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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 550 del 12 settembre 2000 (4535) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Una sala da scoprire

Viaggio nella decorazione pittorica del refettorio della Certosa di Pavia.

Vergine allattante

Inebriante è per l'amante dell'arte la visita alla Certosa di Pavia. Ma il rischio che corre il visitatore è quello di soffermarsi solo sulle zone più note del monastero, tralasciando altre parti in cui di solito si giunge dopo aver fatto "un'indigestione d'arte". Una di queste è il refettorio che, diviso in due parti (quella dei Padri e quella dei Conversi) da un tramezzo, è decorato nella fascia superiore delle pareti da un importante ciclo di affreschi di scuola bergognonesca del XVI secolo.

Fulcro del ciclo pittorico è la Vergine allattante sul soffitto, similitudine della parola di Dio che nutre il fedele. Ad essa, sono collegate le figure dipinte nelle lunette che corrono lungo tutta la sala e in cui sono rappresentati Santi, Profeti e Certosini nell'atto di indicare o rivolgersi alla Madonna stessa. Il visitatore vi può riconoscere, oltre ai Santi canonici della tradizione cristiana (ad esempio, i quattro Evangelisti), anche Santi meno noti. Nella zona dei Padri, dediti eminentemente alla preghiera e allo studio, ci sono, in effetti, diversi Santi che richiamano le origini della storia certosina, come S. Ugo di Grenoble, Vescovo, che diede in dono a S. Bruno la collina di Chartreuse per fondarvi la prima certosa.

Certosa di Pavia

Nella zona dei Conversi, che svolgono funzioni pratiche, le figure riguardano personaggi più 'popolari', come il Beato Guglielmo di Fenoglio, protettore dei Conversi. La leggenda narra che Guglielmo, vivandiere della Certosa di Casotto (un monastero sorto nel 1172), recandosi in città per fare provviste, sulla strada del ritorno veniva spesso attaccato dai briganti e, regolarmente, derubato del suo carico. Stanco delle ripetute rapine, un giorno Guglielmo avrebbe staccato una coscia dal suo mulo e, con questa 'clava' di fortuna, avrebbe riempito di botte i banditi, costringendoli alla fuga. Poi, Guglielmo avrebbe tranquillamente riattaccato la zampa al malcapitato mulo, consentendogli di tornare sano e salvo alla stalla. Per questo, Guglielmo viene da quel momento rappresentato in tutte le Certose d'Europa nell'atto di brandire una coscia di prosciutto.

Le lunette del refettorio sono sottolineate da un fregio a grottesche, in cui diversi puttini giocano e scherzano con animali fantastici e coloratissimi. Il fregio è continuo, interrotto soltanto da peducci al cui interno si trovano puttini monocromi su fondo blu che suonano strumenti musicali rinascimentali, come il liuto o il flauto provenzale: un flauto che, avendo solo tre fori, si poteva suonare con una mano sola, lasciando l'altra libera per suonare un tamburello.

Madonnina con bambino

La decorazione pittorica di questa sala è completata da un affresco, della fine del XVI secolo, sulla parete meridionale, opera del genovese Ottavio Semini e raffigurante l'Ultima Cena: esso è una delle numerose copie, fatte nel Cinquecento, della Cena di Leonardo, che tanta impressione aveva suscitato nei suoi contemporanei. Alla sinistra di questo affresco, una Madonnina con Bambino, di epoca antecedente a tutta la decorazione finora descritta, guarda timida il visitatore. Essa risale all'epoca in cui il refettorio era usato come chiesa, a quando cioè la chiesa attuale non era ancora stata costruita e il refettorio non ancora adibito a sala da pranzo. Ma questa è un'altra storia.

 
 Informazioni 
 

Anna Montani

Pavia, 12/09/2000 (550)

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