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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 5142 del 6 febbraio 2007 (4356) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Addio Mr Walkman
Particolare della locandina della mostra (opera di Martinotti)
Attenzione perché sta per fare il suo ingresso Cesare Martinotti e nonostante lui sia già uscito di scena con un colpo di pistola alla tempia, il suo spettacolo ci terrà incollati alla sedia.

Il sogno di ogni artista - l’ispirazione che arriva lucida e lampante - per Cesare era semplicemente necessità. Era il bisogno di scaricare i file dalla testa che altrimenti non avrebbe sopportato tutti quei megabyte. Cesare, invece, aveva una visione. Un dono, una grazia, (o una maledizione?) che possiedono in pochi, rarissimi artisti, fratelli in umor nero.

Così le tele si srotolano per dieci anni come migliaia di tessere di un domino perfettamente congeniato fino all’ultimo pezzo che, cadendo, raggiunge il supremo significato dell’opera.
Opera d’arte totale, come il Ring di Wagner, dove sono chiaramente visibili i diversi atti.
Dai primi quadri, che ricordano un po’ Chagall un po’ la Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività), prove dove ogni tanto arriva la zampata del genio, ma che lo stesso Cesare abbandona come estranee ai suoi bisogni più alti; al secondo periodo dedicato al Ring di Wagner e ai film cinesi e giapponesi, potentissimo di rossi sontuosi; fino al terzo atto, dove entra in scena la serie dei quadri “spaziali”.
 
All’artista e alle sue opere, il Settore Cultura del Comune di Pavia dedica la mostra “Cesare Martinotti – Addio Mr Walkman”, allestita presso il Palazzo del Broletto da sabato fino ai primi di aprile.
 
Cesare Martinotti nasce a Pavia il 30 maggio 1973. Fin da bambino emerge la sua naturale predisposizione al disegno e alla fantasia: fonde due delle sue grandi passioni, i romanzi gialli e la fumettistica, ottenendo un primo risultato con i suoi "fumetti gialli".
Precocemente geniale e ribelle nel campo dell'arte, incontra seri problemi con i docenti di disegno, in quanto si dimostra incapace di ritrarre qualunque soggetto senza alterarne la fisionomia e i colori, poiché ciò che conta per lui è dare libero sfogo alla propria sensibilità.
Conseguita la maturità magistrale, dall'età di 19 anni Martinotti si dedica con passione alla pittura. Sulle sue tele scorrono elementi che riflettono la realtà, liberamente trasfigurati e ricombinati secondo connessioni inedite.
La frenesia di esprimere ciò che sente nel profondo dell'animo e la voglia di dare forma al proprio immaginario lo spingono a utilizzare i supporti più vari (dipinge non solo su tela, ma anche su tavola e cartone telato) preferendo in genere colori a olio, stesi non soltanto in larghe pennellate ma anche, con una tecnica espressiva più diretta, con il dito avvolto in uno straccio...
È un sognatore e un idealista, ricercatore della purezza e della spiritualità, introverso e schivo. Il suo concetto di amicizia è assoluto: non può essere vera se non è sincera, altruista e riservata; la correttezza e il senso di giustizia sono i principi che animano ogni sua scelta.
A Pavia è noto come il "vagabondo" (termine a lui molto caro perché evoca il personaggio di Charlie Chaplin); accompagnato dal fedele walkman, si aggira per le vie cittadine e nella campagna circostante immerso nelle note dei suoi compositori preferiti, da Beethoven a Mahler, da Tchaikovskij a Bach, da Wagner a Verdi e a Puccini…
L'artista è anche un appassionato lettore: tra gli autori più apprezzati vanno ricordati Shakespeare, Agatha Christie, Kafka, Pirandello, Buzzati, Hemingway e molti altri, di cui si registrano numerosi echi nelle opere pittoriche... Ispirato dal movimento ermetico, scrive egli stesso una raccolta di pensieri e poesie - che non vorrà mai pubblicare - alla quale seguiranno romanzi inediti di contenuto piuttosto complesso, tra cui Planetarium, Addio Mr. Walkman, Romanzo a cucù.
I riferimenti alla letteratura e alla musica, insieme a quelli cinematografici (l'artista attinge in modo molto originale al serbatoio di immagini fornito dal cinema, lasciando emergere la sua grande attenzione per le atmosfere e i colori) sono una costante nelle opere pittoriche di Martinotti e danno vita a cicli tematici di grande forza evocativa, che danno conto dell'universo concettuale e simbolico che Cesare ha saputo crearsi nel tempo.
In meno di dieci anni, Cesare realizza quasi settecento opere, dimostrando una prolificità e versatilità straordinarie: dalla mitologia alla lirica, dai soggetti religiosi a quelli ispirati alla tradizione russa delle matrioske, dagli elementi caratteristici di Pavia, sua città natale, al paesaggio un po' mistico delle Cascate sul Reno, dalle vertiginose rappresentazioni di Gardaland, luogo della fantasia e del gioco, alle ambientazioni cinesi e giapponesi, fino ad arrivare a dare forma e colore alle proprie "rappresentazioni spaziali", tra cui ricordiamo Il Check-in di Pan, per il quale gli è stato assegnato un premio internazionale nel 2001.
Di particolare rilievo sono le molte opere in cui compaiono citazioni e riflessi derivanti dall'osservazione di grandi maestri dell'arte del Novecento, tra i quali spiccano Pablo Picasso, Edvard Much e Vincent Van Gogh, quest'ultimo molto ammirato dall'artista, non soltanto quale pittore geniale, ma anche come modello di vita, sotto alcuni aspetti simile a quella di Martinotti, per la sua brevità e ancor più per la solitudine sofferta dal grande pittore olandese.
Pur dedicandosi con grande fervore alla pittura, Martinotti ha raramente scelto di esporre in pubblico i propri lavori: ha allestito due mostre personali a Sanremo (Salone dell'Orologio, agosto 1994 e marzo-aprile 1995) e cinque sue opere sono state presentate presso l'Aula del Quattrocento dell'Università di Pavia, mentre vale la pena ricordare la sua partecipazione alla I Edizione del Concorso Internazionale "Pavia - Giovane Arte Europea" (2001).
Consapevole dell'alto livello raggiunto nella ricerca pittorica, Martinotti si scontra tuttavia con la realtà del mondo che lo circonda, che gli nega la possibilità di appagare le sue aspirazioni preservando i valori per lui essenziali. L'incapacità di comprendere e di essere compreso lo delude e lo deprime, ma l'artista trova in sé una grande forza, continuando a riversare il proprio mondo interiore sulla tela e sulla pagina scritta.
Verso la fine del 1999 si avvertono le prime avvisaglie della malattia e Cesare viene sottoposto, suo malgrado, a terapie che egli considera inutili e certamente non risolutive, ma che accetta per assecondare i desideri della famiglia. Per lo stesso motivo non rifiuta i successivi periodi di ricovero in ospedale nel 2000 e 2001.
Tornato a casa, passa la maggior parte del tempo nel suo laboratorio di pittura, impegnandosi a dare forma nei quadri alle proprie sensazioni, sempre più profonde e chiare. Dedica molto tempo anche alla lettura e alla scrittura, passando anche intere settimane senza prendere in mano il pennello alternate a momenti di intenso lavoro. Nella sua camera da letto, che egli ha trasformato in un vero museo - perfetta sintesi della sua cultura pittorica, musicale e letteraria - trascorre lunghi e intensi momenti di riflessione.
Conscio del valore artistico delle sue opere, sceglie di non assistere personalmente al suo successo: l'11 febbraio 2002 scrive una commovente ma serena lettera d'addio ai suoi genitori e alle due sorelle e decide di porre fine alla sua esistenza terrena, certo di continuare a vivere per sempre nelle sue opere.

 

 
 Informazioni 
Dove: Spazio Arti Contemporanee del Broletto, Piazza della Vittoria - Pavia
Quando: dal 10 febbraio al 9 aprile 2007 (incluso con apertura straordinaria), nei seguenti orari:
martedì/venerdì: 16.00-19.00; sabato e domenica: 10.30-12.30 / 16.00-19.00. Chiuso il lunedì.
 

La Redazione

Pavia, 06/02/2007 (5142)




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