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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 558 del 7 dicembre 2000 (4708) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
San Michele: un malato non immaginario
San Michele: un malato non immaginario

Si è da poco concluso (novembre 2000) l'ennesimo restauro al S. Michele e ha lasciato di stucco molti pavesi per la sua radicalità, in quanto molti pezzi sulla facciata sono stati sostituiti da copie e depositati nel museo, in un ultimo disperato tentativo di salvare questo pezzo di storia cittadina. Ma come si è arrivati a questo drastico intervento?

La chiesa comincia ad avere problemi di precarie condizioni statiche nel tardo Quattrocento quando, in pochi anni, essa subisce interventi architettonici assai rilevanti, tra cui il rifacimento delle volte della navata centrale. Si tratta di un vero e proprio restauro resosi necessario per salvaguardare l'edificio da alcune gravissime lesioni. Capomastro è Jacopo da Candia, che partecipa anche alla progettazione del nuovo Duomo rinascimentale accanto ad architetti del calibro del Bramante, l'Amadeo e Cristoforo de' Rocchi. Alla sua morte, Jacopo è sostituito dal figlio Agostino che prosegue i lavori fino all'autunno del 1489.

Nel 1592, viene spostato l'altare, che allora si trovava vicino all'abside e viene così coperto il mosaico rappresentante la Teoria dei Mesi, che rivedrà la luce solo nell'Ottocento. Queste trasformazioni sono anche la causa dello sfondamento del muro delle due campate intermedie, allo scopo di ottenere le quattro cappelle delle navate laterali.

Nel 1612-14, viene rimaneggiata la cripta. Nell'Ottocento, Carlo e Siro Dell'Acqua eseguono diversi rifacimenti, tra cui la riapertura di antiche finestre, la restituzione dell'antico livello del pavimento, il rifacimento della prima volta del matroneo di sinistra.

Ma il degrado non si ferma: nel 1932, vengono lanciati i primi allarmi per il decadimento delle superfici esterne dell'edificio. Il Soprintendente allora in carica, Gino Chierici, nel 1942 fa eseguire 500 negativi, per avere una documentazione completa dei rilievi della chiesa (poi distrutta durante gli eventi bellici), e diverse opere di consolidamento in cemento armato nei muri della navata maggiore, dove si aprivano profonde crepe.

Da questo momento, il processo di sfaldamento dell'arenaria subisce una paurosa accelerazione e sembra che non si possa fare nulla per il grande malato. Nel 1963, l'Amministrazione comunale incarica Piero Sanpaolesi di realizzare un progetto di restauro e consolidamento della facciata, intervento che si conclude nel 1967. Vengono sostituiti molti pezzi fatiscenti, soprattutto nella parte superiore della facciata, eliminati i piombi che ricoprivano l'edificio e sostituiti con una copertura in cotto (contro l'alta concentrazione di umidità). "Ma l'aspetto più ardito dell'operazione è rappresentato dal trattamento chimico dell'intera superficie esterna ... si è ottenuta una profonda penetrazione nella pietra di una soluzione a base di fluosilicati..." (A. Peroni).

Non ci si è, cioè, limitati a spruzzare le sostanze chimiche sulla pietra con un polverizzatore, ma si sono introdotte tali sostanze nella 'compagine stessa della pietra', non prevedendo l'effetto bomba che la silice immessa avrebbe causato nell'arenaria: in pratica, al fine di indurire l'arenaria, si è attuato un procedimento che ha sortito un effetto totalmente opposto. La silice indurisce i pori e libera acido fluoridrico. Il materiale lapideo si indurisce solo superficialmente e le sculture pagano un prezzo pesantissimo: il decadimento lento e costante. Il restauro appena conclusosi altro non è, probabilmente, che l'ultimo disperato tentativo di tenere sotto controllo gli effetti di tale bombardamento. Una scelta meditata e lungamente sofferta dato che, in Italia, prima di realizzare l'apposizione dei calchi al posto degli originali bisogna, per legge, avere il parere favorevole di due Istituti molto competenti nel campo del restauro: l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e l'Istituto Centrale del Restauro di Roma.

 
 Informazioni 
 

Anna Montani

Pavia, 07/12/2000 (558)

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