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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 7221 del 10 novembre 2008 (7319) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Tema ricorrente
Un'opera di Gentilini
Nello spazio espositivo pavese di Santa Maria Gualtieri, sarà visitabile da domenica prossima la mostra di Aldo Gentilini Tema ricorrente: opere dal 1970 al 1980. Curata da Carlo Migliorini e Paola Casati Migliorini, l’esposizione è patrocinata dal Settore Cultura del Comune di Pavia.
 
Aldo Gentilini nasce a Genova il 7 febbraio 1911. Poco o nulla sappiamo dei suoi dati biografici. Pressoché nulla è noto della sua giovinezza e della sua formazione, se non poche e scarne notizie lasciateci da Gentilini stesso durante un’intervista: “…da ragazzo disegnavo molto bene. Era un disegno infantile. Aveva delle caratteristiche al di sopra del normale. Poi sono stato avviato dalla mamma, curato soprattutto da questa mamma, al disegno. Ho iniziato col disegno per passare alla pittura. Quando ho avvertito che questo talento si muoveva e poteva sopperire a ogni tecnica, ho abbandonato anche il disegno per la pittura...”.
La formazione artistica di Gentilini sembra fermarsi qui. Tutto il resto è talento coltivato non in accademie d’arte ma in solitudine, in convento di clausura per tre anni (consigliato da Don Orione) e studiando filosofia. Le sue biografie riportano con monotona insistenza che fu autodidatta, ma questo non è proprio corretto: la sua formazione artistica è stata solo ‘diversa’. La sua arte si è plasmata non presso lo studio di un pittore, ma con la ricerca interiore di un senso profondo della vita e della ascesi spirituale verso Dio (era religiosissimo!) che si è manifestata all’esterno in un linguaggio multiforme e vulcanico di forme e colori che, unito al talento naturale, ha dato vita ad un originalissimo linguaggio pittorico.

Gentilini stesso non si definisce un pittore ma uninventoredi forme. La sua vita si svolge fra Volpeglino, in provincia di Alessandria (dove muore in povertà francescana nel 1982) e Courmayeur, al Portud, in Val Venì dove la famiglia possedeva un albergo. Ed è proprio la vita quasi da eremita nella cristallina aria del Portud che è la più congeniale alla maturazione della sua arte. Prima sono le sculture in legno colorato: grandi totem primitivi innalzati nella quiete della valle e le ingegnose ‘macchine’ o mulini (quasi ‘ automi’ di ascendenza futurista).  Poi la pittura: dopo un breve periodo figurativo, l’artista sperimenta un linguaggio pittorico “segnico” ben definito e subito maturo che non conosce variazioni e ripensamenti negli anni, anzi stigmatizza il suo messaggio spirituale e sociale in forme e colori fantastici che provengono dalla profondità della sua anima pulita.

Sempre le parole di Aldo Gentilini sono la migliore fonte documentaria per conoscere il suo iter di uomo e di artista: “…dovunque io vada ho una cittadinanza ideale. Non per niente ho fatto dieci anni di marciapiede, senza fissa dimora, come dicono i cronisti, alla ricerca di contatti umani, per esprimere meglio nell’arte lo spirito di un’epoca tutt’altro che crepuscolare, incline anzi a convertire l’austerità da parata della vecchia architettura in figurazioni libere, aeree. Vengo dal figurativo, mi interessa immensamente il costume ‘beat’, che considero il meglio della società di oggi...”.
Dunque arte come fatto sociale, come testimonianza di fede vissuta.             
 
Nei suoi dipinti salta subito all’occhio la matrice cubista: la scomposizione della forma di Picasso e Braque, ma anche di certo Leger, è ben presente e alla base dei dipinti di Gentilini, ne informa tutta la sua poetica. Ma accanto a questa, si coglie anche una vigorosa matrice espressionista e fauve (Matisse) con l’uso dei colori in senso soggettivo e antinaturalistico per suggerire stati d’animo e sentimenti.  Senza dubbio la sensibilità di Gentilini trova nel colore il mezzo più idoneo e autentico per esprimersi. Ed, infatti, un cromatismo violento esprime in modo genuino gli stati d’animo dell’artista: talvolta dolore e disperazione ma spesso il colore esplode in joy de vivre, una tensione spirituale e mistica verso Dio che vuole essere comunicata a tutti. Il suo “segno” pittorico, la sua ‘gestualità’, è veloce e decisa, urgente ed essenziale e si esprime preferibilmente attraverso la tecnica della gouache o l’uso dei colori acrilici Negli anni al Portud, la sua estrema sensibilità lo porta ad osservare e proteggere gli animali (come San Francesco,  un modello di vita e di fede per Gentilini) e ad assumere la rana come simbolo dell’ uomo: la rana prende lo slancio, fa un piccolo salto e poi ricade a terra per saltare di nuovo. Così è l’uomo nella sua ricerca di Dio. Fonda la setta dei ‘Ranisti’: un gruppo di asceti che nella contemplazione divina e nel lavoro trovano il completamento e la piena realizzazione della vita terrena.
 
 Informazioni 
Dove: Santa Maria Gualtieri, Piazza della Vittoria - Pavia
Quando: dal 16 al 30 novembre 2008, tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 (Inaugurazione: sabato 15 novembre, ore 18.00)

 

Comunicato Stampa

Pavia, 10/11/2008 (7221)




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