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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 888 del 12 marzo 2003 (2074) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Ma se Sanremo è Sanremo...
Ma se Sanremo è Sanremo...

Ma se, come recita la canzone, Sanremo è Sanremo ... perché ogni anno siamo costretti ad assistere a queste continue "bagarre" su come sono banali le canzoni, come sono inutili le vallette (che però, quest'anno se la sono cavata egregiamente), come è noioso il presentatore (ma Baudo resta sempre il migliore), come è scontato il nome del vincitore e altre simili banali amenità?

Io non capisco proprio! Guardate, io di Festival di Sanremo non ne ho perso neanche uno (ebbene sì, lo confesso) e anzi, mi faccio un vanto di essermeli subiti tutti perche, in ogni caso, era e rimane la manifestazione canora italiana più importante (alla faccia di un inutile Festivalbar, in cui tutti cantano in playback e la gente si ammassa solo per vedere i propri idoli e non per ascoltarli) e un fatto di costume indiscutibile.

Vi assicuro che ho assistito ad alcuni festivals degli anni 70 che erano ben peggio di questi ultimi. Se un vero difetto va riscontrato nella manifestazione sanremese è l'eccessiva copertura mediatica (se ne parla troppo, a tutte le ore del giorno e della notte, e per troppo tempo) e la straripante lunghezza: cinque giorni sono troppi per qualunque spettatore e queste nuove edizioni prettamente televisive sono sfiancanti, aldilà della bontà o meno della manifestazione. Si dovrebbe tornare ai canonici tre giorni.

Appurato che è inutile sparare a zero su questo fenomeno tutto italiano, posso anche concedermi qualche riflessione e giudizio sull'edizione di quest'anno, che non è stata ne meglio ne peggio delle precedenti.

Anna Oxa

Sì, è vero, la sezione Giovani è stata alquanto deludente ma, come qualche giornalista ha fatto notare, forse per colpa delle case discografiche che li hanno costretti ad appiattirsi su uno standard sanremese, snaturando le proprie attitudini musicali. Tra i cosiddetti Big ho trovato brava Giuni Russo (anche se "conciata" orribilmente), insopportabile Anna Oxa che, volendo ritrovare una falsa verginità estetica, ha finito con l'assomigliare ad un sioux; un po' patetici ma grandissimi Little Tony e Bobby Solo che hanno ancora la voglia e il coraggio di rimettersi in gioco, interessante Ruggeri, noiosa (se pur brava) la Ruggiero, di grande dignità Nino D'Angelo.

La canzone di De Andrè e del nostro Malaspina era bella; peccato che Cristiano sia un ottimo musicista, un buon autore ma un interprete non eccellente e la sua esecuzione ha appiattito un po' il tutto.

Pippo Baudo

Britti, per una volta, è tornato a suonare la chitarra e le sua banale filastrocca, condita con dell'ottimo R.& B. ha assunto un'aria accattivante e divertente. Alexia ha una voce potente, interessante, ricca di feeling ed è stata l'unica che, ogni volta che ha cominciato a cantare, è riuscita a smuovermi qualche cosa "dentro". Era logico che vincesse: non c'era bisogno che "Striscia" scomodasse un notaio per convalidare la previsione. E poi lo sappiamo da anni che le regole le dettano le case discografiche: un anno a me e l'altro a te. Non c'è niente di illegale, non ci sono truffe, si tratta solo di un'abile opera di marketing preventiva e un po' subliminale.

Tutto il resto, come diceva una canzone di Califano, è noia.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 12/03/2003 (888)

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