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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 610 del 5 maggio 2001 (4130) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Palazzo o grotta?
Palazzo o grotta?

A cavallo tra Quattrocento e Cinquecento tutta la penisola italiana e, soprattutto, Roma sono pervase da un profondo spirito di ricerca archeologica che porta gli "antiquarii" (così erano chiamati gli amanti delle antichità) a scavare un po' ovunque...

Proprio in questo periodo, gli operai che lavorano sul Colle Oppio, nelle vicinanze del Colosseo, creano dei cunicula attraverso i quali scoprono bellissime stanze decorate con affreschi e stucchi.

Il luogo era buio e cavernoso: per questo motivo, quella che oggi è la Domus Aurea neroniana viene inizialmente scambiata per una serie di grotte, sotto il Colle Oppio, e le decorazioni di muri e soffitti vennero chiamate "grottesche". Inutile dire che queste "grotte di Alì Babà" comprendono altri numerosi tesori, tra cui il gruppo scultoreo del Laocoonte.

Le continue scoperte rendono Roma la meta del pellegrinaggio di molti artisti, che visitano anche i cunicula bui e freddi dove sono state trovate le nuove decorazioni a grottesche: entrano strisciando, con una candela o pochi cerini che subito si spengono per la troppa umidità.

Il luogo non è invitante, ma la nuova pittura è un richiamo troppo forte...gli artisti entrano, ammirano, copiano quel che possono mediante schizzi frettolosi, lasciano la loro firma (con la cera delle candele!) e se ne vanno, pieni d'immagini affascinanti che la loro fervida fantasia rielaborerà all'infinito. Nasce la moda delle decorazioni a grottesche.

Alcuni esempi in Pavia e provincia? Alla Certosa, nel refettorio, dove, nel fregio sotto le figure nei tondi, numerosi puttini su cigni, cavalli, delfini e animali fantastici, reggono delle cornucopie cariche di fiori e frutti. Lo sfondo è dorato, colore che si ritrova in altre grottesche rappresentanti elementi vegetali e delfini affrontati, dove il giallo si mischia col rosso, quasi a simulare l'effetto del cotto: nell'oratorio di San Salvatore, presso il monastero della "pusterla" (S. Maria Teodote) e in San Teodoro a Pavia. In quest'ultima chiesa, il fregio sottolinea le storie di S. Barbara, da poco restaurate.

 
 Informazioni 
 

Anna Montani

Pavia, 05/05/2001 (610)

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