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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 8098 del 22 settembre 2009 (1802) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Cinema sotto le stelle 2009: un successo annunciato?
Cinema sotto le stelle 2009: un successo annunciato?
Che succede a Pavia con l’offerta di cinema? Per rispondere a questa domanda è meglio sbarazzarci subito degli stereotipi, di tutti, soprattutto di quelli diametralmente opposti come: “Tanto al cinema non ci va più nessuno” e “Certo che al cinema ci andrei, ma non per le schifezze, ormai le uniche, che escono in sala”.
La verità, come m’insegnava un amico siciliano, sta nel mezzo, come tutte le cose che ingombrano, del resto.
 
Quest’anno la rassegna estiva si è chiamata “Lasciami entrare” e dev’essere sicuramente sembrato provocatorio ed inutilmente crudele, soprattutto ai primi degli esclusi che, contando su di una scarsa frequentazione di pubblico, sono incautamente arrivati solo pochi minuti prima dell’inizio della proiezione de Il giardino dei limoni, il primo film in programmazione in questa “estiva” davvero un po’ atipica anche rispetto all’atipicissima situazione, che sta vivendo la nostra città, e sono rimasti fuori. È stato detto loro che tutti i posti disponibili erano già stati occupati e che purtroppo non avrebbero potuto vedere il film.
Un piccolo film israeliano, che ha per protagonista una fiera vedova palestinese e, soprattutto, un fiorente giardino di agrumi, aveva attirato nella bella location del cortile del Civico Istituto Vittadini, un qualunque giovedì di fine giugno, quasi 250 persone.
 
Beh, c’è sicuramente stata una campagna pubblicitaria incredibile, direte voi, l’avranno strombazzato da qualsiasi media, ci sarà stata una locandina ad ogni angolo di strada… Per nulla. L’annuncio dato da chi sta scrivendo da queste stesse colonne (che, a onor del vero hanno ospitato l’intero programma per tutta l’estate), un articolo sul quotidiano locale ed un’umilissima fotocopia con le tramine, sempre opera del sottoscritto, distribuita in alcuni locali del centro da un entusiasta e volenterosissimo amico: tutto qui. E con il risultato che si è potuto apprezzare.
 
Vabbe’, sarà stata un’eccezione. Vedrai che le altre 24 prime visioni faranno un “bagno”. Se certo cinema non esce d’inverno vuoi che faccia incasso d’estate. “D’estate se va ar mare”, come mi insegnava l’ottimo regista Roberto Giannarelli in occasione della sua ultima trasferta a Pavia.
Ebbene quest’anno qualcuno ha deciso di sovvertire le regole e così film difficili come Tony Manero, film politico-sociali come Fortapasc, film ecobiologici come Terramadre, film disperati come The Wrestler o ottimisti contro ogni ragionevolezza come Happy-go-lucky, o addirittura d’animazione (qui bisogna fare un ohhhh! di sorpresa, la vera bestia nera delle rassegne estive: non ci viene mai nessuno a vederla) come Ponyo sulla scogliera hanno realizzato una media di quasi 195 spettatori a serata sui duecento posti disponibili.
 
E i motivi di questo successo? Difficile dirlo. Si potrebbe anche sostenere che programmando cinema più facile, visto com’è andato questo, il pubblico avrebbe letteralmente dato l’assalto al botteghino e che è stata la programmazione così “colta e raffinata” a rendere possibile uno svolgimento ordinato delle proiezioni, affollate ma non caotiche. Boh?! Certo, si può dire tutto, ma non si può negare che il gusto di andare a vedere un buon film, pagando un prezzo equo, di aderire ad un progetto culturale, di sentirsi parte di un sistema, di un circolo virtuoso, deve aver avuto la meglio sulla sconsolata consuetudine ai 24 pollici casalinghi.
 
Rimanere tristi in casa e più ricchi soltanto di 5 eurini o raccogliere la provocazione di uno stimolo differente? Un film che forse non capiremo, forse non ci piacerà, magari ci farà arrabbiare (io stesso mi son fatto piccino piccino: “non conosco assolutamente l’infame programmatore di questa turpe pellicola!” di fianco ad uno spettatore imbufalito per un film che doveva averlo toccato davvero nel profondo, e che non riusciva a mandar giù così a botta calda, appena finita la proiezione), ma sicuramente, e questo è quello che conta per davvero, non ci lascerà indifferenti.
Ci avrà scosso, ci avrà fatto pensare, ci avrà – lo spero tanto – almeno un po’ costretto a metterci in discussione.
E se questo riesce a farlo un immagine, una serie di immagini, un film, che cosa possiamo aspettarci da un’intera rassegna, ma che dico, da un anno di programmazione differente?
Lasciatemi sognare. Ma forse il modo di cambiare, in meglio, in modo più consapevole, potrà passare proprio dal cinema. O ci fa paura pensarlo?
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 22/09/2009 (8098)

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