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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 9246 del 18 novembre 2010 (2537) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il papà di Carlotta
Il papà di Carlotta
Il papà di Carlotta” – ultimo libro solo per ora, speriamo, della collana I Racconti di Saviasà -  scritto come sempre a più mani e ricco di illustrazioni che i piccoli lettori possono colorare rendendo “unica” la propria copia, affronta un tema davvero importante e forse insolito per una fiaba rivolta ai ragazzi: quella della donazione del sangue.
Non a caso infatti la piccola pubblicazione è introdotta dalle parole della presidente Avis Comunale Pavia, Isa Cimolini, che spiega quanto sia importante “diffondere il messaggio di quanto sia necessario ed indispensabile il gesto volontario, anonimo e gratuito dei donatori di sangue”.
 
Protagonisti del racconto due famiglie che abitano al 312mo piano dell’ormai noto grattacielo di CittàPaletta, i Litigini ed i Rissosetti, che, pur essendo strettamente imparentate, non riescono ad andare d’accordo, perfino i due animali di casa, ovviamente un cane ed un gatto,  ci mettono del loro e sono motivo di continue discussioni; le uniche ad andare d’amore e d’accordo sono le due cuginette, Carlotta e Martina, spettatrici impotenti davanti ai comportamenti immaturi dei genitori.
Un giorno, a seguito di una brutta caduta di Martina giù per le scale, si rese necessario un ricovero in ospedale, dove i medici comunicarono che era urgente operare la piccola e che c’era bisogno di sangue del gruppo Zero negativo, visto che le scorte dell’ospedale non erano sufficienti. Carlotta spaventata e preoccupata per la cuginetta si ricordò allora che a scuola avevano spiegato di quanto fosse importante il sangue per la vita degli uomini e di quante persone generose lo donavano per aiutare gli altri, ed essendo dello stesso gruppo sanguineo, si offrì subito di donarlo all’amichetta. Ma si è donatori solo dopo i 18 anni, pertanto la generosa offerta non poteva essere accettata, fortunatamente il papà di Carlotta, nonché zio di Martina, aveva il gruppo O negativo e si offrì di donare il sangue al posto della figlia; fu così che Martina fu operata e dopo pochi giorni fece ritorno a casa dove battibecchi, litigi, bronci avevano lasciato il posto a sorrisi, gesti affettuosi , rapporti di buon vicinato tra le due famiglie.
 
In mezzo alla narrazione sono sapientemente inserite diverse utili informazioni (anche per gli adulti …) che spiegano in maniera semplice e chiara i quattro gruppi sanguigni che a seconda della presenza della proteina antigenica A e B vengono classificati in gruppo O (senza proteina A o B), gruppo A, gruppo B e gruppo AB (con entrambi le proteine), dell’importanza del fattore Rh, proteina che classifica i gruppi sanguigni con Rh positivo e quelli con Rh negativo, determinante per sapere a chi si può donare e da chi si può ricevere introducendo il concetto di “ricettore universale” e quello di “donatore universale”.
 
Una grande occasione – conclude Isa Cimolini -  un’opportunità per gettare “semi di solidarietà” e per promuovere l’alto valore del dono del sangue, che è dono di sé, fra i bambini nella scuola e nelle famiglie. E’ un investimento nel tempo e nel futuro , per contribuire a far nascere una cultura della responsabilità e dell’impegno, che ha bisogno, per crescere e diffondersi di tempi lunghi, cure amorevoli, esempi convincenti.

Concetti applicabili non solo ai donatori di sangue, penso anche a coloro che firmano per la donazione degli organi, per chi dona il midollo osseo o a chi semplicemente dedica parte del suo tempo ad aiutare altruisticamente il prossimo, prendendosene cura, sentendosene responsabile, condividendo insieme un’esperienza.
 
 Informazioni 
 

Valeria Hotellier

Pavia, 18/11/2010 (9246)

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