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Pagina inziale » Università » Articolo n. 7741 del 30 aprile 2009 (2716) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Geografie di un viaggio astratto
Nel bosco - Giuliana Perina
Questo l'accattivante titolo della mostra che raccoglie le opere di Giuliana Perina, ospitate da sabato prossimo al Collegio Cairoli di Pavia.

Lasciamo alle parole di Francesca Porreca un commento ai quadri in esposizione.
«“Un rapporto di colori e linee indipendenti, che nascono dalla necessità interiore e vivono nella totalità del quadro”: le parole di Kandinskij sembrano descrivere perfettamente le opere di Giuliana Perina, l’urgenza espressiva tradotta in una danza di colore e segno, l’astrazione dalla forma come specchio della concretezza del sentire.
 
Armonia e ritmo gestuale sono elementi fondanti del linguaggio dell’artista, che raggiunge sulla tela un particolare equilibrio compositivo, esaltato da una ricerca cromatica e segnica perfettamente calibrata: le tonalità fredde risultano sapientemente bilanciate grazie ad accensioni di colore puro - i rossi, i gialli, i viola. Le campiture larghe e materiche risaltano e fanno risaltare le sottili sciabolate di colore fatte in punta di pennello, quasi fossero una sorta di punteggiatura in grado di attribuire le giuste pause e accelerazioni al quadro. Il gesto ampio e apertamente espressivo, che abbraccia lo sguardo e invita a percorrere la superficie del dipinto, trova la perfetta misura nella presenza di segni brevi e sorvegliati, da leggersi come una sorta di “scrittura automatica” che riflette il percorso espressivo dell’autore e i suoi riferimenti formali, primo fra tutti Hans Hartung. L’artista tedesco ha saputo portare il procedimento dell’automatismo al suo vertice, assegnando al puro gesto la funzione di tradurre sulla tela l’improvvisazione psichica: in questo senso, la forza espressiva si manifesta nell’energia gestuale dell’artista, nel suo rapporto diretto con la spazialità del quadro.
 
Di pari passo con la ricerca gestuale, la riflessione sul colore si dimostra centrale nel lavoro di Giuliana Perina, che per questa via rimanda alla ricchezza del colorismo veneto, che ha infranto le regole del disegno per esaltare la potenza evocativa della pittura al di là della forma. Soprattutto nelle opere realizzate tra 2006 e 2007, il colore, trattato come materia densa, ricca di fisicità tattile, dichiara un’energia creativa che a stento rimane nei confini del quadro, mentre nei lavori più recenti l’elemento cromatico appare più impalpabile, sapientemente dosato nelle spezzature dei bianchi e arricchito da inserti preziosi, che aggiungono incisività alla luce complessiva. 

Le opere diventano così testimonianza visiva di suggestivi passaggi (s)compositivi, in grado di liberare l’energia poetica dell’artista nella profondità del colore e di stimolare la nostra istintiva capacità immaginativa. Ecco che nelle pieghe dei segni, nelle linee curve che animano la tela sembra di poter scorgere anche la natura, un orizzonte tra cielo e terra, rami sottili, una libellula in volo, la linea di un’onda che si richiude su se stessa… Come non ricordare allora il percorso verso l’astrazione di Piet Mondrian, che sottopone la forma dell’albero a una suggestiva scomposizione e ricomposizione di volumi: al termine della sua sperimentazione, il Melo in fiore sarà solo linea e colore, non più albero ma espressione universale della natura.
 
Nelle opere di Giuliana Perina colore e segno abilmente ritmati consentono di fare astrazione rispetto al particolare (e mutevole) aspetto delle cose, e al tempo stesso evocano elementi del vissuto e della natura di carattere universale, anche laddove non sono concretamente rappresentati. L’originale percorso dell’artista può dunque essere letto come un’aspirazione al sublime, come una mappa in codice di ciò che viviamo e sentiamo, in grado di delineare una “geografia dello spirito”, un paesaggio interiore in cui ciascuno può istintivamente riconoscersi.
Come una carta geografica, il lavoro di Giuliana Perina non dichiara tutti i suoi significati alla prima lettura, ma va percorso, indagato e si presta ad essere letto in modo diverso a seconda delle proprie esperienze passate, della direzione che si vuole intraprendere e della propria disponibilità al viaggio: in questo risiede la sua unicità e universalità.».
 
Nota sui titoli (di Giuliana Perina)
Io non ritengo necessario mettere i titoli ai quadri. Anzi, diffido dei titoli. Non do mai titoli ai miei quadri. Penso che un pittore debba esprimersi con la pittura, non con le parole. I titoli sono parole. Inoltre io non dipingo personaggi, eventi e neppure le cose che si incontrano nella nostra vita quotidiana, non dipingo nature morte o animali; io dipingo le mie fantasie, i miei sogni, le immagini che passano dentro di me, che sono fatte di linee, forme, colori che variamente si compongono, immagini che hanno scarsa relazione col mondo reale, che non mandano messaggi segreti e alle quali è difficile dare un nome. Hanno un solo obbligo queste immagini: debbono piacermi. Rispetto, ammiro e cerco la pura bellezza, al di là di riferimenti concreti e significati reconditi. Ogni titolo è un vincolo, può indirizzare l’interpretazione in modo diverso, forse incongruo con lo spirito che mi ha spinto a dipingere. Il titolo può diventare un ruffiano tra la mia opera e colui che la osserva. Questi sono i motivi per cui diffido dei titoli.
Mi si fa presente tuttavia come in certi casi i titoli possano essere utili. Ho qualche amico che ha occasione di parlare dei miei quadri e non sa come indicarli: la mancanza di titoli complica il discorso. Le sigle che ho messo, non funzionano, si confondono; non si ha l’immediata corrispondenza tra sigla e quadro: il titolo potrebbe permettere una più facile identificazione di un quadro. Mi hanno convinto. Ma non me la sono sentita di battagliare con le parole. Io so disegnare, usare i pennelli e i colori, non so usare le parole. E così ho chiesto ad amici e conoscenti di mettere loro i titoli ai miei quadri: sono questi che troverete nel catalogo e a lato delle opere. Vanno forse bene per facilitare la comunicazione, ma fermatevi lì: è solo il quadro che dovrebbe parlarvi, quel titolo, al massimo, può dirvi cosa esso abbia detto a una persona diversa da chi lo ha realizzato.

 

 
 Informazioni 
Dove: Collegio Fratelli Cairoli, Piazza Cairoli, 1 - Pavia
Quando: dal 9 (inaugurazione ore 18.00) al 23 maggio 2009, aperta al pubblico dalle 17.00 alle 19.00 (esclusi i festivi)

 
 
Pavia, 30/04/2009 (7741)




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