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Ernia cervicale, un intervento la elimina senza dolore
Ernia cervicale, un intervento la elimina senza dolore
L’ernia cervicale può essere operata e guarita grazie all’impianto indolore di una protesi che restituisce piena funzionalità al collo: l’intervento chirurgico dura poco più di un’ora e non comporta conseguenze per il paziente.
 
La tecnica è stata messa a punto da chirurghi e specialisti del Policlinico San Matteo di Pavia, tra le primissime strutture sanitarie in grado di applicare con risultati soddisfacenti gli effetti di una tecnica ancora poco conosciuta in Italia.
 
L’ernia cervicale è una delle patologie più diffuse tra le donne e i giovani. Può manifestarsi su base degenerativa (come conseguenza per esempio di una scorretta postura mantenuta nel tempo) ma anche come effetto di un trauma nel caso di incidenti stradali (il caso più frequente è legato al classico colpo di frusta) o altri infortuni.
 
Fino a qualche tempo fa la soluzione chirurgica era poco caldeggiata e non sempre efficace, oggi invece medicina e tecnologia consentono risultati interessanti: “L’intervento tradizionale – spiega Giuseppe Bellantoni, aiuto neurochirurgo al policlinico San Matteo – si svolgeva in discectomia e prevedeva l’applicazione di una sorta di gabbietta che bloccava il segmento articolare e limitava la rachide cervicale. Oggi una tecnica medica sempre più specializzata e il ricorso ad una speciale protesi dinamica che viene impiantata tra una vertebra e l’altra, consentono al paziente di poter ritrovare tutti i movimenti del collo e di essere dimesso senza conseguenze né invalidità funzionali già entro due giorni dall’intervento”.
 
Per chi soffre di ernia cervicale il sollievo è davvero tanto anche perché sino a poco tempo fa con questo fastidioso disturbo si rischiava di dover convivere a lungo, magari anche dopo l’intervento chirurgico eseguito secondo la tecnica tradizionale.

Ma a chi è consigliabile il ricorso al bisturi?Sicuramente alle persone più giovani – continua Giuseppe Bellantoni – almeno fino a 50 anni, anche perché con il sopraggiungere dell’artrosi anche la funzionalità della protesi verrebbe minata. Comunque ogni caso va valutato specificamente e in tal senso è importante il ricorso ad uno specialista neurochirurgo che saprà suggerire al paziente se sottoporsi o meno all’intervento”.  
 
 Informazioni 
 

Comunicato Stampa

Pavia, 30/09/2008 (7087)




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