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Pagina inziale » Università » Articolo n. 507 del 28 febbraio 2002 (3464) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Maria Corti
Maria Corti

Arrivò alla Facoltà di Lettere nel 1957; giungeva a Pavia come incaricata di Storia della lingua italiana, una disciplina allora ai primi passi, dove lei si era incamminata lungo la corsia tracciata da un maestro che l'infallibile misura del tempo indica oggi come il più grande, sia come studioso, sia come uomo, Benvenuto Aronne Terracini.

Era milanese, ma proveniva da lontano. Fece esperienza nelle scuole medie e nei licei di Chiari, di Como, di Milano. Ancora più a ritroso e più lontano, troviamo il suo doppio percorso di studentessa universitaria, con la tentazione da una parte della storia, quella più sicura o meglio meno insicura per chi voglia indagare il pensiero degli uomini; dall'altra parte la tentazione della filosofia, il fascino del dubbio, del sistema risolutivo, dei modi speculativi, del profondo, dell'"alto mare aperto". E più indietro ancora, nella biografia di Maria, la sua giovinezza nel Salento, agli antipodi della sua origine longobarda, a Maglie e dintorni, nella terra erede del greco di Omero e toccata da Virgilio, terra della classicità, di tanatos e di sofia, dei martiri di Otranto, i cristiani forti come gli eroi delle Termopili.

Maria, è parsa fragile e forte, spesso felicemente protesa alla irregolarità, alla eccezione, al fuori pista, sedotta dal rischio dell'inesplorato, alla ricerca della invenzione più che della interpretazione critica... Molto ha detto, molto soprattutto ha suggerito, di inatteso, di affascinante; solitaria e sola, dettando la sua rivelazione da un metaforico luogo di solitudine, sacerdotessa, sirena, sibilla, con quel suo qualcosa che le dettava dentro.

Maria si è sempre buttata, si è librata in un suo volo di caduta libera perché garantita dal paracadute della sottesa regolarità di ogni lingua, e dunque anche della lingua italiana; geniale acrobata protetta dagli strumenti e dai metodi, ha sfidato tutti, anche i fantasmi, entusiasmando, sconcertando, vivissima nel cuore del dibattito teorico e critico, cercando la breccia per minare le interpretazioni condivise, nella storia letteraria come di quella linguistica.

Ha costituito un suo canone di classici, garantito dalla primazia di Dante; ha proposto un suo canone del Novecento, e in parte lo ha documentato con le carte del suo Fondo manoscritti.

Alle carte già a stampa, potranno ora aggiungersi le pagine dei suoi quaderni segreti, pensieri e giudizi che ognuno deciderà se accettare, ma che certo apriranno seduzioni nuove.

Ha voluto anche raccontare il mondo, ricreando narrativamente storie più che di persone di personaggi e, soprattutto, di idee. Favole intellettuali, per rileggere episodi culturali, a partire dall'ora di tutti, alle interrotte storie di Francesca, di Pia, di Isabella, della baronessa di Carini, delle donne uccise da un amore irregolare, dal cedimento forse a una tentazione spirituale, a un sogno... Le pagine introduttive sono lì sul suo tavolo di via San Vincenzo, ma non sono bastate a impegnarle il domani...

 
 Informazioni 
 

La Redazione

Pavia, 28/02/2002 (507)

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