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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 9634 del 5 aprile 2011 (9046) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
I bambini di Tucsuma
I bambini di Tucsuma
Due soli fuochi costituiscono la cucina nella quale due sole suore riescono a preparare 150 pasti al giorno. Una sola volta al giorno, perché per due non ci sono soldi a sufficienza… E allora il nostro Siro Marco Forlani, fotografo e viaggiatore pavese dall’animo nobile e dal cuore generoso, ci riprova e propone, per la sesta volta, una mostra fotografica a scopo benefico, questa volta per costruire una vera cucina, un forno per cuocere il pane e il dormitorio per le bambine in questa missione sotto i cieli delle Ande.
 
Da sabato prossimo, nella Sala Grande della Parrocchia di San Lanfranco, sarà allestita l’esposizione dei suoi 100 scatti che ritraggono, appunto, “I bambini di Tucsuma” e raccontano le vite di Adriana, Nieves, Neida, Margarita, Julia, Leonardo, Ricardo, Benjamin, ... segnate come le loro guance bruciate dal sole e screpolate dai venti e i loro piedi graffiati dentro sandali con la suola sottile come cartone, scritte nei loro occhi color carbone e nei loro sorrisi discreti, che lasciano trasparire la loro curiosità e la loro voglia di carezze, che una diffidenza innata proibisce loro di chiedere…
 
Nel marzo del 2006, su richiesta di padre Luciano Tengattini – sacerdote della Diocesi di Bergamo, missionario nella parrocchia di Arque, Diocesi di Cochabamba – le Suore Domenicane del S.S. Rosario di Melegnano accettarono di essere presenti – con suor Angela Perino e suor Giovanna Colombo – in una missione della Bolivia, a Tucsuma, un villaggio di poche famiglie attorniato da 23 comunità di campesinos, distribuite sugli Altipiani Centrali delle Ande Boliviane dai 3.800 ai 4.200 metri s.l.m..
Qui c’è una scuola statale frequentata da bambini e ragazzi, dai 6 ai 20 anni, che, ogni giorno, per seguire le lezioni, percorrevano tratti di 2, 3, 4 ma anche 6 ore di cammino e rientravano nelle proprie case/capanne alla sera, ripercorrendo lo stesso sentiero. Per evitare gli estenuanti trasferimenti, la Diocesi di Cochabamba, con l’aiuto di quella di Bergamo, aveva provveduto a creare alcuni Internadi per l’accoglienza dei ragazzi più lontani.
 
Suor Angela e suor Giovanna, vivendo inizialmente nella chiesetta del villaggio, sono riuscite, con gli aiuti della Provvidenza, a realizzare, oltre una casa confortevole per loro, a rifare il dormitorio dei maschi più grandi e il refettorio, che è anche il luogo delle varie iniziative e del doposcuola, garantendo una miglior qualità di vita dell’Internado e offrendo alloggio e vitto completo, dal lunedì al venerdì, a 150 bambini e ragazzi… Tutto è nelle loro mani: dalla formazione alle cure infermieristiche, dall’assistenza familiare alla catechesi.
 
Il signor Forlani e sua moglie hanno visitato e vissuto in questa missione durante lo scorso mese di agosto: “È difficile respirare a 4.000 metri, ogni movimento, ogni sforzo è fatica. Da maggio a ottobre, durante l’inverno boliviano – la stagione secca – il termometro segna 18/20° il primo pomeriggio, 4° la sera e tocca i -5/-10 la notte. Nelle case non c’è alcun sistema di riscaldamento, i bambini dormono in un unico letto accomunati in un abbraccio per mitigare il freddo che le poche coperte non possono riparare: Radio Andina ha informato che, lo scorso inverno, 20 bambini delle comunità sparse sugli Altipiani Centrali sono morti a causa del freddo. Anche nella casa delle suore non c’è alcuna forma di riscaldamento: la legna ricavata dai pochi alberi di eucalipto serve per cucinare.
Da novembre a aprile – la stagione estiva – il clima non è più clemente che in inverno. Piove tanto e spesso, le strade diventano toboga di fango, i collegamenti con la città di Cochabamba molto difficili se non impossibili, l’umidità penetra ovunque “te la senti dentro” senza riuscire a scaldarti, i malanni legati a questo clima contribuiscono a rendere più difficile la sopravvivenza delle persone più deboli.
A Tucsuma non esiste un luogo di aggregazione, non un bar, c’è una piccola sudicia tienda (bottega) con pochi generi di prima necessità. Le persone lavorano i campi strappando lembi di terra alla montagna, coltivano soprattutto patate, un po’ di grano, allevano pecore e capre, gli uomini lavorano saltuariamente in miniera, davvero una vita dura sempre al limite della sopravvivenza.
Nella nostra permanenza lassù abbiamo visto condizioni di vita e situazioni inimmaginabili ma abbiamo conosciuto persone straordinarie… I bisogni, le necessità di quei campesinos sono infiniti, qualunque farmaco, l’assistenza ospedaliera, è a carico dell’ammalato, ma quelle persone non hanno soldi e quindi bussano alla porta della missione e le nostre suore non dicono mai di no”.
 
Gli alimenti necessari al funzionamento dell’Internado sono stati assicurati dal Governo fino a dicembre 2010, chiusura dell’anno scolastico. A gennaio 2011, alla riapertura della scuola, il Governo ha comunicato la sospensione delle forniture alimentari e di prima necessità per tutti gli Internadi della regione. La conseguenza è che le suore non hanno i mezzi finanziari per l’acquisto degli alimenti, il cui costo è raddoppiato in pochi mesi, e i ragazzi sono tornati a vivere nel campo, pascolando i loro greggi, solo i più grandi riescono a sopportare i viaggi per andare e tornare da scuola…
Suor Angela e suor Giovanna hanno avuto il coraggio di riaprire l’Internado dando per alcune settimane solo il pranzo, in seguito, fidandosi della Provvidenza, hanno riaperto l’Internado. Ci conforta e ci incoraggia la Parola di Dio: “Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42).
 
 Informazioni 
Dove: Sala Grande della Basilica di San Lanfranco, via S. Lanfranco, 4 - Pavia
Quando: da sabato 9 (inaugurazione ore 15.30) a domenica 17 aprile 2011, lun. - ven.:14.30-19.00, sab. e dom.: 10.00-13.00 / 14.30-19.00
Ingresso: libero, ma ogni donazione sarà gradita e devoluta alle Suore Domenicane del S.S. Rosario per il mantenimento della missione di Tucsuma.
 

Sara Pezzati

Pavia, 05/04/2011 (9634)

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