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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 9893 del 27 giugno 2011 (3993) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Toponomastica delle città lombarde
Toponomastica delle città lombarde
Toponomastica delle città lombarde”: di questo tratta un’interessante pubblicazione, proprio di recente edita da Mursia e curata dallo studioso Andrea Rognoni.
Un libro realizzato grazie alla Regione Lombardia e al Centro Culture Lombarde di Busto Arsizio, fondazione che da tempo si occupa di tradizioni popolari e di lingue e dialetti regionali. Per la verità, il lavoro relativo al significato dei nomi e dei luoghi della nostra regione non è certo originale, ma costituisce un aggiornamento e un approfondimento di precedenti studi.
 
Della provincia di Pavia si è occupato Raffaele Nobile (vogherese, 57 anni), musicista e cantastorie, da sempre attento alla valorizzazione della cultura popolare. Diverse le annotazioni curiose e particolari che si possono estrapolare dal libro; di un certo spessore e per alcuni versi innovativa risulta l’appendice, dalla quale si evince una precisa teoria: i nomi dei nostri luoghi hanno radici antichissime, addirittura di tipo indo/europeo. Sarebbero cioè le lingue celtiche di origine indo/europea, però quelle originarie dell’Europa orientale e centrale, a costituire la base linguistica di molti toponimi lombardi; esisterebbe quindi una maggiore corrispondenza con le lingue celtiche dell’est europeo rispetto a quelle originarie del nord/ovest. Una teoria che, se pur non accettata da tutti gli studiosi del settore, risulta piuttosto intrigante e merita dunque ulteriori approfondimenti.
 
Per quanto riguarda la provincia di Pavia” – sottolinea Nobile – “abbiamo innanzi tutto operato un inquadramento di carattere storico per poi raggruppare i diversi nomi, adottando un criterio non solo geografico, bensì analitico, secondo i vari filoni di provenienza”.
Nel nostro territorio, i nomi più arcaici derivano dalle popolazioni dei Liguri, che affondano le radici in un Nord Italia pre/romano e pre/celtico: ad esempio, i nomi che finiscono in “asco”, come Godiasco, oppure il Penice, che deriva chiaramente dal dio Pen dei Liguri.
 
Poi ci sono i nomi di origine celtica: ad esempio, Varzi (che vuol dire “varco”), Broni (che deriva dagli “Ambrones”); e ancora Cozzo, dalle Alpi Cozie, e Mortara, il cui significato originale è “palude”. Né si possono dimenticare i nomi che iniziano con la radice “car” (che significa “pietra”): come la località di cascina Carosio, vicino a Zeme.
 
Molti nomi” – aggiunge Nobile – “sono stati, per così dire, latinizzati: è ben noto, infatti, come la civiltà romana abbia spesso ricoperto tutto quanto con il proprio mantello, come una sorta di lenzuolo culturale”.
 
In provincia di Pavia, sono molti anche i nomi di origine longobardo/germanica: ad esempio, quelli che iniziano con “borgo”, come Borgo Priolo e Borgo San Siro; anche Golferenzo e Volpara (da “wulf”, cioè lupo) così come Vidigulfo; e pure Siccomario è di origine longobarda.
Inoltre, c’è il filone dei nomi di origine prettamente latina, che presenta dei sotto/filoni: quello, predominante, di derivazione geografica e quello relativo ai nomi personali. Si pensi, ad esempio, a Bagnaria (“balnearia”), a Bressana Bottarone (il canale “Botaria”), a Casei (“casupole”), a Cervesina (che deriva da “salicinus”, cioè dal salice), alla Val Versa (da “versicula”, che vuol dire “sinuoso”) e ai nomi delle località che cominciano con “Monte”.
 
La derivazione geografica dei nomi, a partire dalla loro descrizione” – osserva ancora lo stesso Nobile – “risulta spesso prevalente. Pensiamo a Miradolo, per esempio, che deriva dal latino molendolum: il mulino. Ma, talvolta, nella genesi dei nomi è importante la derivazione dalle persone, dalle famiglie”.
 
La storia racconta che nel 19 a.C. fu realizzata la cosiddetta “centuriazione”: i romani, cioè, avevano assegnato dei fondi che prendevano il nome dagli assegnatari: si spiega così l’origine, ad esempio, di Albuzzano (“Albucius”), Camporinaldo, Bascapé, Giussago, Lardirago (“fundus lardarius”), Siziano, Marcignago, Cilavegna, Ottobiano e tanti altri.
 
C’è infine una serie di nomi che lo stesso autore definisce “post/latini”, mutati nel tempo a seguito di vicende storiche o vari avvenimenti: Casatisma, Casa Perotti, Costa de’ Nobili, Torrazza Coste.
La toponomastica” – conclude Raffaele Nobile – “riguarda da vicino la conoscenza e la storia dei luoghi: talvolta rappresenta un vero e proprio enigma, una specie di suggestione che aiuta a capire meglio la realtà che ci circonda”.
 
 Informazioni 
 

Comunicato Stampa

Pavia, 27/06/2011 (9893)




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