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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 5408 del 17 aprile 2007 (2340) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fra colori e simboli
Totem español,1974 - Smalti acrilici su cartoncino, 75x100
E così, “fra colori e simboli”, Pablo Luis Ávila chiude il cerchio.
 
Alla fine degli anni Sessanta, Ávila – letterato e poeta, grafico e pittore spagnolo – iniziò la sua carriera di docente universitario tra gli atenei di Milano e Pavia, dove fu lettore di spagnolo presso la Facoltà di Lettere. Oggi, poco tempo dopo aver lasciato la cattedra assegnatagli dall’Università di Torino, il maestro torna con una personale antologica proprio dove tutto è cominciato, nella Pavia che, nel ventennio in cui lo ha ospitato, confessa di aver lasciato in lui “tanti buoni ricordi”.
 
È stato proprio l'antico ed importante legame fra Ávila e Pavia che ha spinto l’Amministrazione locale ad accogliere il suggerimento di Maria Antonietta Grignani (che è stata assessore alla Cultura del Comune di Siena e, in passato, frequentatrice del lettorato di Ávila) di riproporre l'esposizione che – a vent’anni esatti dall’ultima mostra allestita a Granada (sua città Natale) – gli è stata dedicata lo scorso anno a Torino, dalla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e dall'Instituto Cervantes, che nell'ambito delle iniziative promosse dalla Regione Piemonte in occasione del 70° anniversario dell'inizio della Guerra Civile Spagnola, hanno così voluto celebrare la sua lunga attività di docente e ispanista.
 
Amor hasta el fin del fin, 2007 - Inedito, novità per l'esposizione pavese Un grande regalo dell’artista differenzia però Esilio e memorie (titolo dell’esposizione torinese) dall’allestimento pavese: la presenza dei “Sonetti d’amore”, quattro opere inedite – di cui una, quella esposta sul cavalletto, talmente recente da essere presentata fuori catalogo – realizzate dall'artista nel corso del 2007.
Queste opere, in cui suoi componimenti poetici, già apparsi sul retro di alcune tele, si affermano e si fondono nel quadro, quasi fossero un nuovo elemento grafico, rappresentano un ulteriore passo evolutivo nel linguaggio pittorico di Ávila, rendendo unica e assolutamente nuova questa riedizione della mostra.
 
Un tripudio di colori sgargianti cattura l’occhio di chi si appresta alla visita dell’esposizione. Dopo un primo sguardo, nella ricchezza di forme geometriche e animali in continua metamorfosi, si colgono numerosi simbolismi – alcuni più o meno astratti, altri molto concreti e legati alla sua terra – “incastonati” in sfondi volutamente confusi o avvolti da un estremo rigore.
 
Sono oltre settanta le opere esposte nell’allestimento curato da Piergiorgio Dragone – docente di Storia dell’arte contemporanea nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e ricercatore presso il Dipartimento di Discipline Artistiche, Musicali e dello Spettacolo dell'Università di Torino –, che le ha volute presentare non in ordine cronologico, ma raggruppandole per argomento.
Tra gli smalti acrilici spiccano quelli dedicati alla tragedia della Guerra Civile; una quarantina di opere documentano i passaggi fondamentali dell'evoluzione stilistica del discorso pittorico di Ávila; altre tredici opere più recenti, tra cui dieci accompagnate da una “poesia didiscalica” che la mano stessa dell’artista ha riportato alla vista copiandole dal retro del suo quadro, testimoniano le svolte di linguaggio cui si è assistito negli ultimi tre anni.
Una sezione è dedicata alla sua attività di grafico e raccoglie una decina di manifesti (realizzati per importanti convegni ed eventi culturali) nei quali sono riprodotti suoi dipinti significativi, e diversi libri di cui ha curato le immagini di copertina.
Un'altra – quella che Dragone definisce “l’atelier Ávila” – propone i disegni preparatori (bozzetti che si ritrovano nei quadri esposti) ed alcune opere non portate a termine che nel loro insieme permettono di seguire da vicino il suo modus operandi.
 
Disegno preparatorio per 'Totem Español', 1973 (in copertina al catalogo della mostra)Si può così analizzare – leggiamo nel catalogo della mostra, anch’esso a cura di Piergiorgio Dragone  –   il rapporto fra la struttura compositiva, la stesura del colore, e la progressiva definizione dell'opera, sovente caratterizzata da forti simmetrie degli elementi che, in un complesso gioco di metamorfosi, vanno poi riempiendo gli spazi pittorici - delineati da schemi prospettici spesso ambigui e reversibili - sino a far emergere, talvolta, una sorta di inesorabile corsa alla totale saturazione di ogni minima porzione rimasta libera, quasi che ci si trovasse di fronte ad una incoercibile sensazione di ‘horror vacui’.
I dipinti di Ávila nascono dalla serrata dialettica fra rigore progettuale e capacità di inglobare la casualità dell'ispirazione nel corso della stesura e della realizzazione delle opere, sempre ricche di citazioni e di colti quanto poetici rinvii, tanto alla tradizione letteraria, quanto alla raffinata metodologia dell'analisi testuale. Il tutto ricorrendo a immagini colme di simboli, di scarti di significati, di toni di lieve ed umanissima ironia, dove si rincorrono struggenti ricordi di infanzia e giovinezza, frammenti di natura, visioni velate di nostalgia, ricavate da memorie di luoghi di cultura e di sogno: una complessa imagerie, orchestrata da nessi plurisenso che, come fili sottili e forti, vengono fra di loro intessuti con una sensibilità acuta, profondamente sincera ed autentica, e di squisita delicatezza".
 
Pablo Luis Ávila è nato a Granada il 3 dicembre 1932. Dopo i primi studi si trasferisce a Madrid; qui, frequentando i poeti della “posguerra”, un gruppo di scrittori socialmente impegnati che operavano in semiclandestinità, quali José Hierro, Ramón de Garciasol, Leopoldo de Luis e Rafael Montesinos, comincia anch’egli ad esprimersi come poeta.
Dopo un primo periodo d’esilio in Francia e in Germania (è lettore al Centro di Studi Ispanici di Germesheim Rh.), ritorna a Granada; partecipa al gruppo di poeti “Veleta al Sur”, nella cui collana apparve nel 1959 la prima raccolta Torre de viento.
Sospettato di attività sovversiva è costretto, due anni dopo, ad espatriare.
Vive in Germania, quindi in Austria e in Svizzera; infine in Italia: a Torino, è segretario della rivista “Quaderni Ibero-Americani”, diretta da Giovanni Maria Bertini. Stabilitosi a Milano, Ávila divide il suo lavoro di lettore di spagnolo tra l’Università “Bocconi” e la Facoltà di Lettere di Pavia. Sono gli anni che vedono nascere gli stretti rapporti con l’ispanoamericanista Giuseppe Bellini e con l’amico filologo romanzo Cesare Segre, mentre appaiono le sue raccolte poetiche Elegía de ausencias, Brújula en el limonar e il poema Costa de sangre.
Ormai esule stanziale in Italia, Pablo Luis Ávila prosegue la sua attività di poeta e inizia una felice carriera universitaria che, attraverso l’insegnamento negli atenei di Milano, Pavia, Parma e Catania, lo porterà a diventare professore ordinario nell’Università di Torino. Le sue pubblicazioni, cui si accompagna l’attività di traduttore, riguardano le pagine dei classici spagnoli e le voci più rappresentative dell’esilio. Da Rafael Alberti a Jorge Guillén, dal poeta cileno Pablo Neruda al pittore spagnolo José Ortega, sono davvero numerosi gli autori di cui si occupa come ispanista e che coinvolge negli incontri e nei convegni da lui promossi e organizzati.
Dagli Anni Sessanta si dedica anche alla pittura: esordisce con una mostra alla Galleria Viotti di Torino, nel 1969, cui seguono altre personali a Milano (1976), a Granada (1980 e 1986) e all’Avana (1984). Le possibilità formali delle due arti, poesia e pittura, s’intrecciano con esiti linguistici che configurano una vera e propria écriture aviliana, densa di rinvii letterari ed esistenziali, in cui i ricordi dei luoghi e delle emozioni sono trasfigurati da un’ironia che cerca di temperare il dolore della lontananza (scorci di una Torino amata, La Praça do Rossio a Lisbona, i vicoli dell’Alfama; soprattutto Granada, la città dell’infanzia e della giovinezza, il luogo della propria preistoria). Centrale, sullo sfondo, la vicenda della guerra civile cui, di tempo in tempo, Ávila ha dedicato opere assai significative nell’economia del suo discorso pittorico.
Dal 1989 ricopre la cattedra di Lingua e Letteratura spagnola all’Università di Torino, dove ha continuato a promuovere iniziative rivolte a ravvivare la memoria dei tragici eventi spagnoli: il ricordo del grande poeta e pensatore Antonio Machado e dell’indimenticabile Federico García Lorca, consolidando i legami storici, culturali e democratici tra la Spagna, il Portogallo e l’Italia. Grazie ai convegni e ai seminari da lui organizzati, l’ateneo torinese ha accolto, insieme ad altre, personalità  quali Rafael Alberti, José Saramago, Cesare Segre, Jorge Semprún, José Hierro, Leopoldo de Luis, Ramón de Garciasol, Mário Soares, José Agustín Goytisolo, Alfonso Guerra.
 
Promossa dal Settore Cultura del Comune di Pavia, grazie al contributo della Banca del Monte dei Paschi di Siena, – ha spiegato l’assessore Silvana Boruttila mostra "Fra colori e simboli" è il secondo evento proposto in questa sede (dopo la mostra dedicata a Cesare Martinotti) e porta idealmente avanti il progetto dell'Amministrazione iniziato con il restauro di una porzione del Palazzo del Broletto e proseguito con la realizzazione di uno spazio espositivo di riferimento per l'arte contemporanea”.
 
 Informazioni 
Dove: c/o Spazio per le Arti Contemporanee, Palazzo del Broletto, piazza Vittoria - Pavia
Quando: dal 18 aprile al 13 maggio 2007, nei seguenti orari: dal martedì a venerdì: 16.30-19.30; sabato e domenica: 10.30-13.00 / 16.30-19.30
 

Sara Pezzati

Pavia, 17/04/2007 (5408)

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