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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 4941 del 4 dicembre 2006 (2041) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Luogo del Sacro, luogo dell’anima
Particolare della locandina della mostra
Per la ricorrenza dell’Immacolata, la Biblioteca di Pietra de’ Giorgi ha in programma una mostra di Icone moderne dal titolo “Icona - Luogo del Sacro, luogo dell’anima”. Nello stesso giorno, in serata (ore 21.00), si terrà inoltre il “Concerto per l’Immacolata”: concerto per soprano (Laura Sciascia) e pianoforte (Paolo Piccolini) che proporrà musiche di Gluck, Gounod, Handel, Mozart, Schubert, Vivaldi…
 
La tradizione attribuisce la nascita dell’icona all’evangelista Luca che avrebbe ritratto la Vergine stessa, ma è più plausibile collegarla con i ritratti di imperatori romani e bizantini, cui veniva data una virtù di presenza quando l’imperatore era fisicamente assente. C’è poi un’altra ipotesi storica che mette in relazione l’icona alla reliquia del Volto Santo ma, quale che sia l’origine, la sua diffusione appare già nel VIII secolo un fatto consolidato.
 
In Oriente si è imposta una tradizione che ne ha assicurato la forza e la continuità: “Al pittore spetta soltanto l’aspetto tecnico dell’opera, ma tutto il suo ordinamento - disposizione, istituzione, composizione - chiaramente appartiene e dipende dai santi Padri” (VII Concilio ecumenico).
 
Il canone, ovvero lo schema compositivo dell’icona, non era dunque oggetto di libera creatività artistica. L’iconografo avrebbe dovuto “semplicemente” trasferire con estrema attenzione il canone sull’icona. Tuttavia l’iconografo sapeva interpretare le figure tradizionali a modo suo e proprio in questo stava la sua grande forza creativa.

La composizione delle icone è sostenuta da una struttura nella quale ogni elemento trova il suo posto, secondo il suo significato e il suo valore. Una volta deciso il contenuto dell’icona, una particolare geometria veniva assunta come regola interna di composizione.
La maggior parte delle icone hanno delle proporzioni basate su numeri semplici e riconducibili a figure geometriche quali triangoli, quadrati, cerchi.
 
Un’icona dipinta deve inoltre avere inscritto il nome di ciò che rappresenta; solo così essa acquista compiutamente il suo carattere sacro. L’iscrizione si fa in una delle lingue liturgiche bizantine: greco, slavo ecclesiastico, arabo, ecc.
 
Nel mondo cristiano i colori hanno una simbologia definita tramite la quale si possono assegnare ai personaggi caratteristiche loro proprie. Fra i colori il rosso è il più attivo: avanza verso lo spettatore, s’impone. È anche il colore del sangue e della vita, di qui il doppio significato di regalità sacerdotale nella figura del Cristo e di martirio nei santi uccisi per la fede. Il blu rappresenta la trascendenza in rapporto a ciò che è terrestre e umano, mentre il verde la natura e la fertilità. Il nero è l’assenza di luce, la morte fisica e spirituale, il peccato. Il bianco simbolizza il mondo divino: è il colore della gioia e della festa ed ha il potere ottico di avvicinare il dipinto all’osservatore.
Il gioco teologico della luce è quello di smaterializzare il mondo corporeo per rivelare il divino. Per questa ragione, al contrario della pittura occidentale fondata su di un modello scientifico del comportamento delle onde luminose, la luce dell’icona non ha più nulla a che vedere con quella naturale, ma si identifica con la pittura stessa ed è ad essa immanente. L’impiego dell’oro, specialmente nel fondo e nelle vesti, vuole sottolineare la presenza della luce.
 
 Informazioni 
Dove: Cantinone medioevale, P.zza Don Valentino Arpesella, 1 - Pietra de’ Giorgi
Quando: presentazione: 8 dicembre 2006, ore 11.00, visite guidate: 9 e 10 dicembre 2006, ore 15.30; apertura:10.00-12.00 / 15.00-19.00
Per informazioni:
Tel.: 0385 85110, e-mail: comunepietra@libero.it
 

Comunicato Stampa

Pavia, 04/12/2006 (4941)




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