Sempre indaffarato, con voglia di sperimentare, preciso, puntiglioso, pignolo nella ricerca della perfezione anche nei particolari, con quell’aria sorniona e un sorriso che ti faceva sorgere il dubbio che ti stesse prendendo in giro, così me lo voglio ricordare.
 
Ciao Franco!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 01/08/2011 (9988)

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