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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 8760 del 4 maggio 2010 (1992) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Ma cosa voglio di più da Pavia?
Ma cosa voglio di più da Pavia?
Parafrasando Soldini che cosa volere di più da questa città?
Alcuni film di Visconti presentati lodevolmente dal FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano alle Scuderie del Castello Visconteo hanno registrato un’ottima partecipazione. Un pubblico attento e coinvolto ha seguito le mie introduzioni ed i film che seguivano, godendo insieme di un’occasione troppo di rado offerta a chi, diciamolo, se la merita davvero.
 
Poi è iniziata INDIE #14. La rassegna di Cinema Indipendente del Coordinamento per il Diritto allo Studio e dell’Università di Pavia e anche qui un successo davvero inatteso.
No, non tanto per il valore in assoluto dei film presentati, quelli si sa quanto valgono, e soprattutto con quel pochissimo che “passa ultimamente il convento”… Ma al contrario proprio per quell’atmosfera di deprivazione, di desertificazione culturale che si respira da un po’ in città.
Ecco, proprio per questa atmosfera, sinceramente, si temeva il peggio.
E invece no. Invece ecco le folle colorate, festanti, con un kebab in mano ed una birra nascosta nello zaino, che arrivano a “farsi” tre film in una sola serata al cinema corallo.
E la gente che, a malincuore ci tocca cacciare, quei 100 e più spettatori che, usciti di casa apposta per vedersi il film, son rimasti fuori, non per crudeltà nostra, ne’ per mala organizzazione, (quella può sempre capitare, ci mancherebbe) ma proprio perché più di 300 in sala proprio non ci entrano, e allora come fare per accontentare tutti?
 
Infine, la ciliegina sulla torta. Forse vi era capitato di leggerlo proprio su queste stesse colonne. Ebbene sì. Mi son lasciato finalmente convincere ad organizzare un seminario, un Workshop di Composizione dell’Immagine Fotografica presso il centro culturale I Crociferi, ma siccome non ci piacciono le cose facili ecco la complicazione estrema. Concentrarlo tutto in due soli giorni, il sabato e la domenica, tutte e due festivi, il primo ed il due di maggio, chiedendo a chi partecipa di concederci ben otto ore della propria vita, della propria voglia di stare insieme, del proprio tempo.
Cinque ore di sabato, tre ore la domenica. Poca, pochissima pubblicità, un trafiletto sulla provincia, il mio articoletto su questa testata.
Come poteva andare? Dai, non verrà nessuno… Chi vuoi che abbia voglia di prendersi un impegno così.
Chi vuoi che “c’abbia sbatti” come si dice tra i “giovani” (si pronuncia calcando la G iniziale, mi raccomando) oggi.
E invece… E invece funziona anche questo ed è davvero il massimo avendo io richiesto un numero massimo di partecipanti quale quello che poi ha esattamente, ne uno più, ne uno meno, seguito le lezioni.
Ed è proprio su questo che vorrei concentrarmi.
Siamo oggi bombardati da 1000 immagini (alcuni studi dicono addirittura mezzo milione al giorno di immagini artificiali differenti per l’uomo che viva in una società evoluta in occidente) ma quante ci interessano davvero?
E se poi, spinti da questa marea montante scattiamo anche noi immagini con la nostra digitale, magari col cellulare, eppoi le carichiamo sul web che succede?
Diventiamo anche noi parte della marea? O ne risulteremo spinti via, a galleggiare sul bagnasciuga, come la schiuma più inquinata, tra i rifiuti più leggeri?
Ecco. Una delle cose che mi son piaciute di più in questi ultimi giorni, alcuni dei momenti più belli, senza nulla togliere a quanto sto facendo in tante scuole, qui e fuori, è proprio quanto ho potuto vivere durante questo piccolo laboratorio.
Vedere le facce delle persone alle quali stavo parlando. Che stavo cercando di coinvolgere nel mio discorso animarsi, accendersi, farsi amiche.
Sentire i loro commenti alle immagini che mostravo, giocare con le emozioni che le fotografie famose, o quelle ignote mie o loro, risvegliavano nei nostri animi.
Le frasi, le idee, i progetti… E soprattutto le considerazioni finali al corso, tutte differenti, tutte così esaltanti, beh, scaldava davvero il cuore.
Tutto qui. Un piccolo saggio di come un grande piccolo cinico come me riesca ancora, per fortuna, ad emozionarsi.
 
E grazie anche a chi me lo permette.
Ancora di più se poi non lo fa nemmeno apposta.
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 04/05/2010 (8760)

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