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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 9526 del 4 marzo 2011 (2172) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il paesaggio dei gesti
La locandina dell'iniziativa
Il paesaggio dei gesti è il titolo della mostra multimediale etnografica che verrà inaugurata sabato a Stradella.
 
Il paesaggio dei gesti è estraneo alla chiarezza tracciata dallo sguardo, seppur appassionato o curioso, di un osservatore di passaggio che cerca di appropriarsi di ciò che sta “là fuori” con un’immagine fotografica, riportandolo in qualche modo a sé.
Le foto dei gesti conducono, per chi intende abbandonare per un attimo la dimensione puramente individuale, in un viaggio intimo e condiviso all’interno del paesaggio rurale. Tutt’altro che generico, questo paesaggio ha preso forma in una porzione d’Oltrepò, attraverso il tempo lento e innovativo dell’apprendimento generazionale, incrociandosi con abitudini culinarie, di socialità, di estetiche e ritualità condivise.
 
Il paesaggio rurale incarna il gesto: è espressione visiva delle regole di reciprocità tra ambiente e ambizioni umane; è sempre il frutto di relazioni, più o meno etiche, di uomini e donne di diverse generazioni con il microcontesto ecologico in cui operano. In questo senso si può dire che il paesaggio è la proiezione dell’ambiente del nostro vivere.

Le immagini presentate non si rifanno ad un gesto qualsiasi, ma cercano di seguire alcune modalità di produzione contadina che si distanziano dai gesti che caratterizzano i processi di tipo industriale. La scelta non è stata dettata dalla convinzione di una loro maggiore “autenticità” o radicamento all’interno del contesto locale.
Nel gesto contadino però possiamo cogliere alcune “regole” che si fanno “sguardo sul paesaggio”; i gesti non possono essere standardizzati, ripetuti uguali a se stessi, secondo un’ortodossia che li precede e determina.
Nell’atto del fare secondo “un mestiere”, lo sguardo abile dal dettaglio si amplia a ciò che lo circonda per “farsi appropriato” al contesto e diventarne parte attiva. Mai neutro rispetto allo spazio e tempo in cui viene praticato, il fare contadino cerca di assicurarsi la rinnovabilità e l’autocontrollo delle risorse produttive di cui si fa responsabile. Lo sguardo, per essere “abile”, deve essere educato, farsi attento al particolare nell’insieme e responsabile delle condizioni del suo riprodursi.
 
Quattro i percorsi visivi (miele, salame, vino, formaggio) attraverso i gesti e i saperi della produzione artigianale in Oltrepò.
 
I gesti artigiani prendono forma in un paesaggio che non è mai inerte, ma che esige di essere assecondato. Chi li compie non si sente mai “signore in casa propria”, indifferente alle numerose variabili ambientali che, piuttosto, rendono i gesti vulnerabili e modesti. Saper fare un salame o un formaggio a partire dalla cura quotidiana delle bestie, una bottiglia di vino dai numerosi gesti stagionali di fronte ad ogni singola vite, il miele dalla fioritura della pianta, implica una relazione attenta con l’ambiente circostante.
S’impara a riconoscere i segni dello scorrere delle stagioni, dell’influsso della luna, degli effetti dei gesti precedenti e della competizione sulle risorse. In questo senso si tratta di una relazione generazionale con il paesaggio: attraverso le pratiche s’incorporano saperi taciti e stili di vita.
 
Nelle relazioni di apprendistato l’artigiano abile è spesso riconosciuto come “l’artista”, il risultato dei suoi gesti come “opere d’arte”. Come possono la potatura di una vite, la smielatura di un’arnia, la spazzolatura del salame o la bollitura del siero diventare atti artistici?
L’arte sembra assumere il senso forte della padronanza pratica che può cedere all’inflessione personale senza cadere nell’atto puramente narcisistico.
Il gesto guidato dall’esperienza è fragile e deciso al tempo stesso. L’“artista” conosce “a menadito” la pratica che ha ormai incorporato ma la sua messa in atto richiede un’attiva e continua interpretazione. Non “strafà”, ma piuttosto il suo intervento s’indirizza oltre il ciclo annuale di produzione per rendersi modesto di fronte all’eventualità di esaurimento delle risorse nel lungo periodo. Ogni dettaglio, sempre pensato nella relazione e mai solo a se stesso, trova il posto appropriato nell’insieme.
Il riferimento all’arte può far intuire come ci sia un codice estetico e morale condiviso da chi pratica un mestiere artigianale e non sempre facilmente riconoscibile da chi gli rimane estraneo.
 
 Informazioni 
Quando: da sabato 12 (inaugurazione ore 10.30) sabato 26 marzo 2011; martedì: 10.00-12.30, giovedì: 16.00-18.00, sabato 10.00-12.30 / 16.00-18.00, domenica 10.00-12.30
Dove: Teatro Sociale, vicolo Faravelli - Stradella
Per informazioni: tel. 0385/49264 o 0385/246569
 
 
Pavia, 04/03/2011 (9526)




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