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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 320 del 18 marzo 2002 (2048) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Festival di Sanremo musica e veleni
Festival di Sanremo musica e veleni

Il Festival di Sanremo è finito ormai da una settimana e già non se ne parla più. Ho fatto una breve indagine tra i negozi di dischi e, sul piano delle vendite, non esiste proprio! Cosa è rimasto di questa edizione del Festival? Ho atteso un po' di tempo per scriverne, anche per lasciare che l'avvenimento si decantasse e il quadro generale fosse più chiaro.

Io seguo il Festival dalla sua prima edizione e non ne ho mai persa una; non me ne vergogno e non faccio certo come quei tanti che, con aria un po' scandalizzata, dichiarano "Il Festival? Oh no, per carità! Non mi interessa per niente! Non guardo quella schifezza!..." e altre simili amenità quando, in realtà, sono molte di più di quelle che lo ammettono le persone che seguono Sanremo: altrimenti non si capirebbe il numero di ascoltatori riferito dai vari sondaggi.

Il Festival è, comunque, la più importante manifestazione canora italiana e va seguita non fosse altro per la rilevanza che detiene come "fatto di costume".

L'edizione 2002, però, ha visto prevalere quest'ultima componente in maniera quasi dominante su quello che era l'aspetto musicale: tutta l'attenzione si è concentrata sul previsto scontro Ferrara/Benigni, sulla possibile valenza politica dell'intervento del comico toscano e sulla violenta intolleranza che il potere politico dimostra verso la satira (vedi anche le reazioni di Sgarbi di questi ultimi giorni).

L'altro polo di attenzione è stato il "pisello" di Pippo Baudo, palpeggiato da tutti e tre i comici ospiti della manifestazione (Fiorello, Teocoli e Benigni). Insomma delle canzoni si è parlato poco!

Ci si dovrebbe chiedere come mai il livello medio, in questi anni, si sia sì alzato ma abbia assunto un generale tono di anonimità e i guizzi originali siano diventati mosche bianche.

Gino Paoli

Ci si doveva chiedere come mai, potendo scegliere tra una bella canzone di Gino Paoli (la cui vittoria non avrebbe sollevato abiezioni, fosse anche solo per un simbolico premio alla carriera) e una interpretazione canora grintosa e spigliata come quella di Alexia, siano invece risultati vincitori i Matia Bazar (della formazione originale ci sono ormai un solo due "sopravvissuti") che, nonostante la bella voce di Silvia Mezzanotte, hanno sfornato un brano stantio e noioso.

Matia Bazar

E se Paoli ha copiato sé stesso, così come hanno fatto Zarrillo e Leali, la Bertè è dimagrita ma non ha ricuperato la voce, Patty Pravo era ingessata e non si riuscivano neanche a capire i versi della canzone, Ruggeri ha proposto un prodotto non certo degno di lui così come D'Angelo, dopo la bella prova di Terra Nera, è riprecipitato nel brodo di una papocchione napoletano; Mariella Nava era sottotono e caliamo un velo pietoso su Lollipop, Gazosa e Reitano.

Alexia

Se le cose migliori del girone giovani sono stati gli insipidi Archinuè (con una specie di clone dell' "Avvelenata" di Guccini) e la adolescente Tatangelo ... siamo messi male! E poi, per quanto tempo dovremo ancora vedere il figlio di Morandi tra le "giovani" promesse? Adesso poi ci si è messo anche il figlio di Celentano! Ah, andiamo bene!

I tre migliori? Francesco Renga, il sempre originale Daniele Silvestri e i rinnovati Timoria in veste pop-psichedelica.

Tutto il resto è noia; ma si sa ...Sanremo è Sanremo!

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 18/03/2002 (320)

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