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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 4183 del 28 aprile 2006 (1696) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Tornando a casa
Tornando a casa
Dopo gli scatti di Andrea Martinez, mercoledì verrà inaugurata, a Spaziomusica, una nuova mostra fotografica dal titolo “Tornando a casa - Buenos Aires, 2005 - Malvinas, 1982: viaggio nella memoria di una guerra dimenticata”.
 
A Buenos Aires, Marzio De Santis e Giovanni Meneghetti - autori degli scatti - arrivano nel gennaio del 2005, seguendo, con la curiosità oggi assai rara dei veri viaggiatori, il filo di una notizia che li conduce fino alle soglie di un "mondo a parte" poco noto e pochissimo frequentato dal giornalismo: quello dei veterani della guerra delle Malvinas.
Da lì, dopo i primi faticosi contatti, inizia il loro viaggio nella galassia delle associazioni civili dei veterani e dei loro famigliari: viaggio che vede affiorare, incontro dopo incontro, gli effetti di una rimozione che ha sepolto, assieme alla memoria di quella guerra, anche le vicende di coloro che le erano sopravvissuti, sconfitti.
 
La guerra per le isole Malvinas/Falkland fu proclamata il 2 aprile 1982 da una giunta militare argentina ormai in difficoltà, a sei anni di distanza dal golpe, e sotto gli occhi sgomenti di un Occidente che a  mala pena conosceva l’ubicazione delle isole contese, e ancor meno comprendeva le ragioni del contendere; si concluse il 14 giugno dello stesso anno, con la vittoria del regio esercito britannico e il trionfo della premier Margaret Thatcher.
 
I caduti per parte argentina furono 746, i feriti 1053: queste le cifre ufficiali - che però non tengono 
conto dei traumi meno visibili, ma più profondi e duraturi, prodotti sui combattenti argentini, mal addestrati e peggio equipaggiati, dalla “prima guerra tecnologica ed elettronica della storia”; e ancor meno di quelli inflitti ai propri figli sconfitti da una patria che, per dirlo con le loro stesse parole, li fece rientrare “di notte e dalla porta sul retro”.
 
Centinaia furono i suicidi negli anni successivi al conflitto: ennesimo capitolo della storia dei veterani di tutte le guerre moderne, essi raccontano, al di là delle retoriche, dell’impossibilità per alcuni di tornare a casa. Per tutti gli altri, si trattò di vivere, in silenzio e a testa bassa, ai margini della potente rimozione collettiva che, innescata dalla guerra perduta, e dal risentimento verso chi non aveva saputo vincerla, fu corroborata dal crollo della dittatura militare e, durante la transizione, dalla scelta politica di amnistiare i responsabili dei suoi efferati crimini.
 
Non è forse un caso se, per ragioni diverse e certo non comparabili, amnesia e amnistia sono state recentemente e pubblicamente sfidate l’una dal movimento dei veterani, l’altra da quello dei figli dei desaparecidos. Di questi ultimi molto è stato ricostruito, raccontato e condiviso; dei primi – ma anche delle madri e delle sorelle dei caduti, delle mogli e dei figli dei reduci - poco o nulla sappiamo.
Lasciandoli raccontarsi da sé a chi desidera comprendere, prima di giudicare, lo sguardo dei viaggiatori ne ha sfiorato il lato oscuro – l’impossibilità di riconoscere fino in fondo l’inutilità di quella guerra e le responsabilità della mattanza – al tempo stesso cogliendo nella partitura degli sguardi e dei gesti – di padri e figli; di uomini tatuati che giocano a pallone, o bevono e fumano assieme; di uomini che in borghese o in divisa raccontano la loro esperienza in trasmissioni radiofoniche, o partecipano al primo convegno di veterani – il tentativo in atto di tracciare, nella ricostruzione dei rapporti e nella comunicazione dell’esperienza, una via di ritorno.
 
 
 Informazioni 
Dove: c/o Spaziomusica, via Faruffini, 5 - Pavia
Quando: da mercoledì 3 (inaugurazione ore 22.00) al 16 maggio 2006
 
 
Pavia, 28/04/2006 (4183)




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