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Pagina inziale » Università » Articolo n. 975 del 11 aprile 2003 (3734) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Professoressa Fiona
Professoressa Fiona

Si è aperta con un boato di entusiasmo la carriera da insegnante di Fiona May.
La campionessa del mondo di salto in lungo, da ottobre tesserata per la Libertas Cento Torri Pavia, giovedì ha tenuto la sua prima lezione universitaria al Corso di Laurea in Scienze Motorie dell'ateneo pavese.

Oltre 200 gli studenti che hanno applaudito l'entrata in aula di Fiona e che per due ore l'hanno ascoltata parlare di tecnica di salto in lungo, di esperienze di gara, di approccio mentale alle competizioni. Ed è stato proprio quest'ultimo argomento a catalizzare l'interesse degli studenti.

La "pantera della pedana" è sembrata a proprio agio anche dietro la cattedra, salvo poi alzarsi per passeggiare avanti e indietro gesticolando freneticamente come spesso l'abbiamo vista fare durante le competizioni.
Ma dopo aver simulato stacchi, rincorsi, balzi, esercizi per i piedi, Fiona svela una piccola, grande verità: "La forza di un atleta è per il 95% una questione mentale. Io divido gli atleti in due categorie, i cagasotto e quelli con le palle. I primi sono quelli che in allenamento fanno i numeri ma poi in gara non riescono a rendere, quelli con le palle invece rispondono sempre presente alle gare che contano".

"Il mio segreto? Il training autogeno, che pratico ogni giorno per caricarmi positivamente e che mi è stato di grande aiuto in momenti particolari della mia vita da atleta".
Fiona si siede sulla cattedra e con i ricordi torna a Siviglia '99, quando perse la medaglia iridata e scoppiò in lacrime davanti a tutto il mondo: "Da quel momento ho attraversato due anni di incubi. Ma incubi veri, durante i quali mi svegliavo sudata e spaventata. Avevo paura e sognavo di entrare nello stadio tra i fischi. Il mio incubo ricorrente nascondeva il timore di dover arrivare sempre seconda. Dieci anni di pressioni mi avevano tagliato le gambe, mentalmente ero stanca e delusa, stavo entrando in un tunnel e nemmeno mio marito mi riconosceva come la Fiona di un tempo".

Poi la reazione: "Ho capito che dovevo fare qualcosa e ho puntato tutto sulla concentrazione. Ogni giorno mi ripetevo: sono la campionessa del mondo, sono la numero 1. Intanto mio marito, che mi sentiva borbottare, si domandava se stavo impazzendo...".
Fiona si scioglie raccontando le emozioni e i ragazzi la seguono in religioso silenzio: "A Edmonton c'è stata finalmente la svolta, ma io continuo a concentrarmi quotidianamente e vivo i miei allenamenti e le mie gare come se stessi in un film. Un film in cui la protagonista sta affrontando una gara importantissima per vincere la medaglia d'oro. Ovviamente la protagonista di quel film sono io...".

Dopo un applauso sincero, l'argomento torna ad essere serio e riguarda il tarlo del sport odierno, il doping. A riguardo Fiona è chiara: "Se tra voi c'è qualche aspirante atleta mi raccomando, non prendete una strada destinata a rovinarvi la vita. Ho due esempi lampanti di atlete che hanno fatto uso di doping: una a 30 anni è stata costretta ad operarsi e non potrà avere figli, l'altra purtroppo è morta lasciando dei record che non verranno mai più battuti. Voi potete credermi oppure no, ma io sono pulita. Due mesi dopo aver dichiarato che volevo un bambino sono rimasta incinta e questo significa che sono una persona sana".

Il rientro in pedana dopo la pausa per la maternità è imminente, la May farà il suo ritorno alle gare domenica 4 maggio, in occasione del meeting organizzato dalla Libertas Cento Torri a Pavia per l'inaugurazione del ristrutturato campo Coni.
"Sarà un test importante dopo 18 mesi di assenza dalla pedana. Sono contenta di farlo a Pavia che è la mia nuova città e insieme a una società che mi sta dando quello che cercavo: la serenità per allenarmi tranquillamente".

Il pensiero vola poi agli appuntamenti agonisticamente più importanti e quindi ai Mondiali di Parigi: "Quest'anno sarà dura, molto dura. Ma io ce la metterò tutta". Poi le Olimpiadi del 2004: "Voglio vincere quella maledetta medaglia d'oro per tornare a casa con un sorriso da qui a qui" dice indicando prima un orecchio e poi l'altro. Dopo Atene 2004 ci sarà l'addio all'atletica? "Non so. Non lo so..." ma lo sguardo e la determinazione sono quelli di una campionessa che ha ancora tanta voglia di esprimere e dare. Dentro e fuori la pista.

 
 Informazioni 
 
 
Pavia, 11/04/2003 (975)

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