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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 982 del 14 aprile 2003 (2308) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
L'acchiappasogni
L'acchiappasogni

Titoli di testa fatti della materia ''di cui sono fatti i sogni'': bianco e nero freddo, blu ghiaccio, neve, aghi di pino e burroni le immagini all'inizio sono normali, solo un pò macro, poi si distorcono e alla fine si confondono tutte in una pianura con tanti pini neri sparsi in su di un tappeto di neve, la soggettiva di occhi alieni sul pianeta terra? Un nuovo incipit alla Blade Runner?

Arrivano i protagonisti: quattro amici ex adolescenti (Stand by me?) coraggiosi cui il caso farà un dono un pò particolare, una premessa lunga e che all'inizio sembra irrisolta, le loro storie oggi in città, tutti, o quasi, col proprio bel lavoretto: lo psichiatra, il commerciante d'automobili, il professore di college... poi il colpo di scena, l'incidente e, sei mesi dopo la vacanza alla solita baita (La casa?) e la strada nel bosco, vista dall'alto e con la macchina che corre è quella dei titoli di testa di Shining, ma quanto meno efficace qui!

Alcune scene notevoli all'arrivo del primo contagiato alla casetta in mezzo alla foresta con gli animali che abbandonano la zona e si scaraventano dalla parte opposta rispetto all'invasione: tensione palpabile, il sangue e la muffa porpora, un mostro che sembra ET ma versione malvagia (però si mostra così solo perché così lo vogliamo vedere) e soprattutto la sequenza della ''defecatio monstrì'', geniale il far coincidere l'invasore come un ''ospiti'' che si rivela attraverso i rumori ''meno nobili'' del nostro corpo (ma non era così già in Alien, Ridley Scott, 1979?!? E la novità qui dov'è, che escano dal di dietro piuttosto che dal petto? Ma d'altronde lo spettatore attento aveva già notato che Jonses dice al suo amico quanto l'uomo al suo ingresso avesse il petto gonfio ed ora, dopo che l'hanno messo a letto il gonfiore è passato al ventre, da Alien a L'acchiappasogni allora...) poi gli elicotteri, i corpi speciali (i Blue Man anziché Men In Black: più realistici, meno simpatici, davvero spietati: meglio ucciderne uno in più che uno in meno) ancora qualche sorpresa nella rappresentazione della mente di Jonses, uno dei quattro, come un polveroso archivio alla Brazil con tante casse e corridoi circolari come le circonvoluzioni di un cervello, interessante come a Jonses (ma non si chiamava così anche il gatto della Nostromo nel primo Alien? E non era colui che si sospetta portatore dell'alien sulla capsula d'emergenza con Ripley in viaggio verso la terra?) dal momento del ''possesso'' da parte dell'alieno Mr. Grey, tocchi anche fisicamente ''stare alla finestra'' lasciando che il visitor faccia del suo involucro quanto gli piace

Ancora citazioni nella lebbra rossa che la gente, al campo profughi, chiama proprio ''Ripley'' (come in Alien si aggiunge nel film... ma ci trattano proprio come dei bambini allora?) ma al di là di citazione e metafora il film perde completamente il suo appeal dall'inizio della seconda metà in poi gli effettacci (speciali?) si sprecano, il gioco al massacro prosegue, sangue e liquidi corporali vari invadono lo schermo film per palati forti? film per chi è di bocca buona direi! l'approfondimento psicologico latita e l'intenerimento finale è molto politically correct con il ''diverso'' che assume importanza in quanto ''altro alieno'' che combatte e si annulla per salvare l'intero genere umano (quel genere che lo aveva messo alla berlina, e voleva fargli mangiare ''merda di cane'', tra l'altro quando era piccolo) un alieno-cristologico allora, che si autoimmola per il bene del mondo ma per salvare gente come noi avrà fatto davvero bene?!

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 14/04/2003 (982)

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