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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3745 del 9 gennaio 2006 (1687) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Buon anno con Jannacci!
Buon anno con Jannacci!

Se per alcuni versi questo 2005 si è rivelato un anno "terribile", a livello cittadino si è almeno concluso bene con il concerto di Enzo Jannacci al Teatro Fraschini di Pavia.

La serata si era annunciata non certo come una delle migliori. Una improvvisa pioggerella (mista a neve) si era posata sulle strade e immediatamente trasformata in una lastra di ghiaccio micidiale. Jannacci stesso è arrivato in ritardo, raccontando di avere impiegato più di un'ora e mezza da Milano a Pavia, con un viaggio apocalittico tra auto fuori strada o di traverso sulla carreggiata. Le persone stesse finivano a gambe levate, scivolando sui marciapiedi trasformati in piste di pattinaggio.

Ammetto che io stesso ho dato un paio di "sforbiciate" per aria, riuscendo a malapena a mantenere l'equilibrio, prima di entrare in teatro.

Lo spettacolo è iniziato con un monologo che si intuiva essere una sorta di "mea culpa" di Berlusconi il quale, alla fine, si auto-assolveva da tutti i suoi peccati. Farfugliato, nel suo tipico modo di parlare apparentemente senza filo logico, il monologo diventava chiaro in corrispondenza di certi fatti e di certi nomi. E' stata una specie di dichiarazione di intenti: come dire "Guardate che anche se è Capodanno, non rinuncio alle mie idee ed alle mie convinzioni e questo è uno spettacolo che è anche politico e sociale."
Attraverso le sue canzoni in milanese, Jannacci ha inanellato una serie di personaggi popolari che rappresentano un'Italia che non c'è più: quella delle "persone". Oggi, dice Jannacci, non ci sono più le persone, ci sono i "personaggi". Sono dei "signor nessuno" che cercano di convincere gli altri di essere "qualcuno", ma che rimangono comunque anonimi e privi di personalità. Il riferimento ai nuovi eroi televisivi pescati nei vari reality è evidente.

Enzo Jiannacci

Jannacci è in splendida forma, mai così lucido e graffiante, ricco di pathos e di humor e con un baule zeppo di buona musica. I musicisti, poi, sono eccezionali: il buon Paolino (il figlio) che un tempo era solo "il figlio di Jannacci" oggi si rivela un ottimo pianista e un fisarmonicista degno di nota. Flaviano Cuffari (batteria) e Giorgio Cocilovo (chitarra... chissà se era lui o il fratello che ha fatto il CAR ad Asti con me?) sono due straordinari sessionmen che potete trovare in quasi tutti i dischi dei più grandi artisti italiani e Marco Ricci (contrabbasso) e Daniele Moretto (tromba) non sono da meno.

Bella anche l'idea di proiettare la traduzione italiana dei testi in dialetto su un mega-schermo alle spalle del gruppo.

Un po' prima di mezzanotte Jannacci interrompe il concerto per brindare all'anno nuovo; ma si è fermato troppo presto e allora invita una signora del pubblico (Annamaria DiGiglio) e il somellier (Carlo Aguzzi) che gli porge la bottiglia da stappare a cantare insieme a lui Vengo anch'io, no tu no.
Canzoni come 6 Minuti all'Alba, Per un Basìn, El Purtava i scarp del Tennis, Il Palo, rivitalizzate dai nuovi arrangiamenti, hanno però mantenuta intatta la loro carica emotiva e la serata è stata davvero speciale.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 09/01/2006 (3745)

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