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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 330 del 18 dicembre 2000 (2092) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Dessert
Dessert

La prima trasmissione con un palinsesto e una fisionomia definita che realizzammo Io, Turi e Stefano nel '74 fu "Dessert". Uno zibaldone di musica e follia in cui entravano ultimi successi musicali, nuove proposte, letture tratte dal vecchio "Candido" (una delle più vetuste riviste umoristiche italiane) e nostri interventi demenziali sullo stile di "Alto Gradimento". L'evoluzione di questo programma sfociò poi in un altro chiamato "Zabadà" (parola senza senso) di cui io e Tuti incidemmo anche la sigla.

Già, perchè una delle caratteristiche delle prime radio era quella di farsi tutto da sè: dagli stacchetti alle sigle dei programmi. C'era un impegno continuo nel cercare di diversificarsi gli uni dagli altri con sigle sempre più personali, sottofondi musicali appropriati su cui parlare e stacchetti musicali che introducessero le varie parti di cui un programma era solitamente composto: praticamente si inventava un modo di fare-radio che oggi è diventato lo stile comune a tutti i conduttori.

Zabadà fu un programma quotidiano di circa 30 minuti che durò per più di tre anni sino a diventare un mio spazio personale in cui parlavo di tutto e inventavo personaggi quali Giuseppone il Canarone, Simeone il Pitone, il pianista pazzo e così via.

Realizzai persino una mia versione di Sandokan (allora molto di moda in TV) assemblando brani della trasmissione originale con spezzoni di voci e musiche raccolti da dischi di Cochi e Renato, da promo per juke-box e varie altre fonti. Il successo di quest'opera dissacratoria fu grande così come l'iniziativa di inchiodare sulla parete dello studio i dischi che non andavano trasmessi perchè troppo brutti (il rito veniva compiuto dopo pochi secondi esplicativi di messa in onda) stimolò lo spirito perverso degli ascoltatori che restavano in fremente attesa di sapere quale sarebbe stato il prossimo disco a subire quella sorte.

Se le trasmissioni di "genere" o di "tendenza" avevano un pubblico di settore, i "notturni" raccoglievano il maggior numero di ascoltatori pescando indiscriminatamente in tutti gli strati raccogliendo lavoratori notturni, camionisti, studenti e persone insonni.

Erano anche i programmi più ambiti da chi trasmetteva in radio; tanto è vero che, molto spesso, andavano in onda due o più conduttori e lo studio si trasformava in un gigantesco happening. Si veniva a creare una sorta di complicità, nelle ore della notte, tra il conduttore e il pubblico. Si iniziò a mettere in onda le telefonate degli ascoltatori che si sentivano parte del programma. Cominciarono le dediche e i brani a richiesta.

C'erano locali ed esercizi pubblici che tenevano la radio costantemente accesa e sintonizzata sulle nostre frequenze. Capitava così che si facessero ordinazioni attraverso la radio e che la gelateria Pampanin ci recapitasse i gelati in trasmissione o la pizzeria Santa Lucia ci preparasse le pizze calde giusto per quando avevamo finito di trasmettere e si arrivava al locale con il tavolo già imbandito. Ci fu persino una pizza PaviaRadioCity!

C'erano anche i privati che ci mandavano bevande e vettovaglie. Una gentilissima parrucchiera, quasi tutti i sabato sera, ci mandava piatti da lei confezionati: pasta al forno, melanzane alla parmigiana, torte di mele ecc.

Al di là dell'aspetto "ludico" realizzammo importanti servizi come la prima diretta (24 ore su 24) del Rally delle 4 Regioni, o l'appoggio al servizio civile quando ci fu il terremoto in Friuli. Registrammo importanti concerti che mandammo in differita quali quello di Alan Stivell al Castello Visconteo, Quello di Dalla al Palazzo delle Esposizioni, quello di Pino Daniele (sempre in Castello) o di Mia Martini.

Le case discografiche cominciarono a corteggiarci e fummo invitati alle presentazioni ufficiali dei dischi, con spettacoli allestiti appositamente per noi, conferenze stampa ed interviste esclusive. Spesso i rappresentanti stessi venivano a portarci le ultime novità pregandoci di spingere questo piuttosto di quell'altro disco.

Possiedo ancora la prima copia pubblicata in Italia del disco di Bob Marley che trasmettemmo in anteprima assoluta e ricordo ancora con piacere la visita che ci fece una splendida ragazza di nome Carla Bissi che poi divenne Alice.

La raccolta di pubblicità per far fronte alle spese della radio ci costrinse a creare i primi "Jingle" e ad improvvisarci "creativi pubblicitari" sfornando slogan su richiesta.

Come spesso accade, il lato commerciale e la logica del guadagno finirono per trasformare le radio in vere e proprie aziende. Si cominciò a parlare di stipendi e, non potendo pagare tutti gli ottanta conduttori, si fecero delle dolorose scelte. Nel 1978, appena tornato dal servizio militare, mi accorsi che di "Libero" nelle radio non c'era più niente.

Certe musiche in certi orari non si potevano trasmettere perchè davano fastidio a chi si era comperato il programma con la sponsorizzazione pubblicitaria. Certe parole e certi argomenti non si potevano pronunciare o affrontare.

Quando mi offrirono uno stipendio per trasformarmi da direttore dei programmi in cerbero censore, rifiutai e abbandonai la radio che ormai non aveva più niente dell''entusiasmante avventura degli inizi.

Era finita un'epoca!

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 18/12/2000 (330)

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