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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 5148 del 9 febbraio 2007 (2009) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Un nuovo Don Chisciotte
Un nuovo Don Chisciotte
Il Don Chisciotte di Maurizio Scaparro torna in una nuova edizione al Teatro Fraschini, a partire da martedì, dopo il successo di venti anni fa.
 
La prima volta lo spettacolo era stato presentato al Festival di Spoleto (1983), si trasformò in film l’anno successivo e in sceneggiato tv, più alcune stagioni di felice tournèe. Il regista realizzò un allestimento del Don Chisciotte anche in occasione dell’Expo di Siviglia nel 1992.
Oggi va in scena una nuova versione per coronare i 400 anni di vita del romanzo, anche in occasione delle celebrazioni che il governo spagnolo ha organizzato in Europa.
 
Questi “frammenti” di oggi tornano alla drammaturgia essenziale, ottenuta grazie alla riduzione sulla gigantesca mole del romanzo realizzata da Scaparro insieme a Rafael Azcona e Tullio Kezich.
Ed ecco il cavaliere errante che, sospeso tra realtà e immaginazione, tutto proteso verso una solitaria battaglia contro un mondo avverso, diventa il simbolo stesso del teatro, e il mondo in cui si svolgono le sue avventure non può essere che quello teatrale, come luogo delle finzioni accettate.
 
Triste e innamorato della sua Dulcinea, immerso nella sua follia, si lascia vestire con una armatura raffazzonata, scambia una bacinella ammaccata per un elmo, cade in estasi per Aldonza, la figlia di un porcaro, vola con ali di cartone.
Ma tutto passa attraverso “il gioco teatrale” e tutti i personaggi che egli trova sulla sua strada, ovvero tutti coloro prendono vita dalla sua fantasia, si materializzano sulla scena attraverso le convenzioni dell’arte scenica, i primi non sono altro che attori e musicisti di una compagnia itinerante di commedia dell’arte che lo assecondano, e gli oggetti rimandano sempre alla magia che l’artigianato delle scena sa ricreare: come ad esempio i mulini fatti con un gioco d’ombre, e gli agenti atmosferici realizzati con macchine teatrali a vista. I Pupi dei figli d’Arte Cuticchio amplificano ulteriormente questa visione metateatrale, e sono chiamati a incarnare la leggerezza della fantasia.
 
Dall’inizio alla fine Don Chisciotte è attorniato dai comici. Morirà, in conclusione, ritrovando la ragione, e il grido di sgomento di Sancio diventa meno incisivo, quasi a significare che lui stesso non credeva più molto nel disegno utopico: con un Don Chisciotte come questo, portabandiera dell’utopia, il teatro è il baluardo estremo contro la dilagante barbarie che cancella la cultura.
 
Uno spettacolo semplice nell’impianto che mira dritto al ritratto più che alla fabula, a divertire istruendo: insieme all’aspetto “cavalleresco” del romanzo, Maurizio Scaparro ha voluto privilegiare la natura “carnevalesca” di tutta l’umanità che circonda i due protagonisti, impegnata in continui travestimenti, reali e apparenti.
Il regista ha ideato un teatro immaginario per ambientare lo spettacolo, un teatro dimesso, con brandelli di praticabili, residui di macchinerie, e tele di fondo. Uno spazio cadente nel quale si muove l’anima solitaria di Don Chisciotte; un teatro della memoria, dell’illusione e della fantasia. Mai come ora questo personaggio rappresenta il crescente isolamento del diverso, del sognatore, di chiunque voglia sfuggire all’omologazione del pensiero.
 
Una magica resa stilistica ottenuta con l’eleganza formale di scene, costumi colorati, musiche dal vivo e preziosi pupi della famiglia Cuticchio.
Il Sancho Panza di Augusto Fornari è arguto, concreto e popolaresco. Protagonista ora come allora Pino Micol, che mescola sogno, amore, debolezza e strazio con grande sensibilità, senza dimenticare alcuni toni nostalgici, incarnando a pieno titolo la lucida follia del suo personaggio.
 
 Informazioni 
Dove: Teatro Fraschini - C.so Strada Nuova, 136 - Pavia
Quando: martedì 13 (turno A),  mercoledì 14 (turno B), giovedì 15 febbraio 2007 (turno C), tutti ore 21.00
Biglietti: a partire da 27,00 euro
Per informazioni:
Tel.: 0382/371214 (biglietteria del teatro)
 

Comunicato Stampa

Pavia, 09/02/2007 (5148)




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