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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 329 del 14 novembre 2000 (1920) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Quando le radio si chiamavano "libere"
Quando le radio si chiamavano

Non so quanti di voi abbiano visto Radiofreccia di Luciano Ligabue, ma alcuni degli avvenimenti e delle situazioni descritte nel film mi hanno riportato alla mente il periodo in cui lavoravo a Pavia Radio City. Dovete sapere che la mia è stata una delle prime voci in Italia a "solcare l'aere" sulle onde della neonata radio pavese.

Ultimamente, ci sono dei momenti in cui mi sembra di essere uno di quei vecchi sbruffoni che raccontano di tutti gli avvenimenti importanti dicendo "c'ero anch'io"; poi mi rendo conto che, per una fortunata serie di circostanze e per la mia innata voglia di sperimentare, mi sono trovato spesso in situazioni "eccezionali". Volete alcuni esempi?

Ecco, per iniziare, sono nato nel 1950 e appartengo ad una generazione "di transizione" che, arrivando dopo soli pochi anni dalla fine della guerra, si è trovata a convivere con alcuni valori che sopravvivevano dall'800 (la vita contadina, il senso della famiglia, dello stato...) e una incredibile sfilza di innovazioni che si sono susseguite con un ritmo incalzante e frenetico. Abbiamo conosciuto il carrettino che portava in giro il ghiaccio per tenere in fresco il cibo nelle "ghiacciaie" (il frigorifero non c'era ancora) e il piacere di ascoltare la radio (la televisione sarebbe arrivata nelle case italiane più tardi).

Abbiamo vissuto il Boom economico, la diffusione della 600 FIAT e della 500, le vacanze al mare e i pomeriggi all'oratorio in pieno stile anni '60; Papa Giovanni, l'assassinio di Kennedy, il primo uomo nello spazio -e poi sulla Luna-, la nascita del Rock'n Roll e poi il fenomeno Beat, i capelloni e la contestazione... e via così sino ai giorni nostri.

Io, personalmente, ho avuto la fortuna di assistere a grandi concerti importanti (Beatles, Rolling Stones, Who, Santana, Dylan, Genesis, Yes ecc.), di cominciare a suonare nel 1966 potendo così esibirmi, come spalla, al fianco di gruppi famosi e fare la conoscenza dei musicisti che ne facevano parte.

Ho suonato con Lucio Dalla (e quindi ho avuto contatti diretti con tutto il mondo musicale degli anni '70) e ho avuto l'occasione di incidere uno dei pochi dischi di Pop (Progressive Rock) italiano e il mio gruppo di allora (i Numi) è riportato in tutte le enciclopedie che si occupano di quel particolare periodo. Insomma, tutto questo per dire che, forse, non è un caso se in quel lontano 1974, quando da poco Radio Milano International aveva iniziato le sue trasmissioni, mi sono ritrovato nella cantina dei fratelli Nardò con un microfono davanti e una voce alle spalle che mi annunciava: "Sei in onda!"... (continua)

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 14/11/2000 (329)

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