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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 559 del 5 dicembre 2000 (8891) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
C'era una volta... la cattedrale doppia di Pavia
C'era una volta... la cattedrale doppia di Pavia

Le città cambiano, oggi come in passato, e ciò che ieri era il fulcro della vita cittadina, ai nostri giorni può addirittura essere scomparso non solo dalla memoria, ma anche dalla stessa fisionomia urbana.

E' questo il caso delle cosiddette cattedrali doppie: in passato, le cattedrali di Milano, Brescia, Cremona e Pavia erano formate da due "chiese gemelle", poste una in fianco all'altra nella piazza principale. Solitamente una piccola e una grande, collegate tra loro e simili nella struttura, esse nascono da due aule parallele utilizzate nel IV secolo, il martiryum e la chiesa basilicale affiancati: un'aula è dedicata alla Vergine ed usata come chiesa parrocchiale e vescovile, l'altra ad un martire e destinata al clero. Entrambe vengono aperte stagionalmente: la prima, posta a sud e più piccola, quindi più facilmente riscaldabile, è usata in inverno (chiesa iemale), la seconda, più grande e posta a nord, in estate (chiesa aestiva).

A Pavia, fino al momento in cui viene decisa la costruzione dell'attuale Duomo (sotto la Signoria di Ludovico il Moro), la cattedrale è costituita da due chiese dedicate l'una a S. Stefano, l'altra a S. Maria del Popolo, tra loro intercomunicanti. Lo storico Opicino de Canistris (XIV secolo) ci lascia testimonianza del duomo pavese come ecclesia cathedralis eo quod ex duabus ecclesiis perficitur ("la cattedrale che è formata da due chiese"), descrivendolo, inoltre, in un prezioso disegno rappresentante la piazza con la statua del Regisole, le facciate del Duomo e la torre civica.

Gli studiosi hanno supposto che S. Stefano fosse una chiesa di notevole ampiezza, suddivisa in cinque navate di cui la centrale molto vasta e le laterali molto strette. La pianta della chiesa non può essere ricostruita con esattezza.

C'era una volta...La Cattedrale doppia di Pavia

Sembra invece sicura la suddivisione delle quattro navate laterali in cinque campate rettangolari, divise le une dalle altre da piloni cruciformi. I piloni divisori erano in cotto ed arenaria, a dimostrazione dell'amore per il cromatismo proprio dell'età romanica. La facciata, a capanna come quella di S. Pietro in Ciel d'Oro, era divisa da poderosi contrafforti in arenaria e aveva tre portali di ingresso. L'interno era illuminato da una serie di bifore e monofore e da una apertura cruciforme, e così anche a S. Maria del Popolo. Di questa chiesa rimangono oggi numerose sculture, conservate al museo del Castello, che presentano fra loro una grande omogeneità stilistica ed iconografica: la ricchezza di motivi decorativi vegetali, animali ed umani, quasi barocchi per la loro sovrabbondanza, fa supporre una datazione intorno al 1130, mentre l'architettura sembra essere precedente (1120).
La chiesa, infine, era completata da una cripta ad oratorio.

S. Maria svolge pienamente le funzioni di cattedrale già dal IX secolo, quando il corpo di S. Siro, protovescovo pavese, viene momentaneamente posto al suo interno per 24 giorni, in attesa che fosse pronta la sepoltura nella cripta di S. Stefano. La chiesa invernale era a tre navate (ciascuna di cinque campate), dotata di un transetto non sporgente e occupata, per tutta la sua superficie, dalla cripta sottostante (del XII secolo). I piloni e i semipiloni che reggevano le volte non erano uniformi, ma dimostravano una varietà di motivi propria del primo periodo romanico.

I capitelli, di forma cubica, erano in marmo di ornavasso mentre i piloni e le arcate in doppia ghiera erano in cotto. La facciata aveva un unico e ampio portale d'ingresso ed era divisa coloristicamente in due fasce: nella zona inferiore dominava la candida arenaria, mentre in quella superiore si trovavano mattoni smaltati e policromati e maioliche provenienti dall'Islam. La decorazione scultorea non era uniforme e dimostrava sia influenze francesi che islamiche. Per le numerose discrepanze, sia stilistiche che iconografiche, S. Maria è datata al 1090 circa.

 
 Informazioni 
 

Anna Montani

Pavia, 05/12/2000 (559)

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