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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 4514 del 24 luglio 2006 (1648) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La guerra di Mario
La guerra di Mario
Mario, nove anni, è stato affidato dal Tribunale dei Minori a Giulia e Sandro, una coppia di quarantenni della borghesia colta e agiata. Giulia si trova perfettamente a suo agio come madre putativa, mentre Sandro è intimidito dalla presenza del bambino. Mario si ritrova a vivere in un mondo completamente diverso da quello che ha conosciuto fino a quel momento, diviso tra la nuova famiglia e la sua vera madre.
 
Due madri ed un solo figlio, Mario. Una madre naturale, l’altra adottiva: due mondi in una sola città, Napoli. Nessun padre, però. La maternità è un affare di donne e quelle del sud sono notoriamente società matriarcali. Così gli uomini latitano, scappano, e lasciano la scena a chi di norma si considera debole: le donne e i bambini. A chi è costretto. per sopravvivere, a combattere ogni giorno la propria guerra.
 
Il proletariato, quello vero, fatto di gente che ha come unica proprietà i figli, e la borghesia illuminata della cultura e dell’università, si scontrano in questo film in modo autentico e radicale. Cercano un incontro difficile, e forse per nulla auspicabile. Parlano lingue diverse, guardano il mondo da prospettive distinte eppure non troppo lontane: qualche decina di chilometri, quelli che dividono la periferia napoletana dai quartieri ricchi della città ‘bene’. Finestre che si aprono a viste così differenti da determinare e scrivere esistenze opposte. Il grigio dei palazzi di cui certa edilizia economica e popolare ha riempito i sobborghi delle città produce materialisticamente le esistenze violente e senza luce di ragazzi destinati alla strada. Il blu del mare che si vede dalla collina di Posillipo rende sensibili ai colori dell’arte, apre ‘orizzonti’ fisici e culturali.
 
Una città è fatta di periferie e zone residenziali, ma anche di strade e stazioni della metropolitana, propriamente di non-luoghi, dove pure avvengono scambi ed incontri. Mario è esattamente quel non-luogo. La sua è l’esperienza di un passaggio, il transito da una vita fatta di soprusi e violenze a una di certezze e agi.
Chi viaggia non può né deve dimenticare, in vista della sua meta, il punto da cui è partito. Così Mario porta con sé il proprio fardello di ricordi ed esperienze vissute, lo custodisce per impedire che un mondo benpensante, ma altrettanto crudele, se ne impossessi.
 
La lotta di Mario è quella di Giulia, un’intensa Valeria Golino, che lo accoglie nella sua casa e nella sua vita senza tentare di alterare abitudini ed equilibri precedenti. È quello che la legge cieca e borghese non comprende: che preservare, come avrebbe detto Pasolini, “le vite violente” dei figli del sottoproletariato urbano, significa difendere la parte ancora pulsante e creativa di una società in via di triste estinzione.
 
 
 Informazioni 
Dove: Chiostro dell'Istituto Musicale Vittadini - Via Volta, 31 - Pavia
Quando: giovedì 27 luglio, ore 21.45
Ingresso: intero 5,00 euro, ridotto 4,00 euro e ridotto over60 3,00 euro

 

Roberto Figazzolo

Pavia, 24/07/2006 (4514)

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