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Pagina inziale » Università » Articolo n. 3923 del 23 febbraio 2006 (1807) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il filosofo amico del Papa
Il filosofo amico del Papa
Quella di venerdì è un’occasione da non perdere. Il Collegio Borromeo ospiterà Robert Spaemann, uno dei più importanti filosofi contemporanei, per una lezione magistralesull’etica contemporanea.
 
Nato nel 1927 a Berlino, Spaemann ha insegnato nelle università di Stoccarda, Heidelberg e Monaco, dove è divenuto professore emerito.
Negli ultimi mesi i giornali si sono occupati molto di lui perché è tra i migliori amici di Papa Benedetto XVI. Così, quando, nel 1987, Spaemann compì i 60 anni, Joseph Ratzinger gli dedicò addirittura il suo libro intitolato “Chiesa, ecumenismo e politica: nuovi saggi di ecclesiologia”.
 
Ma Spaemann è noto da tempo ai cultori della filosofia (anche se la sua netta posizione cristiana non gli ha certo giovato in termini di successo mondano). Ha offerto contributi di storia delle idee (su autori quali de Bonald e Rousseau), di critica dell’utopia politica, di ontologia, antropologia e anche di teologia. Diverse sue opere sono disponibili in italiano. Ad esempio, l’editore “Vita e Pensiero” ha pubblicato nel 1998 quello che, a giudizio di molti, è il suo capolavoro, cioè il libro intitolato Felicità e benevolenza, mentre pochi mesi fa Laterza ha dato alle stampe un suo fondamentale saggio di filosofia della bioetica: Persone: sulla differenza tra “qualcosa” e “qualcuno”.
 
Spaemann ha dedicato la sua intera vita all’insegnamento e alla ricerca avendo il coraggio di riprendere la tradizione metafisica occidentale nel contesto della post-modernità e della attuale emarginazione dei valori religiosi.
I suoi autori sono innanzitutto Aristotele e Tommaso d’Aquino, ma anche Platone, Kant ed Hegel, che egli mette a confronto con i problemi contemporanei come la crisi ecologica o la salvaguardia dello stato di diritto.
Il suo nemico è il nichilismo, cioè la pretesa di negare il reale, non rispettandolo nella sua struttura e nel suo finalismo interno. Così il suo approccio alle questioni di etica applicata (come quelle relative all’energia nucleare o all’eutanasia) è da filosofo che cerca nella realtà stessa le indicazioni per elaborare le soluzioni più adeguate. In questa prospettiva (che è poi quella della metafisica classica) natura e ragione non si contrappongono anche perché la natura non è mera materia passiva, ma esprime una propria dinamica orientata ad un fine.
 
Spaemann ripropone quindi l’attualità del diritto naturale inteso come riflessione critica sul diritto positivo e come affermazione radicale del primato della persona in quanto autonoma portatrice di diritti inalienabili. Secondo Spaemann, colui che appartiene alla specie umana non ha bisogno di essere riconosciuto o autorizzato da qualcuno (ad es. lo Stato) per essere titolare di propri originari diritti. Forte è l’affinità con la tesi del nostro Antonio Rosmini secondo cui la persona è “il diritto umano sussistente”.

Spaemann pur non essendo affatto un tradizionalista ha quindi affermato l’importanza di rinnovare la tradizione filosofica in modo da conservarla viva ed attuale, rifuggendo sia il feticismo del passato, sia il culto del nuovo. È con questo spirito che ha anche condotto una battaglia, minoritaria, ma significativa, sul fronte della liturgia, affermando la necessità che la Chiesa non si privi delle proprie radici e, in particolare, riscopra la bellezza e la sapienza dei propri riti secolari.
 
 Informazioni 
Dove: Collegio Borromeo, P.zza Borromeo, 9 - Pavia
Quando: venerdì 24 febbraio 2006, ore 10.00
 
 
Pavia, 23/02/2006 (3923)




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