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Pagina inziale » Università » Articolo n. 9172 del 22 ottobre 2010 (7946) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La Goliardia si mette in mostra
La Goliardia si mette in mostra
Goliardi si nasce o si diventa? Si nasce, perché bisogna possedere il gusto innato dello sberleffo ed il piacere della compagnia, l’indipendenza dell’anarchico e l’intelligenza del dialettico, l’autoironia del comico e la sensibilità dello psicologo.
 
La goliardia è fatta di eccessi e antinomie: pur rigidamente gerarchica, è in realtà una burla del potere, poiché le uniche cose che il goliarda realmente rispetta sono l’intelligenza, la fantasia, l’abilità dialettica e la capacità di ironizzare su tutto, in primo luogo su se stessi.
 
Per Goliardia s’intende il tradizionale spirito che animava, e anima ancora oggi, le comunità studentesche, soprattutto universitarie, in cui alla necessità dello studio si accompagnano il gusto della trasgressione (Bacco, Tabacco Venerisque), la ricerca dell’ironia, il piacere della compagnia e dell’avventura.
Goliardo o Goliarda, in italiano volgare, è la contrazione di due parole, "Golia Abelardo", personaggio contraddittorio, prelato ed intellettuale (Pietro Abelardo), amante dei vizi e della vita libertina, vissuto attorno l’anno mille, fondatore di questo movimento e stile di vita e nemico intellettuale San Bernardo di Chiaravalle. Dal Medioevo esiste anche un filone goliardico in letteratura, che ha avuto il suo migliore esponente in Cecco Angiolieri.
 
La poesia goliardica era una naturale espressione dello spirito da osteria o da camerata. Nelle università italiane lo spirito goliardico, molto forte sin dal Medioevo quando le più antiche furono fondate, ha avuto un apice negli anni ‘50 e ‘60 del Novecento, per poi subire un declino, definito sonno, dalla metà degli anni ‘70 fino alla metà degli ‘80, quando l’interesse per le associazioni goliardiche fu progressivamente sostituito, nell’immaginario collettivo studentesco, dall’impegno politico. È dalla seconda metà degli anni ’80 (l’Ordine della Chiave di Pavia nasce nel 1986) che gli ordini iniziano un difficile tentativo di ricostituirsi, le nuove generazioni di studenti cercano gli anziani capi-ordine e capi-città, ancora custodi di manti, placche e papiri storici; è fondamentale, difatti, l’approvazione degli anziani affinché un ordine possa riaprire.
 
Attualmente c’è una Goliardia attiva nelle più importanti e tradizionali città universitarie, come Pavia, Trieste, Bologna, Padova, Ferrara, Pisa, Siena, Firenze, Genova, Camerino, Cagliari, Catania, Messina e Palermo. Generalmente la città è governata da un ordine sovrano, a cui fa capo un capo-città (Gran Maestro dello Speron di Ferro a Palermo, Doge a Genova, Grifone a Perugia, Duca a Ferrara, Gran Maestro del Fittone a Bologna, a Pavia il Sacrum Regnum Longobardorum governato dai Principi della Chiave).
 
La mostra, che verrà inaugurata martedì nel capoluogo, presenta la storia centenaria e le tradizioni della Goliardia italiana, i suoi risvolti artistici, le sue espressioni di spettacolo e di musica. Un vero e proprio mondo culturale sconosciuto alle masse. Stesso intento per illustrare le tradizioni analoghe delle università e degli studenti di tutta Europa, degli Stati Uniti e le nuove realtà emergenti perfino nei paesi arabi.
 
L’esposizione è costituita da quarantasette pannelli espositivi contenenti ciascuno tre o quattro immagini che raccontano la storia della Goliardia italiana dalle sue origini fino ai giorni nostri. Nei primi pannelli vengono fatti alcuni cenni storici sull’Università degli Studi di Pavia, sulla sua costituzione, sulle sue aule storiche e sulle persone illustri che vi hanno insegnato. Poi viene raccontata, tramite una serie di illustrazioni arricchite da didascalie, l’origine medioevale della Goliardia. Si ha così un quadro generale della vita degli studenti del Medioevo. Si prosegue illustrando la rinascita della Goliardia dal Risorgimento fino al primo conflitto mondiale fino ad arrivare al fascismo. A seguire viene descritta la situazione degli studenti italiani dal secondo dopoguerra fino alla contestazione passando dagli anni ‘50 e ‘60.
Segue una rassegna pavese di pubblicazioni riguardanti la goliardia, i famosi Numeri Unici, dagli anni ‘20 agli anni ‘60. Vi è inoltre una fotografia inedita di un Maggio goliardico datata 1947.
Vengono poi descritti i vari aspetti della tradizione goliardica, la Feluca (il tipico copricapo a punta tipico dello studente universitario), il papiro matricolare ed il Gaudeamus Igitur (inno della Goliardia internazionale).
Viene anche preso in considerazione il panorama studentesco europeo, americano e mediorientale mostrando come la goliardia sia vissuta non solo in Italia ma assuma diverse sfumature in Germania, Francia, Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti e mondo Arabo. Per concludere con alcune foto e considerazioni sull’Ordine Sovrano in Pavia, ovvero l’Ordo Clavis Universalis, promotore della mostra stessa.
 
 Informazioni 
Dove: Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria – Pavia
Quando: da martedì 26 (inaugurazione alle 18.00) a sabato 30 ottobre 2010
Ingresso: libero 

 
 
Pavia, 22/10/2010 (9172)




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