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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 8041 del 2 settembre 2009 (2794) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Grandi fotografi in mostra
La locandina della manifestazione
Quattro fotografi per 6 mostre: dopo il successo riscontrato nel 2008, il “Circolo Fotoamatori Rivanazzanese” presenta la 2^ edizione della “Settimana della Fotografia”, che si terrà a settembre nella località termale oltrepadana.
 
Di assoluto prestigio gli autori scelti per questa edizione: da Sebastião Salgado con gli emigranti di tutte le nazioni, le cui foto saranno esposte in tre diverse strutture, a Bruno De Faveri, fotografo naturalista che esporrà i suoi scatti sulla vita degli animali selvatici, a Roberto Cifarelli, “l’uomo che fotografa in jazz”, per finire con Luigi Cavagna, di professione notaio, le cui foto del dopoguerra sono state esposte in una galleria di New York.
 
Sebastião Salgado nasce nel 1944 in una tenuta agricola di Minas Gerais, uno Stato rurale del Brasile. Quando ha 5 anni la sua famiglia si trasferisce nella cittadina di Aimorés, e non ha nemmeno vent’anni quando va a Vitoria, per completare il liceo e frequentare l’università. Si stabilisce quindi con Lélia, la futura moglie, nella metropoli di Sao Paulo, dove prosegue gli studi per diventare economista. Nel 1969, quando il Brasile è governato dai militari, parte per l’Europa con la moglie, scoprendosi un po’ rifugiato, un po’ immigrato, un po’ studente. Non sorprende quindi il senso di identificazione e persino di complicità che prova per gli esuli, gli emigranti, la gente che si rifà una vita lontano dal luogo in cui è nata.
Comincia la sua carriera da economista prima di dedicarsi, nel 1973, alla fotografia.
Da fotogiornalista, Salgado segue importanti avvenimenti giornalistici del mondo – l’attentato a Reagan, la guerra in Angola e nel Sahara Spagnolo, la prese degli ostaggi israeliani ad Entebbe. Porta avanti, contemporaneamente, un lavoro più personale di documentazione fotografica. Lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum Photos, Sebastião viaggia molto, occupandosi prima degli indios e dei contadini dell’America Latina, quindi della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta.
Salgado privilegia i temi sociali, documentati con un bianco e nero possente, e sa reinventate anche il lavoro del fotoreporter, portandolo a un livello di impegno etico ed estetico straordinario.
Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti: nel 1993 documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro “La mano dell’uomo”, una ricognizione puntuale che indaga e celebra il lavoro manuale ancora esistente alla fine del secondo millennio, libro che sancisce la sua consacrazione internazionale come fotografo. E nel 2000 pubblica due libri di grande successo con gli scatti realizzati in sette anni di reportage in tutto il mondo, in cui documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche immigranti verso le immense megalopoli del Terzo Mondo. Le sue foto ritraggono le recenti tragedie africane, l'Asia e l'esplosione delle sue megalopoli, i movimenti di popolo dell'America Centrale e Meridionale, gli emigranti messicani e russi verso gli Stati Uniti e i rifugiati afgani e dell'ex Jugoslavia. Grandi mostre itineranti, a Roma alle Scuderie del Quirinale e poi a Milano all’Arengario, accompagnano anche in questo caso l’uscita dei libri “In cammino” e “Ritratti di bambini in cammino”.
Le ragioni di questo lavoro vanno ben oltre la storia personale. “Si tratta di una mostra a carattere eminentemente politico”, ha precisato Salgado nel discorso di presentazione della mostra a Roma. Esistono foto storiche, come quelle della bambina vietnamita sfigurata dal napalm o quella dello studente cinese solo di fronte ai carri armati in piazza Tien An Men, che hanno funzionato da denuncia, si sono rese metafore di un senso politico inequivocabile. E in questa chiave andrebbero guardate e pensate, secondo l'autore, le immagini che fino al 20 settembre rimarranno esposte a Rivanazzano Terme.
 
Bruno De Faveri, fotografo naturalista, nasce a Tortona, in provincia di Alessandria, il 3 febbraio 1963. Comincia a fotografare in modo amatoriale all’inizio degli anni ‘90, dopo aver visto all’opera fotografi della National Geographic Society in Madagascar.
In un decennio di approcci, tentativi, soddisfazioni e delusioni, fotografa la natura in tutte le sue forme.
Dal 2000, dopo l’uscita del libro “Da ponte a ponte, un mondo di emozioni” ambientato per scommessa su un piccolo tratto di riva del fiume Scrivia, il suo modo di scattare assume una connotazione più professionale.
Collabora alla produzione di cd-rom e guide sulla natura della provincia di Pavia, enti locali, riviste nazionali, autori di guide naturalistiche e svariate pubblicazioni del settore.
Viaggia e scatta immagini in diversi luoghi del mondo, dalla Tanzania alla Florida, dal Kenya alla Scozia all’India, ma il suo cuore, fotograficamente parlando, lo porta sempre lungo le rive del fiume Scrivia, dove vive e nei meravigliosi scorci della Valle Vigezzo, luogo di nascita materno.
 
Roberto Cifarelli, grande appassionato di jazz e di fotografia, da anni partecipa con la moglie a moltissimi eventi musicali, ritraendo i grandi della musica.
Nel 2000 la moglie organizza, a sua insaputa, una mostra delle sue foto in uno dei migliori jazzclub al mondo, la “Salumeria della musica”, a Milano.
Gli addetti ai lavori scoprono così la sua arte e da lì “esplode” come fotografo dei musicisti.
Collabora con molte etichette internazionali di musica, nel 2003 le mostre delle sue foto sono presenti in tutta Europa ed esce il suo primo libro sul jazz.
Fotografo specializzato nella fotografia di eventi musicali e creatore di spettacoli multimediali, in questa mostra/installazione espone alcune immagini dei più importanti musicisti mondiali di jazz, fotografati nei vari festival europei inseriti in una installazione che gioca con le riflessioni delle immagini. Il primo impatto di scatole impilate e scarabocchiate durante le esposizioni precedenti contrasta con l’interno luminoso che sembra espandere lo spazio all’infinito.
 
Luigi Cavagna fotografava da anni, ma solo nel 1949 prese coscienza che la fotografia poteva non avere limiti ai fini dell’esperienza artistica e porsi quindi come forma di arte autonoma. Dopo la laurea, nel 1952, è accolto quale praticante in uno studio notarile di Milano ed ha così l’opportunità di frequentare l’ambiente fotografico milanese, dal quale trae utili esperienze. Può frequentare, diventandone quindi amico, un gruppo di artisti che saranno poi etichettati come i protagonisti del “realismo esistenziale”.
Fotografa e partecipa attivamente a mostre, concorsi e manifestazioni, ottenendo numerosi riconoscimenti, fino al 1958. Dal 1959 si dedica totalmente alla professione notarile.
Nel 1999 una galleria di New York lo rintraccia per chiedergli alcune sue foto per una mostra dedicata alla fotografia italiana del dopoguerra. Questo episodio lo induce a recuperare le immagini del periodo dal 1951 al 1958 e a riproporle nel volume “Luigi Cavagna fotografie 1951-58”.
 
L'inaugurazione e la presentazione della “Settimana della Fotografia” si terranno sabato 12 settembre al Teatro Comunale di Rivanazzano, alle ore 16.00. Alla presentazione, moderata da Laura Disperati, presidente Circolo Fotoamatori Rivanazzanese, interverranno Bruno De Faveri e Roberto Cifarelli. A Renzo Basora, artista e critico d'arte, sarà affidato il compito di presentare l’opera di Salgado, mentre Graziano Bertelegni, direttore del periodico “Oltre”, avrà il compito di presentare Luigi Cavagna.
 
 Informazioni 
Dove: Rivanazzano Terme
Quando: dal 12 al 20 settembre 2009

 
 
Pavia, 02/09/2009 (8041)




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