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Pagina inziale » Università » Articolo n. 9784 del 20 maggio 2011 (2273) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
L'uomo rotto, l'uomo di denari
L'uomo rotto, l'uomo di denari
«Io amo l’uomo rotto; a quest’uomo mi sono sempre dedicato e ora so che esiste anche il malato di denaro, l’uomo di denari».
 
Al Collegio Nuovo sarà protagonista la sera di martedì Vittorino Andreoli, uno dei massimi neurologi e psichiatri italiani celebre per la sua notevole capacità di divulgazione unita pure a una sensibilità letteraria, come testimoniato dalla sua ricca e variegata bibliografia. Dai saggi La vita digitale e L’uomo di vetro all’opera narrativa Requiem, dalle Lettere al futuro, volume che raccoglie la famosa serie delle “Lettere” per costruire un alfabeto delle relazioni, si arriva al recentissimo Il denaro in testa, che nel titolo riecheggia significativamente il suo La testa piena di droga.
 
Il denaro, nella sua presenza e nella sua assenza, sia come mezzo sia come simbolo, è fattore scatenante di una patologia del singolo, di cui si occupa lo psichiatra. Tuttavia, attraverso il rapporto privilegiato con molti singoli, Andreoli rintraccia una patologia collettiva e giunge a domandarsi «se non si debba istituire anche una psichiatria dell’economia o almeno della finanza».
 
L’uomo non merita di diventare un salvadanaio che si può rompere facilmente, come denunciano alcune cifre impressionanti: per le pratiche di successione si è arrivati al 75% di cause legali e l’80% dei discorsi in famiglia è legato in maniera più o meno esplicita al denaro. Al di là delle cifre, è esperienza quotidiana come il “soldo” entri in ogni aspetto della vita: come riconoscimento sociale e professionale, mezzo di sostentamento ma anche di corruzione, veicolo per la conquista del benessere, dispiegato pure nella rincorsa a una bellezza esteriore codificata nella fissità di un’intramontabile giovinezza.
 
Con la dolorosa partecipazione all’“uomo rotto” che contraddistingue ogni pagina del volume, anche quelle più dure nei confronti dei mala tempora contemporanei, Andreoli arriva a mettere spesso in campo se stesso: vuoi per l’acquisto compulsivo di una batteria di camicie a un prezzo falsamente conveniente o per il geloso attaccamento a una penna stilografica mai usata, come pure nella gestione di una cassaforte che entra curiosamente in gioco nel suo rapporto con il pluriomicida Donato Bilancia.
 
C’è un altro luogo, sempre personale, dove Andreoli riflette sul denaro; ripensando alla sua esperienza di collegiale a Padova scrive: «Il “Don Mazza” è stato, per me e per molti altri, un luogo della sfida: eravamo poveri. Sapeste con quale entusiasmo oggi uso questa parola, perché so quanto povera sia la ricchezza. Era una povertà che si doveva sfidare. Per molti di noi l’Università era una follia: per molti di noi arrivarci per poter ottenere una laurea era una piccola rivoluzione nella propria storia familiare. Il Collegio è importante perché ci ha permesso di entrare nel gioco della sfida sociale […] Il Collegio ci aiutava, ci era necessario, spingeva ciascuno di noi, persone non abbienti, desiderose di mostrare che l’uomo esiste al di fuori dei simboli della ricchezza e della povertà».
 
 Informazioni 
Dove: Collegio Nuovo, via Abbiategrasso, 404 - Pavia
Quando: martedì 24 maggio 2011, ore 18.00
 

Comunicato Stampa

Pavia, 20/05/2011 (9784)




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