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Pagina inziale » Università » Articolo n. 9221 del 10 novembre 2010 (1480) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Raccontare l’India tra Boom e Barefoot College
La copertina del libro
Economic Times, 12 gennaio 1976: «È giunto il momento di fare un serio tentativo, come disse il Mahatma Gandhi, di “raggiungere l’ultimo uomo”, di smettere di dare importanza alle statistiche e alla costruzione di istituzioni e infrastrutture che non siano i servizi sociali ed economici necessari.» Così scriveva Bunker Roy, alta “casta” borghese, scuole eccellenti, brillante carriera assicurata, di quelle dell’India del boom.
Eppure… qualcosa non torna. Il giovane Bunker Roy, grazie al prestigioso Stephen’s College - l’Oxbridge dell’India -, ha un’esperienza sconvolgente che lo porta al contatto con la povertà estrema del Bihar e decide di fermarsi in quella regione colpita dalla carestia, aiutando a scavare pozzi.
 
Studia il mondo delle ONG e di quella che anche recentemente è stata chiamata da Linda Polman l’“industria della solidarietà”; si convince della bontà di un diverso modello di sviluppo basato innanzi tutto sulle risorse interne, e non sugli aiuti esterni (che pur ci sono e non di scarso peso). Bunker Roy fonda quindi il Barefoot College (Scuola dei piedi scalzi) che consente a migliaia di giovani delle campagne di addestrarsi a una professione. Tutto questo a Tilonia, un villaggio del Rajesthan, dove un ingegnere, un medico e un insegnante (venuti dalla “città”) sono il nucleo di un progetto replicabile anche in altre aree rurali - perché la campagna, scrive Maria Pace Ottieri nel suo libro - Raggiungere l’ultimo uomo. Bunker Roy, un villaggio indiano e un diverso modo di crescere (Einaudi 2008) -, può essere autosufficiente, la città no, e per un mondo in cui la popolazione urbana ha da tre anni superato quella rurale, questo è un fenomeno preoccupante.
 
Selezione in ingresso per il College: poveri e analfabeti, certo, ma desiderosi di imparare e di insegnare a loro volta condividendo a “stretto giro di posta” quanto appena appreso, recuperando le pratiche e il buon senso degli antenati: è così, ad esempio, che si può risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico, con il successivo avvallo dei “grandi esperti”.
 
Maria Pace Ottieri, giornalista, raggiunge questi uomini e donne eccezionali a uno a uno, con dolce tenacia, sul campo, facendosi raccontare questa grande iniziativa “any time”, come dicono i vari membri della comunità, tra un lavoro e l’altro. E “in qualunque momento” il libro passa dalla narrazione della giornalista, al documento storico, al dialogo con i protagonisti, in un racconto avvincente che sarà evidenziato dall’intervento di Anna Modena, docente di letteratura italiana contemporanea (Università di Pavia), nel corso dell’incontro organizzato, per mercoledì sera, dal Collegio Nuovo di Pavia e promosso in collaborazione con Sportello Donna.
 
Maria Pace Ottieri non è nuova alla raccolta di testimonianze dirette, come nel suo Stranieri. Un atlante di voci (Rizzoli, 1997), alla narrazione del mondo dei sommersi (Quando sei nato non puoi più nasconderti, Nottetempo 2003, da cui è stato tratto il film omonimo di Marco Tullio Giordana) a cui segue poi pure quello dei plutocrati di Cindia, Sudafrica e Albania (Ricchi tra i poveri, Longanesi 2006). Un racconto, il suo, appassionante, lucido e partecipe che si arricchirà anche del contributo di Enrica Chiappero, economista dell’Università di Pavia e direttore del centro internazionale di ricerca Human Development, Capability and Poverty presso lo IUSS, ispirato al “capability approach” di Amartya Sen.
 
 Informazioni 
Dove: Collegio Nuovo, via Abbiategrasso, 404 - Pavia
Quando: mercoledì 17 novembre 2010, alle 21.15
Per informazioni: tel. 0382/547337 - 5471
 
 
Pavia, 10/11/2010 (9221)




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