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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 8431 del 25 gennaio 2010 (2615) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
I Rude Mood e il Capodanno irlandese (I parte)
I Rude Mood e il Capodanno irlandese (I parte)
Eccomi qui, ancora una volta, a raccontarvi le avventure all’estero di una delle “nostre glorie” pavesi: il gruppo blues dei Rude Mood.
 
Vi avevo già parlato del tour estivo che questa band nostrana aveva compiuto in Irlanda; bene, tale e tanto è stato il successo e l’interesse suscitato dai loro concerti, che sono nuovamente stati invitati per esibirsi durante le feste di Capodanno.
Ed ecco qui alcuni stralci della loro avventura, raccontatimi dal chitarrista Paolo Terlingo.
 
“L'aereo non mi piace. Di ciò che cerchi in un viaggio, l'aereo ti frega il bello: gli accenti non cambiano lentamente, il mare non ti separa da casa, la strada non rumoreggia sorda sotto le ruote, l'aria, le facce, la segnaletica non cambiano metro a metro.
Parti da Bergamo una mattina che piove, e dopo due ore sei a Dublino che piove; letto di fretta, anche Joyce sa di nulla.
Certo, se hai quattro giorni per fare tre gig a duemila chilometri da casa e viaggi su tram, treni, taxi, autobus e furgoni, alla fine prendi anche l'aereo: te ne fai una ragione... E la ragione c'era.
Durante il tour estivo, Lula, la owner dello "Sky and the Ground" di Wexford, ci aveva assunti per suonare a capodanno. E valle a dire di no!
 
Atterrati a Dublino, imbarchiamo su un treno che ci catapulta in quel di Kilkenny.
Nel parcheggio della stazione, stando alle notizie che ho tradotto da una decina di telefonate disturbatissime con il grande Derek Kelly (il tale che ci procurerà, se ho capito bene, strumentazione e furgone), dovremmo trovare il van con tutto il resto.
Yvonne, l'avamposto di Derek-Kelly in Kilkenny non si fa viva, ma al suo posto ci troviamo il suo vicino di casa (?).
“Pa(u)lo?” “ Yes...and you are...?”. Quello manco mi risponde.
Molla le chiavi del van e se ne va che il Ciuka-bus-driver ci sta già guidando verso Wexford.

Un tale quest'estate mi ha raccontato che d'inverno e d'estate l'Irlanda è uguale: fuckin rain e that's it. L'ultima nevicata che ricordava era bambino. Beh, dico io, chissà quanti ricordi gli affioreranno alla mente in questo inverno 2009: la neve sta inondando letteralmente la verde Erin. Appena atterrati all'Aerfort Bhaile Átha Cliath (l'aeroporto di Dublino), manco due ore dopo questo viene chiuso per neve. Le strade sono imbiancate e gli irlandesi se ne vanno ai matti. Tutto bloccato. Ma il Ciuka se la ride e ci guida senza nemmeno aprire una cartina. Il Ciuka.
Allo "Sky-and-the-ground" arriviamo verso le 6 di sera. Apriamo il retro del furgone e studiamo la strumentazione di Kelly. Niente male.
 
“Hei rude mood!” ci fa un tipo dall'altra parte della strada.
È un italiano che ha aperto un quindici anni fa un ristorante ("Da nonna Rosa") a pochi metri dallo Sky. Ci ha visto quest'estate e se non ricordo male, ci aveva offerto una cena "all'italiana" (che non arrivò mai). Quattro chiacchiere per i dettagli e il cenone lo facciamo da lui. "...e non parliamo di soldi... siamo tutti italiani!"
 
Chiedo a Lula come funziona in Irlanda. No, perché in Italia a capodanno si suona dalle undici e mezza fino a che si può.
Lei mi fa...: "Iniziate alle nove e finite a mezzanotte" "...come al solito" le dico.
...e qui sta il punto: in Irlanda si spaccano ogni santa sera; il New Year's Eve è uguale a un altro giorno.
Quindi a parte il countdown, (che improvviso, senza orologio alcuno a farmi da testimone), il resto è il solito mix di terrore e delirio irlandese. Guinness a nastro, shuffle su shuffle e gente che balla dalla prima (la prima) all'ultima nota.
 
Ma la storia non finisce qui: il seguito…alla prossima puntata!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 25/01/2010 (8431)

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