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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 4265 del 18 maggio 2006 (2763) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Giovani Artisti e Museo
Un'opera di Michele Faggiano
In occasione del 18 maggio, Giornata Internazionale dei Musei dedicata al tema "Museums and young people", il Settore Cultura del Comune di Pavia, che da alcuni anni aderisce al GAI, Circuito dei Giovani Artisti Italiani, ha scelto di esaminare le differenti possibilità d’incontro tra i giovani e il museo ponendo l’attenzione in particolare sul rapporto che i giovani artisti hanno con il museo.
 
È nata così la mostra “Giovani Artisti e Museo - OsservAzioni sul presente dell’arte (e l’arte del presente), a cura di Francesca Porreca, significativamente ospitata nella prestigiosa cornice del Castello Visconteo, sede dei Musei Civici.
 
L’iniziativa permetterà di approfondire il tema proposto analizzando le molte sfaccettature dell’universo-museo attraverso lo sguardo di alcuni giovani artisti che si interrogano sul concetto di museo e di opera d’arte, misurando la propria creatività con uno spazio particolare e particolarmente connotato, reso indubbiamente più dinamico e “vivo” dalla loro presenza.
 
Un'opera di Gabriele Negro
Il museo, luogo delle Muse per eccellenza, grande custode delle Arti, si schiude all’interpretazione dei giovani evocando linguaggi nuovi e diversi, nei quali si avverte una consapevole riflessione sull’arte del passato.
Dipinti, installazioni, oggetti d’arte, quadri-scultura si appropriano dello spazio: il museo diventa così vetrina per presentare le opere di alcuni giovani di talento che vivono e lavorano a Pavia: Ryan Dooley, Michele Faggiano, Francesco Galbiati, Giuseppe Grande, Ilaria Mazzocchi, Gabriele Negro, Anna Tedesco.
 
I volti e le opere simbolo di alcuni dei maestri dell’arte contemporanea, da Dalì a Modigliani, da Andy Warhol a Joseph Beuys, diventano, per Gabriele Negro, oggetti d’arte di un ipotetico art shop, maschere o borse di carta pronte per l’uso, elementi fluttuanti di una stanza di museo. L’opera d’arte va allora intesa come una maschera, usata dall’artista per presentarsi al mondo. E questa maschera, lasciata in pegno al museo, può essere portata allo stesso modo dal visitatore qualunque, che indossandola in un certo senso si appropria dell’identità dell’artista.
 
La riflessione sui capolavori e l’identità dei grandi maestri del passato emerge anche nel dipinto di Francesco Galbiati, che espone una Cena in Emmaus di Caravaggio, un “falso d’artista” di grande intensità e qualità formale, realizzato pensando all’arte come pura espressione del bello, libera da eccessi concettuali e disposta invece alle suggestioni di una realtà della luce e dello spirito che è valida nel 2006 come lo era nel 1606.
 
Le opere di Michele Faggiano ci offrono invece una originale interpretazione di tipologie che possiamo definire “classiche” - la Natività, la Madonna con Bambino, il polittico con fondo oro: le figure conquistano lo spazio come sculture affioranti dalla tela, definite da una linea pura, essenziale, da una matericità lieve e preziosa.
 
Nelle opere di Ilaria Mazzocchi è la tela stessa ad abbandonare la cornice, proiettandosi nel nostro reale per catturare la nostra attenzione. In questo modo l’artista vuole infrangere anche un “tabù” tipico delle realtà museali: la possibilità di toccare l’opera, di farne esperienza saggiandone la consistenza materiale.
 
La materializzazione del pensiero ci appare con poetica chiarezza nell’opera di Anna Tedesco, in cui le pagine del diario dell’artista, scritte su vecchie lenzuola, sono lasciate ad asciugare su uno stendino da bucato, supporto museografico alquanto singolare, oggetto della quotidianità che si trasforma in strumento comunicativo. L’interiorità dell’artista si offre ai nostri occhi attraverso l’impalpabile filtro dell’arte, quasi a significare che, una volta che l’esperienza, i dubbi, le passioni trovano una strada per uscire allo scoperto, questo è il segno che siamo riusciti a farne tesoro.
Lo stendino da bucato su cui sono disposti i pensieri e sentimenti più profondi può essere allora interpretato come l’oggetto-museo che espone il risultato di un’esigenza di espressività creativa.
 
Un'opera di Ilaria Mazzocchi
La mostra sarà poi l’occasione per riproporre alcune delle opere realizzate per i Musei Civici dagli artisti del GAI di Pavia, tra cui Pierpaolo Vigevani, Giovanna Fra, Alessandro Roma, che hanno partecipato alle passate edizioni della manifestazione Gemine Muse.
Inoltre, seguendo l’idea di un’esposizione in continuo divenire, sarà lasciato uno spazio anche per chi volesse intervenire e inserirsi con un’opera o una personale riflessione durante il periodo di apertura della mostra, al fine di realizzare un’iniziativa che possa diventare realmente una finestra sull’arte e sul museo per i giovani della città.
 
La manifestazione inoltre non si limiterà a proporre al pubblico una serie di opere, ma offrirà anche un importante spunto di riflessione sull’agire artistico che si disvela, grazie alle performance di Ryan Dooley e Giuseppe Grande.
In questo modo viene abbattuta anche la parete dello studio - che è sempre stato una sorta di “primo museo” per gli artisti di ogni tempo - in cui l’opera è solitamente pensata, elaborata, vissuta, con l’idea di esporre e condividere proprio l’azione creativa, prima ancora del suo risultato. Si raggiunge così quell’atmosfera di partecipazione che è indubbiamente uno degli elementi che più hanno segnato il contemporaneo, una tensione creativa che non può essere musealizzata, “imprigionata” su un supporto: va soltanto vissuta.
 
 
 Informazioni 
Dove: Musei Civici del Castello Visconteo, Viale XI Febbraio, 35 - Pavia
Quando: dal 18 (inaugurazione ore 17.00) al 28 maggio 2006,
dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.50
Performance: Giuseppe Grande (Castello Visconteo, 20 maggio, dalle ore 11.00) - Ryan Dooley (Castello Visconteo, 27 maggio, dalle ore 11.00)
 

Comunicato Stampa

Pavia, 18/05/2006 (4265)




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