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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 7354 del 18 dicembre 2008 (2041) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Madagascar 2: si salvi chi può!
Madagascar 2: si salvi chi può!

Spesso il cinema è “bigger than life”, a volte, per fortuna, lo è anche quello d’animazione.

Ecco un pazzo, intrigante, eccelso (anche considerando la concorrenza, ammettiamolo…) film per le vacanze di Natale 2008: Madagascar 2 di Eric Darnell e Tom McGrath, scritto tra l’altro da quello stesso Etan Cohen che già ha sceneggiato Tropic Thunder, se vogliamo una versione, recitata da esseri umani, di questo stesso film: i vezzi delle star ridicolizzati, una dimensione nuova e selvaggia nella quale muoversi, l’imbarazzo iniziale, le batoste, e infine, insospettabile (?!), la rivincita dei nostri eroi sulla mera forza bruta della natura più selvaggia (anche metaforicamente) del continente africano.

Che cosa ci può essere di più sano, divertente ed al tempo stesso pacificante?
 
Un leone che preferisce ballare piuttosto che ruggire, una zebra dinamica, una giraffa con problemi nervosi, un’ippopotama acida e sexy come saprebbe esserlo solo una rockstar: “…è il tuo sedere quello che ti porti dietro o è un tuo amico?” . Che cosa potreste desiderare di più? Qualche pinguino ipertecnologico, ma assolutamente casinista?
Bene, sarete accontentati, Kowalski e Private sapranno fare al caso vostro.
 
Muovendosi tra la comicità deadpan (è la battuta che cresce mano a mano, a fuoco lento eppoi esplode quando meno te lo aspetti) e l’uscita deliberatamente surreale (“…sì il progetto è bello, ma pensi che possa volare?”) Madagascar 2 conquista il suo pubblico passo dopo passo, sequenza dopo sequenza. Ed i grandi non si pentiranno di aver accompagnato i bambini al cinema.

Sì, lo so che la storia è abbastanza risaputa. Certo, non mi sfugge che Wall-e era un’altra cosa: meno parole, più idee, una capacità immaginifica e fantastica davvero stupefacente, la Pixar è sempre la Pixar, però alla fine lo spaesamento di quest’America (intendo di questi americani), che si legge ad esempio in quel capolavoro che è in In the Valley of Elah alla fine si respira lo stesso.
Storditi, fuori sync, con difficoltà inaudite da affrontare, questi animali non gettano la spugna, e si danno da fare per sopravvivere: non dovremmo prendere esempio da loro?

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 18/12/2008 (7354)

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