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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 3104 del 6 giugno 2005 (1688) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La fatica di vivere
La fatica di vivere

Ma ci sarà qualche posto nel mondo dove vivere non sia una condanna?
Scusate lo sfogo ma dalla visioni di IFFI di quest'anno la domanda sgorga spontanea.
A Teheran, ad esempio, le regole non sono più quelle di una volta.
Se si è una donna si può condividere, ad esempio, l´appartamento con quattro uomini, che non sono neppure della tua famiglia... E nessuno ci trova niente da ridire...
Peccato però per tutto il resto!

La vita dei cinque è un incubo notturno che una camera miniDV mostra senza fermarsi un attimo in un impossibile lunghissimo piano-sequenza (è un'inquadratura che mostra senza stacchi e quindi senza montaggio la realtà che vuole descrivere... visto che bravo col dizionarietto del "critico principiante"!?) e perdipiù anche falso!
La camera però non si tira indietro, mai.
E se la scena è illuminata solo dal cruscotto o dalla luce che fa una sigaretta non importa... si passa alla modalità luce verde-esaltatore di luminosità!
Gli occhi diventano quelli di zombie, le espressioni sono distorte dall'uso del grandangolo, un gattino gioca coi capelli della protagonista, che piange davanti all'obiettivo il suo amore impossibile per uno dei suoi compagni di casa. Vorrà dire qualcosa che Christa, la protagonista dal cuore infranto, sia stata a lungo a vivere negli States prima di tornare in Iran?
Gli altri personaggi sono da manuale: Mani è il più vecchio, cinico, e possiede l´appartamento, Khrosrow è un padre divorziato, Reza ha appena smesso il suo lavoro come chierico (perchè si è innamorato di una donna?) e Aboozar sta finendo il suo servizio militare. Liti, discussioni folli, giri interminabili in auto nel traffico della capitale, un autolavaggio, le sigarette fumate nervosamente e sopra tutto l´incommensurabile inutilitä ed incomprensibilitä dell´esistenza.

In TRES VECES DOS di Pavel Giroud, Lester Hamlet e Esteban Insausti, che viene da Cuba, il registro cambia radicalmente. Tre episodi, tre corti da mezz'ora ciascuno per dare un'idea dell'amore, del sesso, della passione all'Avana, oggi.
Si passa dalla "Ghost Story" con l'apparizione fotografica di una bellissima modella morta in un incendio alla fine degli anni cinquanta, Hitchcock il grande come ispirazione, alla riedizione in formato Musical di una storia d'amore vissuta durante le guerra civile, e oggi a cantarla c'è solo la ormai anziana amante di un tempo, fino al terzo episodio, che con luci e riprese da videoclip un po' frusto (quante volte abbiamo visto le stesse immagini?!?) mette in scena i sogni erotici che un medico quarantenne elabora sulla bella ragazza cieca che ha raccolto colla sua auto durante un fortunale.
Colpo di scena: anche lei non è da meno quanto a fantasie!?

E va bene... le attrici sono belle, le riprese estremamente lavorate, il ritmo ambisce ad essere adrenalinico e travolgente... ma siamo sicuri che il cinema cubano, e mondiale in generale, abbia proprio bisogno di tutto questo?

Piü sincero invece ADANGGAMAN di Roger Gnoan M´Bala, dalla Costa d'Avorio e Bourkina Faso. Un sentito ritratto storico dell'Africa delle razzie di schiavi alla fine del seicento dove non si vede neppure un bianco.
La tesi è chiara. Se l'Africa ha subito tutto questo la colpa è sì naturalmente dei bianchi che compravano gli schiavi ma una forte responsabilitä ricade senz'altro anche sui "fratelli neri" che corrotti dal rum, dalle armi da fuoco, dal potere, che i bianchi europei promettevano loro, non esitavano a razziare e vendere i loro stessi fratelli in cambio di poco o nulla.

Belle le inquadrature, ottimi i costumi, elementare, ma efficace la recitazione, chiara la narrazione, limpida la morale. Bello che tra i coproduttori internazionali spicchi anche la nostra FABRICA, un laboratorio creativo finanziato da Benetton, ma, domanda cinica, basterà questo a portare il film sui nostri schermi???

E per ora chiudo.
Baci dall'Ostria (citazione dal Grande Dittatore natürlich!) dal vostro Inviatino di fiducia

 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 06/06/2005 (3104)

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