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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 7473 del 13 febbraio 2009 (2206) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Giselle al Fraschini
Giselle al Fraschini
Ufficialmente "Giselle" nasce dal libretto pubblicato a Parigi sotto il titolo: "Giselle ou les Willis. Balletto fantastico in due atti dei signori Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, Théophile Gautier e Jean Coralli; musica di Adolphe Adam; scene di M. Ciceri".
 
Prima rappresentazione lunedì 28 giugno 1841. Ma l'interesse di ThéophileGautier, poeta, critico, scrittore, per il soggetto risale a qualche tempo prima, quando conobbe una leggenda popolare resa nota da Heinrich Heine nella sua "Germania", quella delle Villi "color neve che danzano senza pietà".
Egli visualizza subito il balletto, ma essendo quello il suo primo tentativo drammaturgico, gli occorreva un assistente. Lo individua in Vernoy de Saint-Georges, romanziere e librettista, e, insieme, creano un'opera che rappresenta, dopo "La Sylphide", il nuovo manifesto letterario del movimento "romantico" allora in auge. L'idea fondamentale di Gautier è quella di connettere i due elementi tipici di quella poetica: l'amore terreno (in un atto realistico) ed il sovrannaturale (in un atto terreno). Il primo risente della cultura operistica romantica, con passione, tradimento e follia; il secondo è romantico nel senso purissimo dell'ultraterreno, dell'ideale femminile ai limiti del non-umano, etereo, quasi volante, staccato dalla terra, lunare e trasparente come un fantasma.
 
La vicenda inizia, dunque, in una dimensione quotidiana, nella cornice di un villaggio renano al tempo della vendemmia. Giselle, giovane contadina, non sa che Loys, il suo corteggiatore, altri non è che il principe Albrecht, promesso sposo della nobile Bathilde. Soltanto Hilarion, il guardiacaccia, a sua volta segretamente innamorato della ragazza, dopo aver trovato la spada del principe sospetta che Loys e Albrecht siano la stessa persona. Arriva un corteo e Albrecht, vedendo che vi fanno parte la fidanzata ed il padre, si nasconde per non essere riconosciuto. Bathilde incontra Giselle, che le racconta di essere innamorata e di amare allo stesso tempo la danza. Una passione travolgente, che spaventa sua madre, la quale ricorda con terrore la leggenda delle Villi, le fanciulle morte prima delle nozze che, trasformate in spiriti, attirano di notte gli uomini e li obbligano a ballare fino a morirne. Quando Hilarion accusa Albrecht della sua doppia identità, Giselle, che si sente tradita nel suo sentimento più bello e puro, perde la ragione. E si uccide. Qualche tempo dopo, nella radura di un bosco, Albrecht, in preda ai rimorsi, porta dei fiori sulla tomba dell'amata perduta. Ma il bosco è terra fatata. E, infatti, si realizza l'incantesimo delle Villi, guidate dall'imperiosa regina Mirta. Albrecht ritrova Giselle. Ma è condannato, come Hilarion, a danzare fino alla morte. Invano chiede a Mirta perdono: la legge delle Villi è inflessibile. Sarà tuttavia Giselle a salvarlo, aiutandolo a resistere e danzando con lui fino all'apparire del sole, quando gli spiriti delle Villi ritornano nel regno delle ombre. Svanito l'incantesimo, il principe si ritrova solo, nel villaggio, con il suo rimorso.
 
Con "Giselle" viene stabilita una formula valorizzata da un dizionario tecnico ormai avanzato e perfezionato al punto di restare la base di ogni sviluppo del balletto classico. Per l'essenzialità dei passi e dei movimenti, ognuno dei quali è dettato unicamente da una necessità drammaturgica, “Giselle”, dal punto di vista coreografico, infatti, non teme confronti, neppure con la candida e immacolata bellezza stilistica del "ballet blanc" che l'ha preceduta: lo dimostrano la gioia danzata dell'incontro tra i due protagonisti nel primo atto, la scena della follia, la leggerezza volante, alle diagonali ed ai celebri "incrociarsi" in arabesque delle Villi, alla variazione così perfida e maschile di Mirta che presenta con tanta efficacia teatrale il regno delle creature della notte.
 
Se “Giselle” è sopravvissuta, come tanti altri titoli del grande repertorio del XIX secolo francese, allo scorrere del tempo, il merito va a Marius Petipa, che rimontò e rielaborò l'originale per i Teatri Imperiali Russi, facendone un capolavoro assoluto. E proprio su questa versione Evgheni Polyakov ha costruito, con minime varianti, il suo balletto.
 
 Informazioni 
Quando: martedì 17 febbraio 2009, ore 21.00
Dove: teatro Fraschini, Pavia
Biglietti: a partire da euro 30 fino euro 6 (posti in piedi)
 

Comunicato Stampa

Pavia, 13/02/2009 (7473)




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