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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 938 del 28 marzo 2003 (1674) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Godard-Rabbia - Il Concerto
Godard-Rabbia - Il Concerto

Meglio di così non poteva terminare la Rassegna Dialoghi: Jazz per Due, curata da Roberto Valentino per conto del Settore Cultura del Comune di Pavia.

Giovedì 27 marzo, a Santa Maria Gualtieri, l'ultimo concerto di questa V^ edizione ha avuto come protagonisti Michel Godard (tuba, serpent) e Michele Rabbia (batteria, percussioni).

So di non essere un esperto del settore, ma per me (almeno come musicista) questo è stato il concerto più bello, senza ovviamente togliere nulla alle esibizioni precedenti.

Alcuni profondi conoscitori del settore lo hanno trovato molto bello ma continuano a considerare il concerto di Sclavis-Dani quello più interessante.

Io devo dire che, benchè riconosca gli eclatanti meriti artistici di Sclavis, non posso affermare che mi abbia regalato le stesse sensazioni ed emozioni di questo concerto.

Godard non avrà forse la profondità di ricerca innovativa di Sclavis ma possiede un'anima grande come la chiesa che l'ospitava Giovedì sera e la trasmette con il suo strumento.

Michele Rabbia

Più facile il paragone tra Dani e Rabbia (che, tra l'altro, appartengono alla stessa generazione e corrente di batteristi; i due migliori italiani del momento): quest'ultimo, pur possedendo lo stesso spirito di ricerca evolutiva sonora, la sperimentazione rumoristica come alternativa all'uso tradizionale della batteria, è dotato di un senso ritmico molto spiccato e di una fantasia sfrenata. Molto bello l'uso dei piatti, così come dei mille "aggeggi" di cui si contorna; ma ancor più particolare è l'uso del proprio corpo come fonte sonora: i piedi pestati sul pavimento, le guancie schiaffeggiate e la bocca come camera di amplificazione e risonanza tonale.

I due iniziano il concerto entrano dal fondo della sala, uno con il basso-tuba e l'altro con una campana sfregata, per poi raggiungere il palco e continuare la loro esibizione.

I brani sono tutti improvvisati e, benchè la tensione della ricerca di una strada comune sia al massimo, ci sono sempre momenti "distesi" alternati a ritmiche incalzanti.

Michel Godard

Godard imbraccia anche quell'incredibile strumento che è il Sepent (strumento della famiglia dei corni, così chiamato per la sua curiosissima forma che ricorda -appunto- quella di un serpente) e Rabbia suona tutto quello che ha a disposizione, compresi dei giocattoli e dei richiami per uccelli.

C'è un brano, particolarmente riuscito, in cui il ritmo iniziale è dato da una serie di metronomi disposti qua e là sul palco. Rabbia suona una sega da falegname con l'archetto.

L'ultimo brano del concerto è una citazione di My Heart Belongs to Daddy (di Cole Porter).

Segue un Bis (a grandissima richiesta) che è l'elaborazione di un vecchio canto anarchico eseguito con il Serpent, mentre Rabbia l'accompagna suonando dei legni con due ferri da calza.

Bello, divertente ed emozionante. Cosa potete pretendere di più da un concerto?

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 28/03/2003 (938)

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