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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 9693 del 22 aprile 2011 (2168) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Limitless: e SP011 Extra è “senza limiti” a Pavia!
Limitless: e SP011 Extra è “senza limiti” a Pavia!
Eravamo davvero a Pavia ieri sera? Al Corallo Ritz alle nove di sera partiva Sguardi Puri011 Extra e Andrea Bellavita, critico cinematografico e opinionista di “TV Talk” su RAI3 ogni sabato pomeriggio, si intratteneva con i più di cento e venti spettatori presenti alla proiezione di The Social Network raccontando a tutti noi perché l’ultimo di Fincher è davvero un gran film e contemporaneamente di sopra, nella saletta del Ritz almeno una ventina di spettatori avevano scelto di vedere Limitless di Neil Burger, un film strano, sicuramente non brutto e tra l’altro con Bradley Cooper, Robert De Niro e Abbie Cornish nel cast. Ed eravamo di giovedì, non dimentichiamolo, una sera in cui di solito le sale rimangono chiuse perché il pubblico che le frequenta normalmente non c’è.
 
Ecco, secondo me questo è un segno. E un bel segno. Il segno di una rinascita vera, autentica. Il segno che ci piace ancora uscire di casa e vedere un buon film insieme a facce amiche, oppure ad assoluti sconosciuti, ma che, ne siamo sicuri, faranno da cassa di risonanza alla nostra visione. Ed è così che la penso davvero.
Ritengo che questa città meriti delle opportunità. La gente che ci vive, ognuno di noi possa scegliere tra un concerto, una conferenza, un film culturale ed uno di grande spettacolo, una birra con gli amici od una tisana, un gelato oppure una pizza, ma senza andare per forza a Milano o al più vicino spersonalizzato e spersonalizzante non luogo/centro commerciale.
Eppoi ogni sera, senza eccezione ogni benedetta sera.
 
Poi posso decidere di essere stanco, intendiamoci. E rimanere a casa a leggere un libro o magari ascoltare un po’ di musica. Ma intanto questa possibilità devo averla, conservarla, battermi per non perderla.
 
Ecco allora che la storia di Eddie Morra, scrittore in crisi depressiva, incapace di cominciare il primo romanzo, che pure gli è stato commissionato, può diventare metafora di ciascuno di noi. Possiamo commiserarci, possiamo incrementare, con la nostra autoindulgenza, il nostro lento ma continuo decadere, possiamo decidere che oramai non c’è più nulla da fare. Che è una partita persa. Oppure possiamo scrollarci di dosso questa apatia, questa sensazione di aver già perduto in partenza e, con un colpo di reni, possiamo dire di no. Che a questo gioco noi non ci stiamo. Che Pavia come dormitorio di lusso (?!) di Milano non ci attira. Che la gente qui è ancora viva, sveglia, mentalmente agile, e con tanta voglia di stare insieme.
 
Che Pavia insomma può tornare ad essere, come Uppsala in Svezia, una “precious periphery”. Un luogo forse appartato ma dove l’intelligenza ancora alligna pervicace ed attiva.
E magari perché non dimostrarlo anche a Gabriele Vacis che verrà a trovarci giovedì 28 aprile alle 9 di sera a Santa Maria Gualtieri per presentarci Uno scampolo di paradiso, il suo film evento speciale al Festival di Torino?
 
Settimo Torinese. Un anziano geometra racconta le “villette” dei primi immigrati dal Veneto e i palazzoni di chi veniva dal Sud negli anni ‘60 con la valigia di cartone. Il vecchio parroco, le trasformazioni della città, le speranze di chi non si arrende anche di fronte a un mondo che non riconosce più. Tutto produce Storia e storie. Tutti i suoi amici, nel film, chiedono a Gabriele sempre la stessa cosa: “Ma chi te lo fa fare di vivere in questa periferia?”. Il tormentone però per Vacis si ritorce contro chi gli pone questa retorica quanto ingenua domanda. Ma chi l’ha detto che le storie, i personaggi interessanti, le cose da dire, da fare, da pensare stiano sempre e soltanto “in centro”? E in centro poi rispetto a chi, a cosa? Il suo film da questo punto di vista è proprio illuminante.
 
Il problema ce lo siamo posti tutti. E ciascuno di noi ha risposto a modo suo.
Ma che ci stai a fare appàvia (accento rigorosamente sulla seconda a)?” mi chiedeva il regista napoletano Antonio Capuano, che avevo invitato qui qualche anno fa per presentare i suoi ultimi due film.
I ruoli di centro e periferia si sono molto sfumati negli ultimi tempi. E ognuno di noi ha deciso, ha scelto, ha preso posizione.
C’è chi lavorativamente non potrebbe stare che a Milano, o in una grande città, ma poi preferisce venire a dormire a Pavia. C’è chi, stanco di viaggiare ha trovato nella metropoli il suo posto, anche di notte. E ancora c'è chi nel viaggio, nel movimento continuo, su treni, auto, aerei e traghetti (ma anche in Vespa) riesce ancora a cercare (trovare suona troppo esaustivo) la sua vera dimensione. Tra un festival a Berlino, una lezione a Catania, una puntata per una presentazione in Svezia, una squisita cena a Bari ed un convegno a Brera c’è chi decide di non scegliere e, finché ci riesce, prova a fare (di) tutto. Vi sentireste di condannarlo per questo? Vitale.
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 22/04/2011 (9693)

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