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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 632 del 3 ottobre 2002 (9360) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Ludovico Sinistrari e la demonialità
Ludovico Sinistrari e la demonialità

Padre Sinistrari scrisse diversi saggi sui diversi tipi di peccati. In particolare, è rimasto celebre per il saggio Demonialità. L'obiettivo di fondo di questo libro, del tutto originale dal punto di vista filosofico, è quello di dimostrare l'esistenza di incubi e succubi (esseri che potremmo chiamare folletti) che non sono incarnazioni del Demonio, ma vere e proprie creature razionali, di natura superiore a quella dell'uomo, dotate di anima e di corpo.

Essi vivono tra noi, si manifestano a loro piacimento, possono convertirsi ed ottenere la salvazione eterna. Hanno in comune con l'uomo la debolezza della carne, sottolineata da una particolare inclinazione verso le femmine della specie umana.
Questi esseri, distinti dagli angeli e dai demoni puri spiriti, sono identificati dal Sinistrari con i fauni, i satiri, i geni, gli elfi ed i folletti delle varie mitologie. Dal loro accoppiamento con donne umane sarebbero nati personaggi straordinari, superiori agli uomini comuni: i Giganti della Bibbia, Alessandro Magno, Platone, Romolo e Remo, Cesare Augusto, il Mago Merlino, Martin Lutero. Come i muli, ibridi fra le specie dei cavalli e dei muli, anche tali ibridi tra i folletti e gli uomini sarebbero incapaci di avere figli.

L'autore elenca differenti specie di folletti e le maniere più idonee per liberarsi di loro.
Tre casi concreti, tratti dalla sua esperienza di confessore nella città di Pavia, offrono esempi illuminanti di folletti nostrani. Sinistrari osserva che, a differenza dei demoni dannati, i folletti non si lasciano intimorire da orazioni, da reliquie consacrate e da invocazioni, mentre sembrano sensibili a fumi e profumi.

Un sacerdote francese del sec. XV, William de Paris, aveva affermato che: "L'esistenza di esseri conosciuti con il nome di incubi e succubi dominati da un'ardente concupiscenza, i quali, come è risaputo, possono generare figli, è testimoniata da molti uomini e donne traviati da loro, che hanno subito i loro attacchi lascivi".

Un sacerdote veneziano, di nome Brognoli, racconta una storia straordinaria, sull'apparizione di un succubo a Bergamo, nel 1650. La vittima fu un giovane di ventidue anni. Una notte, appena coricatosi, intese un rumor di passi che si avvicinavano. Accese una candela e, molto sorpreso, riconobbe la sua fidanzata, Teresa. Questa gli raccontò che i suoi genitori l'avevano scacciata di casa e che veniva a cercare ospitalità per la notte. Il giovane si insospettì, ma non ebbe nulla in contrario a condividere il letto con la fanciulla. Il desiderio reciproco li spinse all'amore, e all'alba il ragazzo era completamente esausto. Allora, al sorgere del sole, la ragazza gli rivelò di non essere la sua fidanzata, ma un succubo. Continuò ad andare a trovarlo notte dopo notte, lasciandolo sempre sfinito. Padre Brognoli scrive: "Tale disgustoso commercio durò diversi mesi, ma Dio lo fece finire liberando il giovane dal succubo tramite la mia intercessione e la penitenza meritata dai suoi peccati".

In realtà le vittime erano sempre ragazze attraenti, mai uomini o donne vecchie e brutte. I mariti che sorprendevano i demoni a letto con le mogli non avevano mai l'occasione di affrontarli direttamente, perché essi invariabilmente sparivano nell'oscurità. Inoltre non si faceva molto caso all'enorme sovrabbondanza degli incubi sui succubi: erano molti più i casi di donne perseguitate dai folletti che non di uomini plagiati dalle follette.

I folletti non appartennero solamente al mondo dell'Europa cristiana. Gli Ebrei medievali riconoscevano ed affrontavano demoni in tutti gli aspetti della vita quotidiana.
Il peggiore era la Morte in persona, nella figura di un angelo sterminatore, poi esistevano i dybbuks, spiriti incarnati in corpi di vittime innocenti che potevano essere sottomessi solo con l'esorcismo, e demoni immondi che provocavano malattie, e altri che rendevano gli uomini impotenti e le donne sterili.
I Berberi e gli Arabi conoscevano folletti, orchi e orchesse (giunn, ghulin e ghulat). Sapevano come riconoscerli e distinguerli in buoni e cattivi, a seconda del colore della pelle, dei capelli e degli occhi.

Quanto ai nostri folletti, il Sinistrari azzarda che, se picchiano e arrivano anche a uccidere le proprie amanti, ciò capita per un vero e proprio rimorso e per la loro volontà di riscattarsi dal proprio peccato, perché per un folletto l'accoppiamento con un essere della specie umana è peccato paragonabile all'accoppiamento di un uomo con una bestia.
Attenzione, perciò: Donna avvisata...

Ludovico Maria Sinistrari nacque ad Ameno, nel distretto di San Giulio d'Orta, nella diocesi di Novara, il 26 febbraio 1622. Studiò lettere a Pavia, dove entrò nel 1647 nell'Ordine dei Francescani. Dapprima insegnò Filosofia, poi Teologia, per quindici anni, circondato da numerosi studenti che erano attratti per la sua fama da tutti i paesi d'Europa.

Uomo di cultura universale, apprese da autodidatta le lingue straniere e spesso, nei Concili (Comizi) generali del suo Ordine, a Roma, sostenne pubbliche tesi su ogni materia dello scibile umano. S'interessò in modo particolare allo studio dei Diritti Civile e Canonico. Occupò a Roma il posto di Consultore al Tribunale Supremo della Santa Inquisizione, fu per due anni Vicario generale dell'Arcivescovo d'Avignone, poi divenne Teologo presso l'Arcivescovo di Milano. Nel 1688, incaricato dai Comizi generali dei Francescani di redigere nuovi statuti per l'Ordine, s'occupò di tale incarico con il trattato Practica criminalis Minorum illustrata. Morì il 6 marzo 1701, all'età di 69 anni.

 
 Informazioni 
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Alberto Arecchi

Pavia, 03/10/2002 (632)

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