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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 5861 del 11 settembre 2007 (2878) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
L'anima nella creta
Particolare della locandina della mostra
A cinque anni dalla scomparsa, il Comune di Sannazzaro de’ Burgondi, con la mostra “Domenico Reali - L’anima nella creta. Opere 1953-2000”, rende un doveroso omaggio ad uno dei suoi concittadini più illustri.
 
Giovane scultore, Domenico Reali (Sannazzaro, 17 novembre 1928 - 5 ottobre 2002) modella le prime opere nella casa di viale Loreto, istintivamente, grazie a dei pani di plastilina recuperata casualmente. I genitori, con amore ma senza entusiasmo, gli permettono di frequentare lo studio di Emilio Testa, scultore pavese di cui si ricordano i bassorilievi ubicati nella Chiesa del Carmine a Pavia.
Nel 1952 si iscrive all’accademia di Brera. Come maestro sceglie Giacomo Manzù che lo accoglie parlando in dialetto bergamasco, umano e burbero al tempo stesso: “ricorda, ragazzo, la miglior stecca resta il pollice!”, facendo seguire alle parole una dimostrazione pratica: pollice sulla lingua e poi nella creta morbida ed invitante.
Più di una volta il grande scultore lo sprona e lo incoraggia, intuendo nel giovane Reali il germe dell’artista vero, senza fronzoli intellettuali, concentrato unicamente nella realizzazione dell’opera. Anche Francesco Messina, allora insegnante a Brera, si accorge di Reali e lo invita a diventare suo allievo.
Sono di quel periodo le amicizie con Cavaliere, Nobile, Bellani e Sacchi. Alik Cavaliere, suo ammiratore, lo invita a modellare una grande statua da esporre nottetempo in Piazza Duomo a Milano, per dimostrare con un gesto clamoroso le sue capacità. Ma un simile gesto non appartiene all’uomo Reali, malinconico e introspettivo, perfezionista mai esibizionista, in contrasto ma comunque figlio dei tradizionali valori radicati nella sua famiglia.
 
Artista eccellente quanto umile, di lui ci è rimasto un notevole e pregevole insieme di opere, di forme scultoree fuse nel bronzo o lasciate in potenza nella creta.
È un percorso artistico molto interessante quello di Reali che, da buon provinciale, ha sempre seguito attentamente la vicenda artistica italiana.
Reali ha inseguito per tutta la sua vita, sostenuto ed incoraggiato dalla famiglia, il suo mondo interiore. Si può affermare che il tema portante del suo lavoro sia il corpo femminile, sintesi di energia e di grazia come nel “monumento alla Mondina”, tanto caro ai sannazzaresi, che abbellisce i giardini di Palazzo Pollone.
Reali dà vita ad una moltitudine di volti e corpi, spesso femminili, sempre aggraziati, esili, scarniti, connotati da una grande dignità e compostezza.
Lo scultore realizza forme affascinanti, con un gioco di piani vibrati, con una trattazione plastica, mossa e tendente all’effetto pittorico, quasi alla Medardo Rosso. Tutti i richiami alla grande tradizione italiana, all’impressionismo lombardo, al clima culturale del pieno Novecento.
Reali sembra volersi liberare di ogni elemento superfluo, affrontando l’essenza di un’immagine rigorosa e scarnita che corrisponde alla sua personalità, complessa e serena allo stesso tempo.
 
La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo sul quale il prof. Matteo Smolizza, filologo e storico dell’arte, scrive:
C’è una scultura di Domenico Reali, La Madonna della Pace (2000), che avrebbe la sua collocazione ideale in Sant’Apollinare in Classe a Ravenna, e che vedremo (presto, spero) nel Duomo di Pavia: una grande terracotta, oltre 2 metri, che sembra risalire la tradizione della scultura dal novecento lombardo (in particolare come trasposizione plastica del Chiarismo, in una linea che deriva dallo scapigliato Giuseppe Grandi) fino all’arcaismo etrusco. La profonda semplicità della composizione – questa donna velata che offre una colomba serenamente accucciata nella mano destra –, la bellezza emozionante della scabra superficie, lo sguardo posto a quel punto mediano tra l’introspezione e la visione che genera intorno alla scultura uno spazio ispirato, che si avverte destinato alla venerazione, non lasciano comprendere come un artista capace di tanto possa essere sconosciuto anche agli specialisti.
La ragione principale, certamente, è che in realtà Reali non è mai stato visto: come non raramente accade, la sua consistenza è confinata nei 150 mq. dello studio utilizzato per decenni a Sannazzaro de’ Burgondi, naturalmente destinato a divenire una Casa Museo man mano che si sviluppa l’attenzione delle istituzioni, dal Comune che ha promosso questa mostra, alla Fondazione Cavallini Sgarbi, ai Musei di Varese, Vado Ligure e Aosta che hanno acquisito recentemente alcuni tra i suoi lavori più notevoli. La seconda ragione è che nella produzione di Domenico si registra una grande incostanza di risultati – passando da pezzi capitali ad opere corsive e modeste, con una differenza di cui egli stesso non aveva pieno avvertimento: mi è capitato di salvare una testina gettata tra la paglia come scarto, certo migliore di molti lavori da lui considerati centrali.
In realtà questa altalena risponde alla idea, originaria in Reali, che la scultura non fosse il mestiere o la missione unica della sua vita, ma uno spazio personale e anche umile, fortunosamente alternativo alla esistenza quotidiana. In questo orizzonte, la scultura diviene veramente un sogno, in cui talvolta l’animo si rispecchia con una energia gentile ed una sincerità così intima e coinvolgente da levare le parole…
 
…Purtroppo una valutazione complessiva della produzione dell’artista, comunque non possibile in occasione della sua prima esposizione pubblica, è resa molto difficile dalla carenza di opere della formazione e, direi, fino agli anni ottanta, soprattutto a causa della perenne insoddisfazione che lo ha portato a distruggere nel tempo tanta parte dei suoi lavori.
Certamente, però, quanto vediamo basta a far capire che una prossima storia della scultura del Novecento in Lombardia non potrà fare a meno di lui” .
 
 Informazioni 
Dove: Sala Lunghi della Biblioteca Civica “C.Tacconi” – Sannazzaro de’ Burgondi
Quando: dal 13 (inaugurazione ore 21.00) al 22 settembre 2007
 

Comunicato Stampa

Pavia, 11/09/2007 (5861)




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