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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 312 del 8 gennaio 2003 (1872) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Giorgio Gaber Addio!
Giorgio Gaber Addio!

Come sempre, quando muore qualcuno, si alza subito il coro dei "quanto era bravo" ma la realtà è che Giorgio Gaber aveva parecchi detrattori. Era un personaggio scomodo perché difficilmente inquadrabile. C'era chi lo definiva Anarchico e chi un Qualunquista; la realtà era che nessuno riusciva a tirarlo dalla propria parte.

Gaber era anarchico nella misura in cui non tollerava di dover seguire la mandria degli irregimentati e dei credenti: non tutto quello che viene da una parte deve per forza essere giusto. Così, a forza di dare un colpo di qua e uno di là si era ritrovato ad avere contro tutti. Eppure, sotto sotto, continuava ad incantare con le sue storie di tutti i giorni, il suo scavare nella società per metterne alla berlina i vizi e le paranoie, le abitudini, i compromessi, le false ideologie, le meschinità ma anche i piccoli grandi gesti e la continua ricerca di un amore idealizzato e così difficile da trovare.

La poesia che esprimeva nelle sue prime canzoni (una per tutte Non Arrossire) si era poi stemperata nei lavori teatrali senza però perdere mai quella vena di lirismo che, a tratti, tornava fuori prepotentemente.

Era forse un qalunquista perché diceva cose ovvie e scontate, tanto ovvie che però nessun altro le diceva mai e si sà, a forza di non parlare di certe cose si finisce poi per dimenticarle.

Restano comunque tantissime belle canzoni in cui tutti si sentono, per un verso o per l'altro, tirati in ballo dalla sua continua critica. E' vero, Gaber criticava senza offrire soluzioni ma è compito del Giullare mettere alla berlina il Re, non risolvergli i problemi.

E' stato soprattutto un uomo che non ha mai avuto vergogna di mostrare le proprie debolezze, esternare i dubbi e le incertezze, gridare la propria rabbia e le delusioni attraverso le canzoni, quasi potesse dare e ricevere aiuto da chi le ascolta; un uomo comune, uguale a tutti gli altri, con il difetto di vedere e dire le cose come stanno.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 08/01/2003 (312)

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