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Pagina inziale » Università » Articolo n. 7447 del 3 febbraio 2009 (3178) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Pavia nell'arte
Pavia nell'arte
Si conclude sabato pomeriggio la terza edizione di Note a Margine, l’iniziativa del Cral Ateneo di Pavia in collaborazione la cooperativa Progetti, nata e sviluppatasi con l’intento di promuovere la cultura, le tradizioni, la storia pavese anche nei loro aspetti meno noti attraverso incontri che, come amano ripetere gli organizzatori, intendono porsi a metà strada tra la conferenza colta e la conversazione conviviale.
 
Nell’edizione 2008-2009, che sta per chiudersi, le Note a margine hanno incontrato l’Arte, con quattro appuntamenti dedicati alla tradizione pittorica pavese attraverso i secoli.
Nel prossimo incontro, la giovane storica dell’arte Alessandra Rotella affronterà il tema “Pavia nell’arte. La fortuna iconografica della città”.
 
Tra le prime e più celebri raffigurazioni di Pavia c’è la veduta affrescata nella chiesa di San Teodoro che ritrae con minuziosa attenzione ed eccezionale importanza documentaria la città nel 1522.
L’iconografia della città turrita è riproposta anche dall’affresco “San Martino dona il mantello al povero” in San Salvatore e dal quadro della battaglia di Pavia di Gherardo Poli che pecca però di imprecisioni storiche.
 
Nel 1800 la visione della città è duplice: da un lato monumenti e luoghi celebri come San Michele, San Giovanni in Borgo, Piazza Grande divengono il degno sfondo dei quadri di storia così in voga tra i pittori romantici che recuperano e ripropongono episodi di storia locale intrisi di valori di libertà, forza e fierezza quanto mai attuali nell’Italia divisa e oppressa dallo straniero del periodo risorgimentale. Dall’altro lato si va sviluppando il genere della veduta, puramente descrittiva che si carica di valori emotivi più intimi e personali, svincolata da sottotesti e simbologie. Genere che sarà poi quello di più duratura fortuna, arrivando fino ai giorni nostri.
 
Partendo dal grande maestro della scuola pavese della seconda metà dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento Ezechiele Acerbi che ha lasciato nelle sue tele vere e proprie dichiarazioni d’amore alla città di Pavia, passando per Romeo Borgognoni, Riccardo Viriglio, Antonio Oberto, Mario Acerbi, fino al contemporaneo Remo Faggi o al toscano Mario Borgiotti, i cantori della città di Pavia sono numerosi e tutti appassionati.

Tanti anche gli angoli e i monumenti ritratti nelle tele dei vedutisti, anche se il tema in assoluto privilegiato, al punto da rappresentare probabilmente la vera e propria fortuna iconografica di Pavia, è quello del rapporto tra la città, il fiume e il ponte coperto. Non è un caso che ancora oggi questo monumento sia quello più conosciuto dai forestieri.
 
Tanti artisti colgono così uno dei tratti più importanti del carattere di Pavia: la nostra è una città d’acqua. Non è davvero un caso che il nome originario di Pavia sia stato Ticinum, né che la città sia nata proprio sulle sponde del fiume, non lontano dalla confluenza con il Po, né che in passato la sua fortuna economica e demografica sia stata profondamente legata alle attività fluviali. Ritrarre Pavia che si specchia nelle acque del suo fiume non è quindi solo riproporre un’immagine di successo ma anche rendere omaggio e rinnovare questo legame antico e imprescindibile.
 
 Informazioni 
Dove: Aula Volta, Palazzo centrale dell’Università - Pavia
Quando: sabato 7 febbraio 2009, ore 17.00
Partecipazione: gratuita.
Per informazioni: tel. 0382/530150 (Progetti)
 

Comunicato Stampa

Pavia, 03/02/2009 (7447)




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