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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 8059 del 10 settembre 2009 (4647) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Rude Mood Irish Tour 09 (prima parte)
Rude Mood Irish Tour 09 (prima parte)
Vi avevo annunciato che vi avrei narrato le avventure del tour irlandese dei pavesi Rude Mood (lo sapete che ho una vera passione per le avventure all’estero dei nostri musicisti) e così ho chiesto al chitarrista Paolo Terlingo di “mettermi giù” quattro appunti per poterne trarre un articolo.
Beh, è talmente ben fatto, questo racconto, che non ho avuto il coraggio di metterci mano e ve lo ripropongo, così come me l’ha inviato, in due puntate, di cui questa è la prima.
 
- Comincio dai numeri. Venti giorni di viaggio. Un van e una macchina. Un duo meraviglioso di tour manager (il Jimbo e Barbara). Dodici persone in movimento, un impianto, cinque strumenti, una selva di amplificatori e un quadernone zeppo di nomi sconosciuti, undici numeri di telefono per impronunciabili undici destinazioni.
Cinque nazioni: Italia, Francia, Inghilterra, Galles, Irlanda. E ritorno. 
Sconosciuta a tutti i presenti, se non per rare informazioni rubate a qualche viaggiatore, la verde Irlanda si presenta per come è: una follia botanico/atmosferica, palme e pini sempreverdi seduti a fianco come avventori di un bar, venti oceanici, pioggia come il sesto canto dell’Inferno, infestata di pub e di gente serenamente disadattata.
Una sposa col velo fa benzina all’automatico. Le scarpe bianche col tacco in una mano, il bocchettone della benza nell’altra. Una mamma in t-shirt porta un bimbo in pantaloncini nella carrozzina sotto un’acqua che-Dio-la-manda… “Non si ammala il bimbo, signora?” “È l’Irlanda, ragazzo. Che si abitui presto”.
L’irlandese è così: ha rinunciato all’eleganza. È sempre un poco umidiccio e bagnato. “…no panic” è il motto. “Get a beer”, lo segue inevitabilmente.
Chiedo a Justin, (fonico [e filosofo] del Crane Lane Theatre dove faremo la nostra seconda gig) come possa funzionare correttamente una nazione così ferocemente attaccata all’alcool… non faccio il moralista, ‘Dio-scampi’…ma se bevi ogni sera dieci Guinness, dopo una settimana, non sei più predisposto alla realtà. Justin mi svela il più semplice anticorpo del mondo: l’Irlanda va a letto presto. I pub smettono di servire alle 23.30.
Ed è vero:…da Charlie’s a Cork, Valerie (questa amazzone che gestisce un pub scuro come la stout, piccolo come una cabina del telefono e più affollato di un ‘rave’) ci ha buttato fuori in strada letteralmente alle 23.45. Impianto, strumenti, batteria e tutto il resto.
Mi ha dato i soldi che mi doveva e un sorriso da togliere il fiato (Dio-la-benedica). E mi ha chiuso la porta in faccia.
Slam!
Sotto la pioggia.
A proposito di locali…il Crane Lane Theatre è un posto strano. È un vero teatro che apre alle 23.30, e fa musica dalla mezzanotte alle 3. Ogni santa sera. Immagina le condizioni in cui arriva la gente. Avremmo potuto suonare anche Bach. Avrebbero ballato senza accorgersene…grandi.
In Irlanda la musica conta.
Ce ne accorgiamo quando andiamo a “Carrig on Bannow” a suonare al Colfer’s di John Murphy. Lui è un’antica gloria dell’armonica tradizionale irlandese che, giunto all’età della pensione ha deciso di aprire un pub col palco, costruirci una casa per i musicisti (di fianco) e aprire le danze. Il grande John sta al bancone e sorseggia Jameson e acqua (e ancora Jameson).
A inizio serata una tv trasmette nel pub la partita Irlanda - Australia. Dentro c’è selva di locali stregati dallo schermo. La zona è una di quelle dove si parla gaelico stretto.
Al primo del primo tempo scopro una cosa che ignoravo. L’Irlanda di calcio è allenata da un certo Trapattoni. Nel pub l’atmosfera è ottima.
Noi italiani siamo ben visti… Grazie, trap.
  Poi qualcosa cambia. L’Irlanda si becca tre pappine e perde alla bruttodio. A casa.
…il gaelico tra i locali si fa sempre più comprensibile. Facce tese. Grazie, trap.
 
Murphy ci fa un cenno. Cominciamo.
La gig risulta molto bella. Il pubblico si scalda. Cominciano le danze. A fine serata John si unisce a noi, mostrandoci di cosa si tratta quando si parla di Traditional Irish Mouth Organ. Inizia una jam strepitosa, che finisce inevitabilmente in una gara di stout.
La chitarra nel blues americano…ce l’hanno infilata gli immigrati francesi e gli italiani”, mi fa Murphy”…ma l’armonica…beh quella ce l’abbiamo messa noi”.
Non è difficile da credere. Qui l’armonica viene insegnata al posto del flauto nelle scuole medie, durante l’ora di musica…
Quella notte si finisce a guardare le stelle cadenti (è il tredici di agosto!) in un prato gelato. Nella luce di una sfilza di comete apriamo gli occhi per scoprire dove siamo capitati…: coricati tra due cimiteri spettrali. (a proposito di tradizioni, Murphy ci sveglia la mattina alle 9.30 con una “irish breakfast” da panico: funghi, fagioli e uova. Per sopramercato ci regala un dvd dove si narrano le gesta di Phil Murphy, suo padre, geniale armonicista che ha attraversato il secolo calpestando i palchi di tutto il mondo diffondendo la musica tradizionale irlandese. C’è anche un’intervista alla maestra di musica delle medie di John. Che donnino meraviglioso) - (fine prima parte)
 
La seconda parte… la settimana prossima!
 
 
 
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 10/09/2009 (8059)

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