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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 8128 del 3 ottobre 2009 (6454) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Capolavori spagnoli dall’Ermitage
Profilo di testa maschile, Diego Velázquez - Olio su tela
I bruschi contrasti chiaroscurali e l’intenso naturalismo di Jusepe de Ribera; il manierismo maturo del catalano Francisco Ribalta; la libertà e la varietà anticipatrice dell’arte eccelsa di Diego Velázquez, ma anche i protagonisti del complesso decorativo di quella strabiliante “fabbrica” che fu l’Escorial – Navarrete, Carvajal e, qualche decennio più tardi, Coello – o la geniale personalità artistica di Alonso Cano: una selezione di circa cinquanta opere dell’importantissima collezione di pittura spagnola dell’Ermitage – la più ricca al di fuori della Spagna – sarà esposta dal 9 ottobre, a Paviapresso il Castello Visconteo, in una sorprendente mostra curata da Ludmila Kagane e Susanna Zatti con la collaborazione di Svyatoslov Sovvateev, co-promossa con il Museo Statale Ermitage dal Comune di Pavia.
 
L’esposizione “Da Velázquez a Murillo - Il Secolo d’oro della pittura spagnola nelle collezioni dell’Ermitage” – la prima mai realizzata all’estero sulla collezione spagnola dal Museo russo, precursore, tra i grandi musei d’Europa, nell’aprire una galleria dedicata alla pittura iberica - nasce grazie alla collaborazione scientifica e al protocollo internazionale di studio e ricerca siglatotra i Musei Civici del Comune di Pavia, il Museo Statale Ermitage e la Fondazione Ermitage Italia e dal legame storico e culturale tra la Lombardia e la Spagna: un legame al quale la città pavese, insieme all’Università degli Sudi di Pavia, ha da sempre posto attenzione ma che si sta traducendo, ora, in una fondamentale relazione internazionale e in un accordo definito con la città e l’Università di Girona, in Catalunya.
 
Il siglo de oro verrà dunque fatto rivivere, al Castello di Pavia, grazie a un importantissimo nucleo di opere, in gran parte inedite e mai esposte in Italia, rappresentative della migliore pittura spagnola del XVI e XVII secolo: tra cui tele di alcuni dei grandi protagonisti della scena artistica internazionale, come appunto Velázquez, Murillo, de Ribera, de Zurbaran, alcune selezionate opere di autori di indubitabile valore, quali Antonio de Pereda, Francisco Ribalta, Alonso Cano, Juan Valdes Leal, Juan Carrero de la Miranda e, ancora, dipinti di altri artisti da noi meno noti, che insieme compongono il panorama esauriente ed affascinante di un’epoca di straordinaria fioritura delle arti.
Testimonianze importanti dello sviluppo dell’arte figurativa nella penisola iberica e in particolare nei maggiori centri della corte madrilena, di Toledo, di Siviglia e di Valencia per un excursus godibilissimo, dal realismo rinascimentale – influenzato della pittura fiamminga e da quella veneziana – al grande trionfo barocco, assolutamente originale per ricchezza espressiva e tecnica sopraffina, apportatore di un’eredità luminosa per tutta la pittura seicentesca del vecchio e nuovo mondo.
 
Fu Caterina II a far giungere le prime opere d’arte spagnola in Russia, acquistate in parte dal mercante berlinese Iohann Ernest Gozkowski, in parte nell’ambito della ricca collezione inglese di George Walpole, primo ministro dei re Giorgio I e Giorgio II. Appartengono a questi primi nuclei alcune opere in mostra come “La preparazione dei dolci”, ritenuta per lungo tempo lavoro di un artista fiammingo e, solo recentemente, attribuita a un giovane Bartolomè Esteban Murillo, o ancora la tela d’impronta caravaggesca, ma con evidenti riflessi della scuola veneziana, raffigurante “La morte di San Giuseppe”, riconducibile al periodo madrileno del pittore Alonso Cano, natio di Granata.
Alonso Cano, Gesù e Giovanni Battista bambini - Olio su telaSempre di questo eclettico artista - pittore, scultore, architetto - giunge a Pavia un altro significativo lavoro: il piccolo e delizioso tondo con “Cristo e S. Giovanni Battista bambini”, stilisticamente vicino alle opere tarde del maestro degli anni 1665-1666. La tela è entrata nelle collezioni degli Zar nella prima metà XIX secolo, epoca in cui le raccolte pietroburghesi s’arricchiscono di nuovi e consistenti nuclei di dipinti spagnoli: è infatti Alessandro I che nel 1814, ammirata la ricchissima galleria del banchiere olandese W.G. Coesvelt, decide di acquistare ben 84 lavori d’arte ispanica, tra cui diverse delle opere scelte per queste esposizione.
Affascinante, tra queste, “La testa maschile di profilo” del grande Velázquez, da ritenersi un frammento di un quadro disperso, che per caratteristiche stilistiche – una maniera compatta, il viso in piena luce ritagliato su un fondo scuro, le rughe profonde sulla fronte – viene collocato da Ludmila Kagane tra i primissimi lavori dell’artista di Siviglia (1616 -1617).
Il dipinto sarà esposto in Italia per la prima volta, così come in prima assoluta, tra le molte altre opere, vi sono anche due quadri attribuiti a Ribera e pervenuti all’Ermitage anch’essi da Amsterdam: “Gli apostoli sulla tomba di Cristo” - opera interessante perché risalente al ventennio, ancora poco indagato, dell’artista catalano a Madrid - e il mirabile “Martirio di Santa Caterina”, probabilmente parte di un retablo realizzato per la Chiesa di Valenza.
 
I circa cinquanta dipinti su tela, molti dotati di preziose cornici originali coeve, trattano in buona parte iconografie religiose, richieste agli artisti dalla committenza di chiese e conventi e dunque strettamente ortodosse rispetto a modelli stilistici e canoni formali controriformisti. Tuttavia, l’espressività e l’originalità del linguaggio pittorico dà vita a rappresentazioni assai differenziate, talune di accentuata drammaticità, altre di sensibile patetismo, tal altre ancora di un misticismo anche visionario.
 
Una delle opere più significative dell’eccezionale esposizione pavese è, in tal senso, “L’Immacolata Concezione” di Murillo, acquistata a Roma dal Duca Braschie prima appartenuta al famoso collezionista di Siviglia, protettore dell’artista, Nicholas Omasura, quindi al Marchese Esquilache, Ministro delle Finanze e degli Affari Militari del Re di Spagna Carlo III; e ancora, la sua “Annunciazione” che, dipinta nella seconda metà degli anni ‘50, propone una soluzione di grande autonomia con una scena piena di luce e aria. Ma gli esempi possibili sono numerosi: tra le novità per l’Italia – esposto solo a Valenza al di fuori di San Pietroburgo – l’“Ecce Homo” di Ribera mostra una drammaticità resa con mezzi espressivi diversi dal dolore dei protagonisti (“il Cristo che si prepara al martirio è idealmente bello, incredibilmente tranquillo” nota la Kagane) ma che si fondano invece su scelte cromatiche particolari, su contrasti tonali. 

Accanto a questi soggetti sacri predominanti, per i quali il Barocco spagnolo creò prototipi divenuti paradigmatici per tutta la pittura europea, la mostra presenta ritratti - rigorosi ed essenziali alla maniera di Zurbaran (bellissimo il “San Francesco con il teschio in mano”), sontuosi e penetranti alla maniera di Velázquez, dolci e pastosi alla maniera di Murillo – e ancora paesaggi e gustose scene di genere, ad indicare come l’arte spagnola fosse comunque specchio di una realtà in rapido e dinamico sviluppo, ricca di relazioni con quanto di più vitale e aggiornato succedeva nel vecchio continente.
 
 Informazioni 
Dove: Castello Visconteo, ingresso da v.le XI Febbraio, 35 - Pavia
Quando: dal 9 ottobre 2009 (inaugurazione alle 18.00) al 17 gennaio 2010, dal martedì al venerdì: 10.00-13.00 / 15.00-18.00; sabato, domenica e festivi: 10.00-20.00. (lunedì dalle 10.00 alle 13.00 e dal martedì al venerdì dalle 13.00 alle 15.00 solo su prenotazione per gruppi e scolaresche (min. 30 persone) con visita guidata del personale museale). 24 e 31 dicembre pomeriggio: chiuso; 25, 26 dicembre e 1 gennaio: chiuso.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0382/304816, e-mail: prenotazionimc@comune.pv.it
Biglietti: intero 8,00 euro - ridotto 6,00 - scuole 4,00
 
 
Pavia, 03/10/2009 (8128)




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