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Pagina inziale » Tavola » Articolo n. 729 del 3 ottobre 2000 (1868) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Buttafuoco, un vino di intenditori
Buttafuoco, un vino di intenditori

Profumo fine, intenso, pulito, gusto equilibrato e persistente. Signore e signori ecco a voi il Buttafuoco. Questo nome, che sembra di grande eloquenza per gli amanti del nettare d'uva e della buona tavola, nasconde un vino unico per l'Oltrepo Pavese, un vino prodotto soltanto in una ristretta zona geografica. Solo i vigneti dei "magnifici sette" - Stradella, Broni, Canneto Pavese, Montescano, Castana, Cigognola, Pietra de' Giorgi - pigiano l'uva da cui sgorga il Buttafuoco, un particolare vino simile all'Oltrepo pavese rosso riserva ma che vanta caratteristiche uniche legate al microambiente.

Selvaggina e formaggi stagionati sono l'ideale per gustare il Buttafuoco, dal sapore indimenticabile per gli affezionati cultori di Bacco abituati a tavolate pantagrueliche in cui il vino sublima il cibo.

Qual è il segreto del Buttafuoco? Forse l'uvaggio - che deve rigorosamente rispettare la composizione di Croatina, Barbera, uva rara e Ughetta di Canneto e nessun'altra uva - forse la vendemmia, forse il legno di rovere in cui si affina. Forse la passione che ha portato i suoi produttori a battezzare addirittura un club, una cerchia élitaria del Buttafuco storico nata il 7 febbraio 1996. Anno bisesto, anno funesto, non per Oltrepo e per il suo vino.

Quando la qualità ha il sopravvento sulla quantità il successo è assicurato e gli intenditori fanno a gara per degustare le annate fortunate del Buttafuoco.

Un buon pranzo non disdegna mai un bicchiere di buon vino e il Buttafuoco, versatile ma deciso, non disdegna queste occasioni. Alzate i calici e buon appetito.

 
 Informazioni 
 

Paola Ciandrini

Pavia, 03/10/2000 (729)

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