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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 8393 del 8 gennaio 2010 (3612) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Storie da cani
La copertina del libro
Ultima fatica letteraria di Giovanni Pallavicini, “Storie da cani” è un libricino di poche pagine dal contenuto, come l’autore del resto ci ha abituato anche per le altre pubblicazioni, per nulla scontato, ricco di spunti di riflessione e dalle diverse interpretazioni …
 
La storia è quella di Bruks  cane di “taglia forte perché peso quaranta chili e il mio corpo è ricoperto prevalentemente da un pelo rasato color variegato …” bastardino che si forma alla scuola randagia diretta da due validi insegnanti, Foster e Milly, poi accalappiato e portato al canile dove è accudito, sfamato due volte al giorno, messo a dieta, coccolato dalle volontarie Letizia, Veronica e Valentina, dove però conosce la noia “alla scuola dei randagi mi avevano insegnato che se si passa una vita a pensare solo a se stessi, alla lunga poi ci si annoia …” adottato e portato in una nuova casa“circondata da alcuni alberi, diverse piante di fiori e spazio sufficiente per muoversi comodamente. In un angolo ben preciso era sistemata la mia cuccia con l’apertura rivolta al cancello d’entrata perché noi cani, per natura, vogliamo vedere chi transita nel territorio che sentiamo nostro”. Qui conosce Sara, studentessa della scuola media, che diventerà la sua compagna di giochi e si prenderà cura di lui “ è lei che due volte al giorno si preoccupa di riempirmi le ciotole del cibo e dell’acqua, di tenermi pulito, di spazzolarmi il pelo e di cospargere il corpo con l’antipulci, di darmi una medicina una volta al mese …”
 
Ho apprezzato, anche in questo racconto, la poesia e la sensibilità stilistica di Giovanni del quale ho letto tutto, almeno quanto ha scritto negli ultimi dieci anni, da quando  cioè risale la nostra conoscenza.
Giunta alla fine della lettura mi sono domandata se la storia del cane Bruks potesse essere anche una metafora della disperazione e precarietà umana dei giorni nostri: delle tante persone meno fortunate che vivono di espedienti da strada (vita randagia), che,  private della loro libertà ed indipendenza, vivono in una piccola cella (il box di un canile), che non hanno voce poiché invisibili e quindi considerate di una razza inferiore (… è un comportamento che non vorremmo mai vedere negli uomini perché il non essere accettati e scacciati a quel modo ci fa sentire una razza inferiore – racconta Bruks commentando la minaccia “pusaaaaaa via” di alcune persone alla vista dei cani).
 
Il libretto si conclude con un saluto ed una preghiera che Bruks rivolge al lettore “ quando incontrerete un cane che gironzola solo soletto, non negategli una carezza, perché per lui sarà un gesto d’amore e felicità”; se “cane” lo sostituiamo con “umani” e “carezza”con “sorriso”, la diversità dovrebbe fare un po’ meno paura.
 
Bau bau a tutti!
 
 Informazioni 
 

Valeria Hotellier

Pavia, 08/01/2010 (8393)

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