Pavia e provincia: Pavese, Oltrepò Pavese, Lomellina, eventi, spettacoli e manifestazioni di Pavia e provincia
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Pagina inziale » Università » Articolo n. 6509 del 28 marzo 2008 (2228) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Note a margine: il libro
La copertina del libro
Nate dalla semplice curiosità e dal desiderio di ripercorrere e riscoprire la città, il suo territorio, la sua storia e le sue leggende, le spigolature per i curiosi di storia, tradizioni e cultura pavese diventano un libro.
 
Il Cral Ateneo Pavia, spiega - Angela Segagni, tesoriere del Circolo Ricreativo dell’Università - ha inaugurato “Note a margine” nel gennaio 2007 con l’intento di offrire ai propri soci, e più in generale alla città, un’iniziativa culturale di qualità, volta a valorizzare e riscoprire le risorse di Pavia e della sua provincia. La formula della conferenza colta, ma nel contempo conviviale, si è rivelata appropriata a richiamare un vasto pubblico e ha indotto il Cral a programmare un secondo ciclo di “Note a margine”, appena conclusosi, e a ideare il volume che raccoglie gli interventi della prima edizione.
 
Il libro, che verrà presentato sabato pomeriggio, si snoda in quattro saggi:
 
 Le bontà di Pavia. Non solo riso... ma anche - a cura di Luigia Favalli.
La storia dell'alimentazione di una popolazione segue di pari passo lo sviluppo della sua civiltà. Fin dai tempi in cui una mitica tribù celtica decise, ispirandosi al volo di una colomba, di stabilire la sua definitiva residenza sulla riva del fiume, a Ticinum, sive Papia, i cittadini della provincia pavese si sono distinti nello sviluppare una tradizione gastronomica di tutto rispetto.

Il saggio propone testimonianze illustri (Opicino de Canistris, Cesare Angelini, Gianni Brera) sulla nostra tradizione culinaria, passa in rassegna un gustoso ABC delle bontà pavesi dagli asparagi di Cilavegna al Varzi dop, passa passando attraverso le cipolle di Breme, i peperoni di Voghera, le offelle di Parona e molto altro. Un'appetitosa appendice sulle Ricette della Tradizione completa il lavoro
 
 Quando mescere era un'arte - a cura di Jessica Maffei
Nell'alto medioevo Pavia era considerata una vera metropoli. Capitale del Regno, sede del palazzo Regio, la città era animata dal continuo afflusso di una folla cosmopolita di dignitari, prelati, signori, servi, mercanti e pellegrini. Per l'anno Mille disponiamo di una sorprendente documentazione comprovante la presenza alla Fiera di Pavia di mercanti che giungevano da Londra, da Costantinopoli, dall'Irlanda, dalla Scozia e dalla Francia. La fiorente situazione non mutò con l'inizio del secondo millennio quando la città continuò ad essere approdo di trafficanti e uomini d'affari a cui si sommavano gli studenti stranieri che frequentavano lo Studium generale che Galeazzo II fondò nel 1361.
Per Pavia, oltre ai fiumi Po e Ticino, transitavano le grandi strade che collegavano i mercati del centro Europa con la Riviera Ligure e i cammini che portavano verso il Nord e la Francia e verso il sud della penisola. Erano le vie dei pellegrini, dei convogli mercantili e delle armate a cui Pavia era in grado di offrire un vistoso apparato alberghiero. Per il 1300 e 1400 i documenti ci presentano infatti un quadro di tutto rispetto, con numerose locande pronte ad accogliere i forestieri in transito. Un elenco ci segnala in città la locanda de la Serpa, attestata già nel 1375, la locanda in Porta pertuxia nel 1381, l'albergo della Cervia nel 1383, delle Chiavi nel 1388, Ad signum falconis nel 1394, della Stella nel 1395, Sub signo Gali nel 1424, degli Scarioni nel 1476, della Ruota nel 1476 e quello Sub signo Saracini.

 Note sulle perdute botteghe di vino in città - a cura di Carlo Aguzzi
Pavia ha sempre avuto un buon numero di osterie, almeno nei tempi addietro. Nei primi anni del 1900 erano ben 153, negli anni Quaranta il loro numero era sceso a 32, mentre alla fine del XX secolo erano soltanto 22. Oggi, le pagine gialle ne annoverano una decina, ma tra queste la maggior parte sono veri e propri ristoranti.
Per entrare in sintonia con le vere osterie pavesi è sufficiente riandare con il pensiero all'inizio del Novecento. Oggi si compra il vino nelle enoteche, nei wine-bar, nei supermercati e nelle gastronomie e sempre in bottiglie doverosamente etichettate. Ben diversa era la distribuzione commerciale di qualche decennio fa: allora erano i grappoli d'uva che raggiungevano la città, era la collina che conferiva verso il capoluogo, con un carosello di "bigonce", i navass che lasciavano, lungo la strada di Stradella e Broni e sul ponte della Becca, una scia profumata ed esilarante. La strada era allora intasata, quasi preclusa agli automobilisti dai numerosi carri a quattro ruote. Apparivano in città le coppie di buoi, lentamente diretti alle case dei clienti, molti privati e altrettanti esercizi pubblici, che spremevano i grappoli. Sono usanze ormai scomparse, come sono scomparsi i negozi che si rifornivano anche di vini provenienti da altre zone d'Italia, i Trani e i Barletta che finirono per diventare motivi d'insegna e diedero il nome a macchiette tipiche di frequentatori degradati dal bere, i tranisti.
L'osteria era un tempo un'istituzione, all'insegna della frasca rinsecchita che si compendiava in una sola parola: vino.


I due saggi sono un'indagine sulle antiche osterie pavesi e compiono un excursus affascinante attraverso i secoli, presentandoci luoghi dall'indubbio fascino animati da mille aneddoti e personaggi.
 Vaghi svaghi nella Pavia che fu - a cura di Alessandra Viola
L'idea di questa conversazione di Note a margine nasce dal desiderio di tracciare una mappa dei luoghi di svago - più precisamente dei teatri - a Pavia tra Ottocento e Novecento.
Il quadro che emerge è quello di una città assai vivace, dove la passione per il teatro divampa precocemente: ricordiamo, infatti, che l'inaugurazione nel 1773 del primo teatro pubblico di Pavia precede di alcuni anni l'apertura della Scala di Milano; si tratta del Teatro dei Quattro Cavalieri, oggi Fraschini, nato su iniziativa di quattro nobili pavesi - il conte Francesco Gambarana Beccaria, il marchese Pio Bellisomi, il marchese Luigi Bellingeri Provera e il conte Giuseppe Giorgi Vistarino - per risolvere il problema dell'aumento costante del pubblico che una gestione esclusivamente privata degli spettacoli, fino ad allora tenuti nelle dimore patrizie, non era più in grado di soddisfare.


Studio sui luoghi di divertimento a Pavia ai tempi dei nostri nonni e bisnonni.
 
Un’opera accattivante, che conduce il lettore in una sorta di visita guidata fatta da un’originale angolatura, accompagnata da profumi e sapori di una volta
, come l’ha definita l’assessore alla Cultura della Provincia di Pavia, Marco Facchinotti.
 
Il Cral Ateneo ritiene che la sinergia con enti e istituzioni del territorio sia una buona strada da percorrere per produrre e offrire iniziative sempre più interessanti e varie.
La realizzazione della seconda edizione di Note a Margine, così come del volume, è, infatti, divenuta possibile grazie al contributo della Provincia di Pavia, dell’Università degli Studi di Pavia e alla collaborazione con la società cooperativa Progetti. L’iniziativa gode altresì del patrocinio del Comune di Pavia
.
 
 Informazioni 
La presentazione
Dove
: presso Cascina Scova, Baldo degli Ubaldi, 18 - Pavia
Quando: sabato 5 aprile 2008, alle 17.30
 
 
Pavia, 28/03/2008 (6509)

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