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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 4058 del 27 marzo 2006 (1608) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Dialoghi: ultime battute
Dialoghi: ultime battute
Con il concerto di giovedì sera, si conclude la VIII edizione della rassegna “Dialoghi: jazz per due”, curata da Roberto Valentino, per conto dell Settore Cultura del Comune di Pavia.
Ma parliamo del  concerto di sabato 25 marzo ha avuto come protagoniste Irene Schweizer (pianoforte) e Co Streiff (sax contralto), entrambe musiciste elvetiche, per un duetto tutto al femminile.
 
Irene Schweizer si può ormai considerare a pieno titolo una personalità storica del jazz del Vecchio Continente, mentre la sassofonista connazionale Co Streiff è da annoverare tra i talenti più interessanti emersi sulle scene europee degli ultimi decenni.
La Schweizer, al primo apparire. sembrava una signora che si sarebbe seduta al pianoforte per suonare Mozart o Chopin e si è poi rivelata un’agguerrita pianista jazz, con una mano destra da fare invidia a Jarrett, un pianismo fluido a tratti, e a tratti serratamente ritmico, ricco di inventiva e di soluzioni armoniche che rasentavano la musica classica contemporanea e i modi di Schönberg.
La Streiff è stata una vera rivelazione: partita con un brano in cui ricordava il Gato Barbieri più morbido, si è poi trasferita su un pianeta Coltrane, per veleggiare in rumorismi virtuosi (anche ritmici) ottenuti con il solo uso dei tamponi.
 
Insieme, le due hanno dato vita ad uno spettacolo che, da un lato ha perfettamente rispecchiato lo spirito della rassegna (quello del dialogo tra i due strumentisti), dall’altro si è dimostrato intelligentemente vario, di gran gusto, calibrato nel dosare momenti difficili con parentesi rilassanti, virtuosismi e feeling bluesy, ricerca e puri momenti di espressione. Tutte le composizioni eseguite durante lo spettacolo erano firmate dalle due musiciste, tranne Two For Five di Eric Dolphy.
Molto bello.
 
L’ultimo appuntamento, quello del 30 Marzo, vedrà protagonisti Alex von Schlippenbach (pianoforte) e Daniele D’Agaro (clarinetti, sax tenore) per un incontro inedito tra una delle colonne portanti del pianismo europeo e un jazzista italiano che da tempo, specialmente all’estero, si è conquistato meritata fama.
 
Un duo che sposa l’improvvisazione con una selezione di composizioni di Thelonious Monk, in un gioco di rimandi e citazioni che si preannuncia davvero appassionante.
Ad Alex von Schlippenbach, si deve, sul finire degli anni Sessanta, la grande intuizione della Globe Unity Orchestra, straordinario laboratorio creativo all’interno del quale si sono avvicendati praticamente tutti i più avventurosi improvvisatori europei e americani. Altra esperienza cruciale rimane il trio costituito assieme al sassofonista Evan Parker e al batterista Paul Lovens; ma da ricordare sono anche i duetti con l’inglese Tony Oxley e lo svedese Sven-Ake Johanson.
Cresciuto artisticamente soprattutto in Olanda, Daniele D’Agaro dopo aver debuttato nel 1979 con la Mitteleuropa Orchestra di Andrea Centazzo, si è trasferito prima a Berlino e quindi ad Amsterdam: ha così avuto modo di operare all’interno di vari gruppi e di formare, con il contrabbassista Ernst Glerum e il violoncellista Tristan Honsinger, il trio Lingua Franca, allargato poi a Richard Teitelbaum e al senegalese Mola Sylla. Rientrato da qualche anno in Italia, D’Agaro suona attualmente nel trio di Franco D’Andrea.
 
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 27/03/2006 (4058)

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